Trento, echi di orgoglio e diritti: la mostra sui «Dolomiti Pride» del 2018 e 2023
Corriere della Sera - Cultura

Trento, echi di orgoglio e diritti: la mostra sui «Dolomiti Pride» del 2018 e 2023

Lunedì 28 settembre 2026
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La mostra in due sedi: Palazzo Prodi e la Biblioteca universitaria di Mesiano. «I corpi si fanno politica, si intrecciano, trasformano la città e i vuoti urbani»

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Trento, echi di orgoglio e diritti: la mostra sui «Dolomiti Pride» del 2018 e 2023

di Francesca Visentin

La mostra in due sedi: Palazzo Prodi e la Biblioteca universitaria di Mesiano. «I corpi si fanno politica, si intrecciano, trasformano la città e i vuoti urbani»

Come cambia una città quando i corpi parlano, occupano spazi e li rendono vivi. Lo spiega la mostra a Trento che racconta per immagini il «Dolomiti Pride». Nelle foto Trento si colora, i corpi riempiono vuoti urbani, relazioni si intrecciano, migliaia di persone si trovano insieme, tra strade e piazze in una voce unica. Si intitola Echi di orgoglio. Immagini, spazio pubblico, comunità, la mostra a Palazzo Prodi e alla Biblioteca universitaria di Mesiano, dedicata ai «Dolomiti Pride» del 2018 e 2023. 

Racconto per immagini

Il titolo richiama gli echi che risuonano in montagna e restano nell’aria, colmando distanze. Un racconto per immagini, realizzato con il materiale degli archivi fotografici di Arcigay del Trentino, con particolare attenzione alla partecipazione della comunità universitaria. Sei pannelli con 84 fotografie ritraggono persone che parlano, danzano, suonano, si abbracciano, si raccontano. La mostra narra una città che cambia, si trasforma al servizio della società, si colora, crea comunità introno all’impegno per i diritti, riempie i vuoti con le relazioni. «Tante azioni diverse in luoghi della città che di solito sono occupati da auto, passaggi veloci, sguardi fuggevoli e indaffarati - spiegano Starlight Vattano, docente del Dipartimento di Ingegneria civile, meccanica e ambientale dell’Università di Trento e Lorenzo Varponi, vicepresidente Arcigay del Trentino - . La mostra racconta il cambiamento. E il modo in cui il corpo fa politica, esprime un’opinione occupando un posto fisico, riempiendolo di idee, pensieri critici». L’inaugurazione della mostra è martedì 29 settembre alle 17.30 nell’aula 001 di Palazzo Prodi Dipartimento di Lettere e Filosofia, resterà poi aperta in entrambe le sedi fino al 29 ottobre. Un progetto nato dal tavolo informale Lgbtq dell’Università di Trento, docenti, personale tecnico e amministrativo e rappresentanti della comunità studentesca, organizzato dai Dipartimenti di Ingegneria civile, meccanica e ambientale e di Lettere e Filosofia dell’Università e dalla Biblioteca Mesiano Bum con la direzione Servizi digitali e bibliotecari d’Ateneo e la collaborazione dell’associazione Arcigay del Trentino.

Il Comitato scientifico è composto da Starlight Vattano, Lorenzo Varponi, Sandro La Barbera, Barbara Poggio. In mostra gli scatti di Francesca Baldo, Lavinia Calzolari, Tomas Grosello, Zeno Menegazzi, Edoardo Meneghini, Carlotta Paolucci, Emma Ragozzino, Pasquale Tarallo, Antonello Veneri.
Le fotografie sono il punto di partenza per una riflessione su come la città e la società che la abita si trasformano reciprocamente attorno a valori condivisi come l’uguaglianza, il rispetto dei diritti umani e l’impegno contro ogni forma di discriminazione.

All’inaugurazione di martedì, intervengono il rettore dell’Ateneo di Trento, Flavio Deflorian, la prorettrice alle Politiche di Equità e Diversità Barbara Poggio, i direttori dei dipartimenti dell’Università promotori dell’evento, Rossano Albatici per Ingegneria civile, ambientale, meccanica e Massimiliano Bampi per Lettere e Filosofia, il presidente di Arcigay del Trentino Shamar Droghetti, il dirigente direzione Servizi digitali e bibliotecari di UniTrento Nicola Zanella, la vicesindaca del Comune di Trento Elisabetta Bozzarelli.

Architettura queer

Seguirà un confronto sul tema dell’architettura queer tra la professoressa Starlight Vattano e l’architetta Daniela Sonja Schroeder, storica dell’arte e attivista. Un’occasione per approfondire il tema del cambiamento urbanistico sempre più urgente nelle città e la necessità di costruire spazi fluidi, che cambiano in base al modo in cui si trasforma la società.
Schroeder e Vattano fanno notare: «Provare a guardare a progetti architettonici urbani per una società non più androcentrica, ma costituita da tantissime altre categorie di persone, è un modo per accogliere, per integrare e consolidare i valori della comunità intera».

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28 settembre 2026 ( modifica il 28 settembre 2026 | 16:41)

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