Parise, la guerra e la (facile) profezia
Corriere della Sera - Cultura

Parise, la guerra e la (facile) profezia

Sabato 7 marzo 2026
3 visualizzazioni

I conflitti eccitano autocrati e comandanti in capo ma le conseguenze le pagano le persone normali. Ma lo capiranno a Washington, Gerusalemme e Teheran? E lo capiamo noi?

Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta

Parise, la guerra e la (facile) profezia

Beppe Severgnini | 7 marzo 2026

I conflitti eccitano autocrati e comandanti in capo ma le conseguenze le pagano le persone normali. Ma lo capiranno a Washington, Gerusalemme e Teheran? E lo capiamo noi?

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Lunedì, all’Auditorium Parco della Musica, a Roma, ho ricordato i Sillabari di Goffredo Parise, una delizia del Novecento letterario. I racconti sono apparsi come elzeviri sul Corriere, tra il 1971 e il 1982. Parise era un collaboratore assiduo. Ho trovato il suo fascicolo, negli archivi, con l’aiuto della Fondazione Corriere della Sera. La corrispondenza fra autore, direttori, redazione cultura e amministrazione è affascinante: proposte, proteste, rivalità, richieste. Il nostro mestiere con cambia mai.
I Sillabari sono stati scritti nella casa di campagna a Salgareda, sponda sinistra del Piave. Parise era tornato da anni di viaggi e reportage, poi raccolti in Guerre politiche (1976). Carestia nel Biafra, guerre in Vietnam e Sud-Est asiatico, golpe in Cile, Cina. Il racconto delle imperfette felicità italiane — il cuore dei Sillabari — era un anestetico; ma le sofferenze viste non l’abbandonavano. In una lettera spiega: «Lo scrittore cerca il popolo e impara la realtà delle conseguenze».

Ecco, in poche parole, quello che fatichiamo a capire. La guerra eccita autocrati e comandanti in capo (tutti maschi, quasi sempre anziani); ma le conseguenze le pagano le persone normali. Sotto le bombe in Iran è finita una scuola piena di bambine, un affronto al Dio di tutti. Ma lo capiranno, a Washington, a Gerusalemme e a Teheran? E lo capiamo noi?
L’idea che la guerra sia il modo di risolvere i contrasti — in Medio Oriente, tra Russia e Ucraina, in Sudamerica — è vecchia e disastrosa: la nostra Costituzione, come sappiamo, la ripudia. Purtroppo si sta facendo nuovamente strada, nel mondo e nelle nostre teste. Un lettore mi scrive elogiando «chi irride con coraggio il diritto internazionale» (sic!). 

Dovunque, ascoltiamo considerazioni fredde e stupefacenti: prima tutti virologi, ora analisti militari. Non è cinismo. È stupida, superficiale ignoranza: perfino più pericolosa. Scriveva Parise: «Giudicavo però e ancora giudico ingiusto scoprire tra i cadaveri dei combattenti nord-vietnamiti ragazzi di quindici, sedici anni, fossero o no volontari. Troppo giovani per morire, e soprattutto in Paesi stranieri. Adesso è finita col Vietnam, ma ne avremo altri di Vietnam». I poeti sono profetici, lo sappiamo. Ma questa profezia, purtroppo, era facile.

7 marzo 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Editoriali e commenti di oggi di Beppe Severgnini

Parise, la guerra e la (facile) profezia

Sabato 7 marzo 2026 di Ernesto Galli Della Loggia

Una reazione per nulla irrilevante

Sabato 7 marzo 2026 di Antonio Guterres *

Giornata internazionale della donna: otto azioni per un mondo più equo

Sabato 7 marzo 2026 di Paolo Lepri

Le speranze di Putin e l’incognita Trump

Venerdì 6 marzo 2026 di Paolo Fallai

Gli anziani si difendono con la badante digitale

Venerdì 6 marzo 2026 di Roger Abravanel

Per la giustizia serve meritocrazia

Venerdì 6 marzo 2026 LEGGI TUTTI Beppe Severgnini
    LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI

    Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione

    Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.

    Iscriviti

    Condividi questo articolo