Gatto racconta Gatto
L'8 marzo di 50 anni fa moriva il poeta salernitano. Marcello Napoli parla del docu-film a lui dedicato
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Gatto racconta Gatto
di Gabriele BojanoL'8 marzo di 50 anni fa moriva il poeta salernitano. Marcello Napoli parla del docu-film a lui dedicato
Ogni volta che a Salerno si parla di Alfonso Gatto il tono minore è un’imperdonabile costante. Anche oggi che è il giorno del cinquantenario della morte, avvenuta all’età di 66 anni l’8 marzo del 1976 a seguito di un incidente stradale ad Orbetello, non si va oltre l’ordinaria amministrazione (complice anche la mancanza dell’amministrazione comunale ordinaria) e per il poeta per il quale, come dettò Eugenio Montale nella celebre (e oggi malconcia) epigrafe della tomba, «vita e poesia furono un’unica testimonianza d’amore» cala l’ennesima damnatio memoriae.
Per fortuna nella città che ha scelto di intitolare due teatri, uno ad Antonio Ghirelli e uno a Pier Paolo Pasolini, e solo un viadotto buio e pericoloso al suo figlio più illustre, c’è chi, oltre alla fondazione istituita nel suo nome e presieduta dal nipote Filippo Trotta e al Centro Interdisciplinare Gatto dell’Università di Salerno diretto da Vincenzo Salerno, da 40 anni studia e diffonde il verbo e il verso di Gatto nelle scuole superiori. Si chiama Marcello Napoli, è un giornalista che sul «poeta con la valigia» ha scritto saggi universitari e tre libri, uno dei quali Sulle orme di Gatto dà anche il titolo al docu-film, di cui è autore e regista, girato grazie alla Regione Campania e alla Film Commission con il sostegno del Pon, protagonista l’attore salernitano Yari Gugliucci. mentre produttore è Maurizio Fiume e direttore della fotografia Antonio Grambone.
«Definire Gatto un poeta, come dice Silvio Ramat che ha curato l’edizione di Tutte le poesie per Mondadori, è assolutamente riduttivo - esordisce Napoli - lui è stato una galassia, potremmo definirlo con un termine in voga oggi, un multimediale ante litteram» . Non dimentichiamo che tra i vari mestieri che fece ci fu anche quello di correttore di bozze per gli annunci di lavoro del Corriere della Sera. « E poi - continua Napoli - si rivelò un grande anticipatore dei tempi, pensate all’endorsement a favore dei Beatles, dicendo, nell’Italia codina dell’epoca, che li preferiva a Mozart e Beethoven». Ma Gatto amava anche Luigi Tenco che ascoltava quando dipingeva acquerelli nello studiolo in via Ripa, a Salerno.
Il docu-film della durata di 50 minuti che uscirà a maggio (ora è alla prima fase di montaggio) si avvale di un particolare espediente narrativo: Gatto torna nella Salerno d’oggi per raccontare se stesso attraverso i luoghi del cuore e le poesie. In questo Gugliucci è stato bravo fin dall’inizio a precisare che «non interpreto il poeta ma lo rievoco». «Abbiamo girato nei luoghi che amava e frequentava con gli amici di sempre, prima tra tutti l’allievo caro Lelio Schiavone, recentemente scomparso - riprende lo studioso - i vicoli delle sue origini, le Fornelle e le Galesse, la galleria Il Catalogo, il luogo preferito quando non era a Milano o a Firenze, il vicolo della Neve, cui ha dedicato una nota poesia, persino il cimitero monumentale con la sua tomba e tanti altri posti».
Ma la «disattenzione» che ancora oggi perseguita il poeta è figlia di un riconoscimento tardivo di Gatto per la sua città? Napoli non ha dubbi: «È stata una sorta di amore-odio, Gatto abbandonò Salerno nel 1934 ma poi è tornato sempre fino a dicembre 1975 quando al Comune parlò di Vittorio De Sica. Diceva che era una città «serena e selvaggia» e a fine anni ‘60 la vedeva «cambiata e disarmonica». Era angustiato dalla speculazione edilizia, «vivo ancora la preoccupazione della città senz’ordine, senza fantasia, tutta provvisoria. Tanto contaminata che rischia di non riconoscersi e appartenersi». Parole che sembrano scritte oggi.
Nel docu-film ci sono anche attimi di ricostruzione dell’incidente stradale: «Ho sempre avuto il sospetto che non sia stato del tutto casuale - riflette Napoli - il rettifilo di Orbetello lo conosco bene, come è possibile uscire fuori strada? Anche una fresca patentata come Maria Paola Minucci non poteva sbagliare. E azzarda: «Gatto era un dissidente, uno tra i primi comunisti ad andare in galera, quelli erano anni non facili per gli uomini di sinistra, appena quattro mesi prima era stato ucciso Pier Paolo Pasolini. Ma è una mia suggestione, non è stata mai aperta un’inchiesta sull’incidente».
Un’ultima annotazione, quasi un vezzo d’autore: Napoli nella sua maniacale ricerca di materiali su Gatto ha ritrovato un film meno noto per la tv di Liliana Cavani, Il giorno della pace (1965) che celebra la fine della guerra venti anni dopo con interviste a coppie di giovani. La voce narrante era quella di Arnaldo Foà, l’autore Alfonso Gatto. Proprio vero, multimediale.
Vai a tutte le notizie di Salerno
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
8 marzo 2026 ( modifica il 8 marzo 2026 | 08:37)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Accoltella donna in bus al Vomero, il video della cattura dell'uomo
Il momento in cui l'uomo rischia il linciaggio della gente ed è scortato dai carabinieri
LA PRIMA PAGINA DI OGGI