Grazie delle mimose. Ora i fatti concreti
Ieri era rumore, condivisione della festa, facciata. E invece a noi servirebbe qualcosa di più concreto
Grazie delle mimose. Ora i fatti concreti
Giusi Fasano | 8 marzo 2026Ieri era rumore, condivisione della festa, facciata. E invece a noi servirebbe qualcosa di più concreto
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Ci avete offerto un rametto di mimose e ci avete festeggiato. Va bene, grazie. Ma va detto che per noi donne ieri non era il giorno più importante del calendario. Ieri era rumore, condivisione della festa, facciata. E invece a noi servirebbe qualcosa di più concreto; per esempio essere retribuite quanto gli uomini a parità di mansioni oppure non avere mai più a che fare con il concetto del «te la sei cercata» davanti a una violenza sessuale. Ci servirebbe che nelle famiglie e nella scuola si sviluppassero più anticorpi contro la violenza di genere. Ci servirebbe che i diritti acquisiti non venissero presi a spallate (ogni tanto ci provano con la legge sull’aborto, per dire).
Insomma. Ci vorrebbe quel tanto invocato cambio di passo, sul piano intellettuale e morale (quindi culturale), che non arriva mai e che naturalmente non si è visto nemmeno ieri, nella giornata delle donne. Quindi, per tornare all’otto marzo: ancora grazie dei fiori (come direbbe Nilla Pizzi) ma andiamo oltre. Festeggiamo con i fatti i giorni anonimi come oggi, domani, fra un mese... quelli senza celebrazioni né mimose, e a diritti limitati. Sempre che se ne trovino, di fatti da festeggiare, e onestamente — anche se per fortuna qualche passo avanti qua e là si è fatto — ci arrivano segnali sconfortanti.
L’ultimo viene da una ricerca internazionale condotta al King’s College di Londra su un campione di 23 mila giovani in 29 Paesi (la maggior parte in Europa e America). Si è scoperto che la cosiddetta Gen Z, la prima generazione nativa digitale, è convinta che una moglie debba «ubbidire al marito» e che tocchi a lui l’ultima parola sulle decisioni importanti della famiglia. Un quarto degli uomini e dei ragazzi fra i 15 e i 30 anni pensa che non sia opportuno che le donne appaiano troppo indipendenti o autosufficienti. Il 43% del campione interpellato plaude alla «mascolinità tradizionale», cioè a uomini-macho. Il 28 per cento, inoltre, ritiene meno uomini gli uomini che restano a casa a prendersi cura dei bambini. Ogni risposta un passo indietro nel tempo, nei diritti, nell’evoluzione sulla parità di genere. È la via del futuro che fa un tornante e si ritrova nella direzione opposta... Ci pare di vederli, questi uomini mentre, un 8 marzo che verrà, comprano un mazzetto di mimose per la moglie. Se li è meritati: è stata un passo dietro di lui e gli ha ubbidito.
8 marzo 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Giusi FasanoGrazie delle mimose. Ora i fatti concreti
Domenica 8 marzo 2026 di Dacia MarainiLe conquiste di cui andare fieri
Sabato 7 marzo 2026 di Giancristiano DesiderioIl decalogo per l'esame di maturità
Sabato 7 marzo 2026 di Beppe SevergniniParise, la guerra e la (facile) profezia
Sabato 7 marzo 2026 di Ernesto Galli Della LoggiaUna reazione per nulla irrilevante
Sabato 7 marzo 2026 di Antonio Guterres *Giornata internazionale della donna: otto azioni per un mondo più equo
Sabato 7 marzo 2026 LEGGI TUTTIGli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.
Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti