Guerra, a Cortina gli atleti paralimpici sovietici di nuovo in gara e alla biennale di Venezia torna il padiglione della Russia
Tutti questi sono segnali di una cosa che non possiamo chiamare propriamente pace ma più capitolazione dell’Ucraina
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Guerra, a Cortina gli atleti paralimpici sovietici di nuovo in gara e alla biennale di Venezia torna il padiglione della Russia
di Francesco ChiamuleraTutti questi sono segnali di una cosa che non possiamo chiamare propriamente pace ma più capitolazione dell’Ucraina
Ripeti più e più volte una bugia, diventerà una verità, è una frase spesso attribuita a Goebbels. Sono passati più di quattro anni dal giorno in cui la Russia ha invaso l’Ucraina con il proposito di annientarla, e il tempo, da Cortina a Venezia, aiuta a cancellare le tracce. Ma l’invasione non era tuttora in corso? Non hanno appena bombardato un condominio a Kharkiv, provocando dieci morti tra cui due ragazzini? Non ci sono già stati, nel solo mese di marzo, 18 attacchi di droni ai treni che viaggiano in quel paese, che trasportano civili in giro per l’Ucraina? Soloviev e gli altri propagandisti del Cremlino non stanno tuttora proclamando l’annessione dell’Ucraina come obiettivo realistico e necessario di questa guerra? Forse ci eravamo sbagliati.
Le insofferenze occidentali
Si moltiplicano intorno a noi i segnali della insofferenza degli occidentali. Si tratta di connettere i puntini: a Cortina garriscono imperterrite le bandiere russa e bielorussa; il Comitato Paralimpico ha ammesso per la prima volta in quattro anni atleti russi regolarmente inquadrati nelle forze armate, esponendo gli ucraini alla possibilità molto reale di trovarsi a gareggiare sul campo con chi ha invaso, distrutto, ucciso, nel loro paese, a casa loro; il padiglione russo alla Biennale di Venezia tornerà in piena attività, in nome dell’amicizia tra i popoli, la Mir di staliniana memoria. (Cosa diranno i narratori che hanno gridato in questi quattro anni alla censura, con gli scaffali delle Feltrinelli regolarmente rifornite di tutta la letteratura russa?). Anticipiamo l’obiezione: ma lo sport non è politica! L’arte non è politica! A parte che entrambi sono eccome politica, visto che un regime autoritario sceglie accuratamente i propri atleti, rilascia e nega visti, commina sentenze, promuove gli artisti, decide chi può e non può partecipare all’estero in competizioni o esposizioni o mostre. A parte che storicamente lo sport e l’arte sono stati eccome, politica: dalle olimpiadi di Berlino all’esposizione universale (Eur) del 1942 ai mondiali di Cortina del ‘41 disputati e poi annullati perché vi partecipavano solo le potenze dell’Asse. Ma soprattutto, tutti questi sono segnali della volontà di una cosa che non possiamo chiamare propriamente pace. Si chiama semmai capitolazione dell’Ucraina.
Capire da che parte stare
Connettere i puntini per capire questo desiderio irrefrenabile. Ma la guerra prosegue, e perché essa smetta non basta ripetere tante volte che sia finita, o aspettare un po’ e poi fare finta di niente. Un giorno, quando il conflitto sarà finito per davvero, e l’Ucraina sarà libera, ci si guarderà tutti negli occhi e ciascuno saprà da che parte è stato.
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9 marzo 2026
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