Tutta la storia in un titolo: le prime pagine del «Corriere» in un libro
Raccolte in un volume le prime pagine epocali dei 150 anni del nostro giornale
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Tutta la storia in un titolo: le prime pagine del «Corriere» in un libro
di Luciano FontanaRaccolte in un volume le prime pagine epocali dei 150 anni del nostro giornale
La prima pagina del «Corriere» di giovedì 6 giugno 1946
La Sala Albertini del palazzo storico del «Corriere della Sera» è un luogo magico; il lungo tavolo in legno con le lampade in stile inglese (copia del «Times» di Londra dei tempi gloriosi), le fotografie del fondatore del quotidiano nel 1876, Eugenio Torelli Viollier, e di Luigi Albertini, l’artefice della trasformazione in un grande giornale italiano ed europeo, i ritratti dei giornalisti uccisi mentre svolgevano il loro dovere, Walter Tobagi e Maria Grazia Cutuli, le sedie allineate per le riunioni che ogni giorno scandiscono la vita del giornale. E sulle pareti, loro, le prime pagine che raccontano i grandi fatti e i grandi personaggi dei 150 anni di vita del «Corriere». La storia che diventa titoli e foto.
Alzare lo sguardo sulle pareti ti fa entrare in una macchina del tempo: dalla prima copia su cui campeggia l’editoriale rivolto Al pubblico di Torelli Viollier, fitta fitta di testo in un’edizione di appena quattro pagine, all’edizione più recente (nel momento in cui scriviamo) che racconta con titolo, testo e grande foto a colori la firma della tregua dopo la drammatica guerra di Gaza.
C’è tutto su quelle pareti. La dichiarazione sui valori del «Corriere» contenuta nel primo editoriale: «Ci piace essere obbiettivi; ci piace ricordarci che tu, pubblico, non t’interessi che mediocremente ai nostri odî ed ai nostri amori; che vuoi anzitutto essere informato con esattezza; ci piace serbare di fronte a’ nostri amici migliori, la nostra libertà di giudizio, ed anche, se vuolsi, quel diritto di frondismo ch’è il sale del giornalismo». Poi la trasformazione del quotidiano nella veste grafica con l’introduzione delle foto, il passaggio al colore, la riduzione del formato per rendere il giornale più facile da leggere e da portare con sé. E, infine, la sintesi in pochi centimetri di spazio di fatti e di interpreti che hanno fatto la storia dell’Italia e del mondo.
La storia nelle prime pagine del «Corriere della Sera», dalla fondazione ai nostri giorni, vuole restituirvi questa emozione, portarvi dentro un racconto per istantanee che resteranno per sempre: perché riportano alla mente con lo stile, il rigore, la libertà del commento e delle idee, passaggi decisivi della nostra vita nazionale, quella dell’Europa e del mondo. Dalla faticosa costruzione dello Stato unitario alla Grande Guerra, dall’avvento del fascismo alla terribile Seconda guerra mondiale, dalla gioia della Liberazione al crollo della Prima Repubblica. Non solo storia ma personaggi (i Kennedy, Ronald Reagan, papa Wojtyła, Aldo Moro, Fidel Castro), imprese inconcepibili (per tutte l’allunaggio) e icone dell’immaginario collettivo come Marilyn Monroe, in una traversata vissuta da tantissimi in prima persona, con frammenti ancora impressi nella memoria.
Un libro che ci fa immergere nelle novità del nostro mondo che ha cancellato l’illusione che l’apertura dei mercati e la globalizzazione avrebbero portato libertà, democrazia e benessere ovunque. Facciamo invece ora i conti con la rinascita della logica della potenza e delle armi, che è diventata un sistema di regolazione dei conflitti in un assetto geopolitico in cui i valori liberali e occidentali vengono attaccati e messi in discussione. Questo passaggio è raccontato sulle prime pagine con aderenza ai fatti, rispetto della verità e senza faziosità: con la consapevolezza, soprattutto negli editoriali che analizzano gli eventi, dei rischi drammatici che stiamo correndo. I titoli dedicati all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin, allo sterminio del 7 ottobre organizzato da Hamas, ai morti e alle distruzioni di Gaza sono lì a ricordarci la gravità di questi pericoli. Così come ce la ricorda lo choc di una pandemia che ci ha fatto scoprire che anche i virus viaggiano velocemente e non rispettano le frontiere. Come siamo spaesati e indifesi di fronte a qualcosa che non conoscevamo e che abbiamo combattuto all’inizio chiudendoci in casa come facevano i nostri progenitori nel Medioevo.
Il mondo dell’informazione in questo ultimo decennio ha subito una trasformazione epocale. Le notizie ci arrivano da un milione di punti diversi (spesso senza verifiche, se non addirittura deliberatamente false). Il «Corriere della Sera» di carta fa parte di un sistema in cui la stessa qualità informativa viene riservata alle piattaforme digitali del giornale, alle newsletter, ai video, all’attività sui social network, ai podcast, agli speciali e agli eventi per gli abbonati digitali. Dare a tutti i lettori, su qualsiasi piattaforma vogliano seguirci, informazioni esatte, indipendenti e verificate, approfondimenti di valore, opinioni libere e pluraliste è la missione che la redazione vuole coltivare.
Non sappiamo ancora completamente quali altre rivoluzioni ci porterà l’intelligenza artificiale. Siamo pronti ad affrontarle con lo stesso spirito aperto con cui i grandi direttori del passato fecero fronte alle trasformazioni del loro mondo. Consapevoli che ci sarà sempre, nel nostro lavoro, una prima pagina con la vetrina delle nostre scelte, che restituirà una selezione professionale e coinvolgente del mare di informazioni che ogni giorno ci inonda. Che «al pubblico» dovremo sempre rivolgerci con lo stesso rispetto e spirito d’indipendenza. È il miglior modo di contribuire alla crescita di italiani liberi e informati e, in ultima analisi, di collaborare alla crescita sociale e civile del Paese.
9 marzo 2026
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