Schierarsi (a destra o a sinistra) implica dispiacere a qualcuno
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Schierarsi (a destra o a sinistra) implica dispiacere a qualcuno
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
l’idea che «schierarsi a destra» (Laura Pausini) faccia perdere consenso mentre «schierarsi a sinistra» sarebbe neutro nasce da un’antica asimmetria culturale: per decenni i simboli dell’antifascismo sono stati percepiti come patrimonio comune, non come bandiere di parte. Ma oggi ogni gesto, da qualunque lato, viene letto come posizionamento. La destra appare divisiva perché non ha avuto lo stesso radicamento simbolico nello spazio culturale, mentre la sinistra appare «normale» perché ha occupato per anni scuola, spettacolo e narrazione pubblica. In realtà, in un clima polarizzato, anche la sinistra divide: semplicemente lo fa attraverso simboli che molti considerano universali e altri non riconoscono più.Leo Berenovic
Caro Leo,
Penso esattamente il contrario: schierarsi — a destra o a sinistra non importa — implica dispiacere a qualcuno. Oggi schierarsi non è di moda. Negli anni 70 era quasi naturale. All’epoca non si era mai abbastanza di sinistra: accadeva ai cantautori di essere contestati dagli extraparlamentari in quanto più «borghesi» che rivoluzionari. Un cantautore dichiaratamente di sinistra come Francesco Guccini era ed è ascoltato anche a destra, ma quando qualche anno fa Giorgia Meloni lo invitò ad Atreju rispose: «No grazie, i fascisti non mi piacciono». Personalmente non credo che i dirigenti e la grande maggioranza degli elettori di Fratelli d’Italia siano fascisti. Tuttavia a volte la parola antifascista si usa come un insulto, o al più come sinonimo di comunista. Sarebbe vano ricordare i tanti resistenti antifascisti che comunisti non erano: partigiani liberali, cattolici, monarchici; i militari che combatterono accanto agli Alleati; e gli internati militari in Germania, che preferirono restare nei lager nazisti piuttosto che combattere al fianco dei tedeschi (tra loro c’erano anche Ferruccio Guccini, il padre di Francesco, e Giancarlo Rossi, il padre di Vasco). È interessante semmai chiedersi se il fascismo sia finito nel 1945, come ripete il generale Vannacci, quando dice: «Non sono antifascista così come non sono antinapoleonico». Se esista invece un fascismo eterno, come sosteneva Umberto Eco. O ancora — e questa è la mia opinione — se il fascismo sia un movimento politico legato alla figura di Mussolini, ma che affonda le radici nella storia precedente e condiziona anche la storia del dopoguerra. Altrimenti non si capirebbe, per fare un solo esempio, chi ha messo le bombe nelle banche, sui treni, nelle stazioni.
7 marzo 2026
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