Jakob Messner, il cabarettista che riempie i teatri facendo il bolzanino snob e il maestro di sci macho: «Per una gag su Trump, ho ricevuto critiche anche dall'Iran e dall'India»
Dopo il successo sui social, il 28enne ha iniziato la carriera da cabarettista insieme al padre 80enne sfruttando il dialetto sudtirolese: «Esasperando lo stereotipo creo connessione»
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Jakob Messner, il cabarettista che riempie i teatri facendo il bolzanino snob e il maestro di sci macho: «Per una gag su Trump, ho ricevuto critiche anche dall'Iran e dall'India»
di Silvia M.C. SenetteDopo il successo sui social, il 28enne ha iniziato la carriera da cabarettista insieme al padre 80enne sfruttando il dialetto sudtirolese: «Esasperando lo stereotipo creo connessione»
«Il mio italiano è peggiorato drasticamente e mi dispiace molto: ho studiato a Trento, ma nella mia vita l'italiano è scomparso. Non seguo nemmeno più il calcio; un tempo tifavo Milan e guardare le partite mi aiutava a tenere viva la lingua, ma oggi non mi serve quasi più». Si presenta con un’onestà quasi malinconica Jakob Messner, il 28enne di Gudon che, con il suo profilo (@Windschnur_gufidaun), ha trasformato il dialetto sudtirolese in un asset digitale da decine di migliaia di follower. Se un anno e mezzo fa era una promessa virale che si divideva tra l'ufficio da web designer e i primi reel, oggi è un uomo nuovo. Ha lasciato il posto fisso, conta oltre 45 mila seguaci tra TikTok e Instagram e si prepara a un tour che toccherà l'intero Alto Adige per poi tentare la scalata oltre il Brennero, in Austria, con un compagno d’eccezione: suo padre, Sepp Messner Windschnur, leggenda della musica popolare locale che quest'anno festeggia 80 anni.
Jakob, lei è passato dai video fatti in mezz’ora per gli amici a una carriera da cabarettista a tempo pieno. Che effetto le fa questo successo che non accenna a sgonfiarsi?
«Non è più la sorpresa degli inizi, ma la soddisfazione oggi è diversa. Il successo sul palco mi sembra più "vero" di quello online. I numeri del web ormai vanno oltre la mia immaginazione, sono quasi astratti. Il calore del pubblico dal vivo, invece, è qualcosa che senti sulla pelle, è concreto».
Il 23 aprile chiuderete il tour "A kloaner Schlawiner" al Waltherhaus di Bolzano dopo aver toccato Scena, Brunico, Chiusa, Vipiteno, Merano e Silandro. Come sta andando il "test" del suo umorismo fuori dai confini provinciali?
«In Austria sto facendo delle serate di prova. Con le canzoni di mio padre gioco in casa perché lui lì ha avuto diverse hit, ma per il resto è un processo lento. Non si conquista il mondo in due anni e per me sarebbe un incubo fare tutto di corsa per poi sparire. Preferisco dosarmi. Certo, alcune gag funzionano ovunque: quando facciamo il pezzo della montagna col cagnolino e chiedo al pubblico di fare lo jodel del cane, la gente impazzisce, che sia a Chiusa o a Innsbruck. Altri testi, invece, sono troppo legati alle nostre dinamiche interne e in Austria non li capirebbero. Lo spettacolo deve cambiare a seconda della piazza».
A proposito di suo padre Sepp: com'è lavorare insieme, ora che non vivete più sotto lo stesso tetto?
«Il nostro rapporto è migliorato, anche se lavorare con lui non è sempre facile: ha ottant’anni e un metodo diametralmente opposto al mio. Per lui questo tour è una sorta di progetto di conclusione della carriera, per me è l’inizio. Due anni fa non avrebbe mai immaginato che suo figlio potesse avere un proprio pubblico, ora uniamo le generazioni. Da lui ho assorbito l'approccio con la platea, la presenza scenica. Io prima suonavo la batteria nei suoi concerti, stavo dietro, zitto. Ho dovuto imparare da zero a interagire, a parlare».
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Oltre a suo padre, ha avuto un maestro in questo percorso?
«Thomas Hochkofler, l’attore meranese. Mi ha insegnato come si scrivono le barzellette e, soprattutto, come si costruisce un programma per una serata intera. C’è una differenza enorme tra un video di 30 secondi e uno show di due ore».
Lei ha quattro "assi nella manica": il contadino, l'oste gardenese, il bolzanino snob e il maestro di sci macho. Perché piacciono così tanto?
«Perché sono come specchi della realtà. La gente ride quando vede rappresentati i propri limiti o quando riconosce il vicino di casa. Il bolzanino "bene" è così on point che qualcuno mi ha scritto: "Potrebbe essere vero". Il gardenese proprietario di una baita è il classico tipo che non spende un euro ma ti vende l'acqua del rubinetto come "premium sparkling" a 11 euro. È l'esasperazione dello stereotipo che crea la connessione».
Ultimamente, però, è finito nel tritacarne dei commenti globali per una parodia su Donald Trump. Cosa è successo?
«È andata virale in modo folle, ma nel modo sbagliato. Ho impersonato Trump che chiamava i sudtirolesi per i dazi e si ritrovava gli Schützen davanti alla Casa Bianca. Su TikTok sono arrivati commenti dall'Iran, da Israele, dall’India: polemiche politiche che non c'entrano nulla col mio lavoro. Lì ho capito che certi temi non fanno per me. Io non cerco lo scontro, voglio far ridere e, se possibile, mettere insieme persone che la pensano diversamente».
Da dicembre ha lasciato il lavoro da web designer per vivere di solo cabaret. Non ha mai avuto paura di aver peccato di ottimismo?
«Mai, nemmeno per un momento. Non è stata una scelta impulsiva, ci ragionavo da un anno; ma rallentare con il lavoro d’ufficio al 70% non bastava, dovevo provarci sul serio. Se tra un anno non dovesse funzionare tornerò in azienda, ma per ora i frutti ci sono. È faticoso, ma è il momento giusto».
La riconoscono già per strada e le chiedono selfie. Le piace questa nuova dimensione da "personaggio pubblico"?
«Mi fa piacere la conferma, ma non vorrei mai essere Jannik Sinner; quello sarebbe davvero troppo. Mi piace essere riconosciuto il giusto, ma apprezzo ancora moltissimo il silenzio e la mia solitudine. Vado spesso in sauna da solo, dove non devo essere al centro dell'attenzione. Quando dico che faccio il comico, la gente risponde: "Ah, facci una battuta!". Ma nella vita privata non sono così, non sono uno che spara gag a raffica!».
Cosa vede nel suo futuro dopo il tour con suo padre?
«Lavoro, lavoro a testa bassa. Il mondo cambia velocemente, non faccio piani a lunghissimo termine. Per ora mi godo il fatto che, per la prima volta dopo anni, in estate farò le ferie in Toscana e non sarò chiuso in uno studio a montare video mentre gli altri sono al lago. Il mio progetto è continuare a sviluppare questi personaggi, renderli ancora più reali, ancora più graffianti. Voglio che la gente continui a guardare i miei reel e a pensare: cavolo, ma quello sono io!».
9 marzo 2026 ( modifica il 9 marzo 2026 | 10:29)
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