Il cuneese Chiaffredo Bergia, carabiniere più decorato della storia: catturava i briganti travestendosi da pastore, contadino e suora di clausura
Il saggio «Il Giovane Chiaffredo Bergia» rende omaggio a un personaggio che tra il 1861 e il 1872 si dedicò al contrasto al brigantaggio: tra agguati nei boschi, inseguimenti notturni e sparatorie fu un eroe simbolo della giustizia
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Il cuneese Chiaffredo Bergia, carabiniere più decorato della storia: catturava i briganti travestendosi da pastore, contadino e suora di clausura
di Dario BasileIl saggio «Il Giovane Chiaffredo Bergia» rende omaggio a un personaggio che tra il 1861 e il 1872 si dedicò al contrasto al brigantaggio: tra agguati nei boschi, inseguimenti notturni e sparatorie fu un eroe simbolo della giustizia
Chiaffredo Bergia travestito da pastore
All’indomani dell’Italia unita, quando bande di briganti imperversavano nel centro-sud Italia, un giovane carabiniere piemontese diviene noto come simbolo di legalità. Si chiama Chiaffredo Bergia e tra il 1861 e il 1872 è impegnato nel contrasto al brigantaggio. Tra agguati nei boschi, inseguimenti notturni, sparatorie, la fama del militare dell’Arma più decorato della storia è tale da divenire, nelle fantasie popolari, un eroe simbolo della giustizia in perenne lotta contro il male.
Il nuovo saggio Il Giovane Chiaffredo Bergia (Edizioni Carta Bianca), in questi giorni in libreria, rende omaggio a questo personaggio storico dimenticato. Gli autori del libro sono anche loro carabinieri. Uno, Stefano de Carolis, è un sottufficiale specializzato nella tutela del patrimonio culturale nazionale, l’altro, Nicola Cotti, è il comandante della stazione Carabinieri di Torino Pozzo Strada.
Torniamo alla storia, Chiaffredo Bergia nasce a Paesana (Cn) il primo gennaio 1840 in una piccola borgata «di nove case e due pini, ai piedi del Mombracco ed in faccia al Monviso». Primogenito di undici figli già all’età di dodici anni fa il pastore. Qualche anno dopo, come molti piemontesi dell’epoca, decide di migrare in Francia con il fratello Giacomo e lì i due trovano impiego come guardiani di pecore. Seguono lavori vari, tra cui il cameriere e l’operaio in un arsenale a Tolone. Come in ogni sceneggiatura che si rispetti è qui che abbiamo il primo indizio di ciò che accadrà in seguito. Nella città francese il giovane Chiaffredo, per senso di giustizia, insegue e fa arrestare due malviventi che avevano appena violentato una donna e ucciso il marito. Nel dicembre del 1860 viene richiamato a casa perché ha ricevuto la cartolina di leva e nel febbraio di quell’anno entra nella scuola Allievi Carabinieri di Torino.
La squadriglia volante capeggiata da Bergia
Dopo la formazione è destinato alla legione di Chieti, un incarico non certo semplice. Nelle campagne romane e negli Abruzzi imperversano, infatti, numerose bande di briganti capitanate da personaggi, noti per la loro spietatezza, che terrorizzano la popolazione locale. Le cronache raccontano di persone appese a un palo, inchiodate a un albero, corpi crivellati da ferite, palpebre tagliate. Il brigantaggio in quelle zone è un fenomeno radicato che si acuisce all’indomani dell’Unità d’Italia. È in quel contesto che Chiaffredo Bergia viene aggregato a una piccola brigata incaricata di arginare questo fenomeno. Bergia è il più giovane del suo gruppo e per i briganti a cui dà la caccia è il «piemontese, mangiapolenta».
Tuttavia, il suo coraggio non comune e l’astuzia della tattica lo rendono presto un personaggio temuto. Il giovane carabiniere può essere, infatti, considerato un antesignano dei servizi in abiti in borghese. Il suo è un vero lavoro di intelligence. Per rendere più efficaci le indagini contro il brigantaggio, come nella trama di una pellicola d’azione, il nostro protagonista è solito travestirsi da pastore o da contadino. Tra il 1867 e il 1868, Bergia opera frequentemente nella zona dell’Aquila indossando l’abito di una suora di clausura. In un’occasione, nella frazione di Collebrincioni, insieme a un collega anch’egli travestito da monaca, piomba su alcuni uomini impegnati in una rissa, riuscendo ad arrestare uno di questi che è armato di coltello.
La foto di famiglia scattata a Saluzzo nel 1872
Non era però un’impresa semplice quella dei carabinieri, le loro mosse erano spiate a molti chilometri di distanza, riuscendo così inefficace la loro azione. Alcuni briganti si divertivano a mandare lettere di derisione ai comandanti o a fare affiggere dei cartelli nelle pubbliche piazze come questo: «Il capo-brigante Tamburini saluta il capitano T... prevenendolo che all’ora tale... egli è passato qui vestito da frate».
Sono tante le imprese che Bergia riesce a portare a termine. Il 29 luglio 1871 il carabiniere cattura il famigerato brigante di Roccaraso Croce di Tola, detto Crocitto. Al momento dell’arresto, sulla testa di Croce Di Tola, con cinquanta ordini di cattura a suo carico, pendeva una taglia di 3 mila lire per chi lo avesse consegnato alla giustizia, vivo o morto. Era considerato uno dei criminali più ricercati d’Italia. Lo scontro a fuoco avviene sulle montagne tra Barrea e Castel di Sangro.
Durante la sua prestigiosa carriera Chiaffredo Bergia riceve numerosissimi riconoscimenti non solo dalle autorità pubbliche ma anche di provenienza popolare. Tantissime le decorazioni ottenute, tra le quali spiccano una Croce dell’Ordine Militare di Savoia, una Medaglia d’Oro, tre d’Argento e due di Bronzo al Valor Militare. Il nostro protagonista si spegne a Bari nel 1892.
Per volontà degli autori, una parte dei proventi derivanti dalla vendita del libro Il Giovane Chiaffredo Bergia sarà devoluta al fondo Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari dell’Arma dei Carabinieri del Comando Generale dell’Arma di Roma, una realtà che assiste circa 1.150 orfani di Carabinieri deceduti per cause di servizio o per altri motivi, accompagnandoli nel loro percorso di formazione.
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