Anche la Russia alla Biennale di Venezia, la decisione divide: petizione per chiedere la revoca. Chi è d'accordo: «Scelta coraggiosa»
Corriere della Sera - Cultura

Anche la Russia alla Biennale di Venezia, la decisione divide: petizione per chiedere la revoca. Chi è d'accordo: «Scelta coraggiosa»

Sabato 7 marzo 2026
3 visualizzazioni

La decisione di accogliere la Russia alla prossima Biennale arte divide. La lettera di alcuni Eurodeputati: «Scelta che rischia di legittimare un regime»

Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Anche la Russia alla Biennale di Venezia, la decisione divide: petizione per chiedere la revoca. Chi è d'accordo: «Scelta coraggiosa»

di Sara D'Ascenzo

La decisione di accogliere la Russia alla prossima Biennale arte divide. La lettera di alcuni Eurodeputati: «Scelta che rischia di legittimare un regime»

Vladimir Putin con un cartello rosso in mano: «Grazie Biennale di Venezia». Campeggia da un paio di giorni sotto al post di Facebook con cui la fondazione veneziana ha dato la lista delle 99 partecipazioni nazionali alla prossima Biennale d’Arte: tra queste, contestatissima, quella della Federazione Russa. Non solo. Da qualche ora è attiva su change.org una petizione per chiedere di revocare la decisione, dietro l’eloquente titolo: «No alla partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia». E da Bruxelles arriva alla fondazione la lettera di un gruppo di Eurodeputati del Ppe, Socialisti, Renew, Verdi, Ecr e Sinistra che definiscono «inaccettabile la presenza della Russia». «Condanniamo con la massima fermezza – scrivono gli eurodeputati, tra cui la vicepresidente Pina Picierno - la decisione. Una scelta del genere rischia di legittimare un regime responsabile di violenze continue e danneggerà inevitabilmente la reputazione e l’autorevolezza morale della Biennale».

La posizione di Buttafuoco

A livello istituzionale il fatto che la Russia, dopo quattro anni di latitanza – che coincidono con i quattro anni dall’invasione dell’Ucraina – abbia deciso di ripresentarsi nel Padiglione che nel 1914 fu progettato dall’architetto Aleksej V. Scusev, ha già generato una conseguenza: la nota del ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli con cui Via del Collegio Romano ha preso le distanze dalla posizione rivendicata dal presidente Pietrangelo Buttafuoco come naturale conseguenza della vocazione della Biennale a luogo di pace, aperto a tutti. Per statuto la Biennale non può negare ai Paesi che siano proprietari di un Padiglione – e la Russia lo è – e che non abbiano interrotto i rapporti diplomatici con lo Stato italiano – e le due ambasciate sono ancora saldamente al loro posto – la partecipazione alla Biennale. Certo, i modi per esprimere una contrarietà, volendo, ci sarebbero stati. Ma è evidente che la Biennale voleva proprio il contrario: puntare a fare di questa Biennale «In Minor Keys» - questo il titolo scelto dalla curatrice scomparsa lo scorso anno, Koyo Kouoh, tutto fuorché una kermesse in tono minore.

LEGGI ANCHE

Bettin: «Avere luoghi franchi»

«Penso che l’idea di Buttafuoco non sia sbagliata – dice Gianfranco Bettin, sociologo, scrittore e consigliere comunale Avs a Venezia –: avere luoghi franchi in cui i popoli possano confrontarsi nel nome dell’arte. Penso sia un’idea alta e necessaria che vada coltivata, moltiplicata, valorizzata. Ma c’è un problema: spesso alla Biennale sono i governi a scegliere. E se si tratta del governo di un Paese in guerra il Padiglione può trasformarsi in un’occasione di propaganda. È in questo spazio che deve essere esercitata la responsabilità della Biennale. La responsabilità di chi sceglie questa strada coraggiosa e necessaria, dev’essere dunque esercitata con grandissimo discernimento». 

Dentro il Padiglione

Provando a mettere la testa dentro il Padiglione bisogna partire dalla curatrice Anastasia Karneeva, imprenditrice nel mercato dell’arte e fondatrice della casa d’aste Smart Art, figlia di Nikolaj Volobuev, vice direttore generale dell’holding statale Rostec ed ex ufficiale del KGB e dell’FSB. Era lei che doveva portare la Russia alla Biennale nel 2022, quando furono però gli artisti a rinunciare. La scelta di Karneeva è caduta su una quarantina di artisti, tra loro anche l’attore e traduttore italiano Marco Dinelli. Per la maggior parte si tratta di musicisti e performer: cantanti, una ballerina, e una serie di artisti riconducibili al collettivo Toloka che va alla ricerca nei paesetti sperduti della musica delle origini e del folklore.
Per Giampiero Beltotto, presidente del Teatro Stabile del Veneto, l’occasione è ghiotta per una provocazione: «Penso che i comunisti abbiano tagliato la seconda parte dell’intervento del ministro Giuli in cui si ringraziava Buttafuoco per aver dimostrato a tutti che – parafrasando Pascal – la cultura ha delle ragioni che la politica non capisce». Tornando serio, per Beltotto «è chiaro che la Biennale è autonoma, e ha fatto ciò che sarebbe bello facessimo tutti così come avrei voluto fare io portando il teatro a Odessa, ma non ho ricevuto l’appoggio delle istituzioni». 

«Campagna normalizzatrice»

Non la pensa così Yaryna Grusha, scrittrice ucraina che insegna alla Statale: «C’è una specie di campagna normalizzatrice di quanto ha fatto la Russia in Ucraina negli ultimi 4 o meglio 12 anni. Sembra ci sia la voglia di chiudere un occhio e tornare come se niente fosse accaduto. E questo fa rabbrividire per tutte le vittime che questa invasione ha provocato. Un’azione normalizzatrice in nome della cultura, che la Russia non si è fatta scrupolo a maltrattare, derubando collezioni d'arte ucraine e musei. I collegamenti della curatrice con il governo russo sono innegabili, così come le scelte di artisti che si rifanno al folklore e alle origini rende questo Padiglione nient’altro che un’operazione di Stato».

Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto

7 marzo 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Valdobbiadene, aperto il museo di Little Tony

Il collezionista e amico Roberto Valerio: «Qui ci sono la sua Cadillac, i dischi e lo smoking indossato a Sanremo nel 1961

L'informazione nella tua mail

Corriere del Veneto

Le news principali sul Veneto
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo