Se la guerra diventa videogioco in cui le vittime scompaiono
Se la guerra diventa videogioco in cui le vittime scompaiono
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(SOLINAS)
Caro direttore,
ciò che mi colpisce, in questi giorni funestati dal frastuono che immagino assordante di bombardamenti, razzi, droni ed esplosioni, è il silenzio totale sulle condizioni dei civili che, a qualsiasi latitudine si trovino, in qualsiasi conflitto siano coinvolti, sono vittime sacrificali. Che ne è della popolazione iraniana in questi giorni? Cosa sta accadendo loro? Perché non sentiamo le loro voci?Sabina Moscatelli
Cara Moscatelli,
In questi giorni stiamo parlando di navi affondate, petroliere bloccate nello stretto di Hormuz, impianti distrutti e prezzi di petrolio e gas schizzati alle stelle. La scarsità di informazioni e il silenzio sui morti in carne e ossa, sui civili coinvolti nei bombardamenti sono quasi totali. Abbiamo saputo qualcosa, con sgomento, solo della scuola colpita dai missili con tantissime ragazze morte. Alla fine gli Usa hanno dovuto riconoscere, in qualche modo, la loro responsabilità. Il regime iraniano ha steso una cappa repressiva sull’informazione. Le ragioni sono tante: per oscurare i danni subiti, per evitare che si veda una parte importante della popolazione gioire per la decapitazione del regime, per dimostrare di avere un pieno controllo mentre, probabilmente, non lo ha più. Internet e social sono bloccati, comunicare è praticamente impossibile, l’oscurità che avvolge l’Iran è pressoché completa. Ma c’è un secondo elemento: riguarda la percezione delle guerre nell’era dei social network e dell’intelligenza artificiale. I governi tendono ad anestetizzare i conflitti e le loro tragiche conseguenze. I bombardamenti diventano video in cui mescolare fiction e realtà, come quelli distribuiti sugli account della Casa Bianca. Il terribile prezzo in termini di vite umane è cancellato salvo qualche accenno enfatico al fatto che «li stiamo massacrando». Gli algoritmi, come ci ha descritto sul Corriere Massimo Gaggi, presiedono alla raccolta delle informazioni e alla pianificazione degli attacchi. Non c’è più neppure un uomo che deve prendersi la responsabilità di colpire un target, che significa bombardare togliendo la vita a qualcuno. Le vittime civili diventano parte di un wargame in cui la dimensione etica delle azioni svanisce. Compito dell’informazione, con tutti gli strumenti che possiamo mettere in campo, è restituire drammaticità alle guerre: comportano morti, feriti e distruzioni. Difficili da accettare anche quando le guerre appaiono giuste. Figuriamoci in un conflitto di cui ancora non abbiamo capito bene gli obiettivi finali.
9 marzo 2026
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