Per la giustizia serve meritocrazia
Corriere della Sera - Cultura

Per la giustizia serve meritocrazia

Venerdì 6 marzo 2026
3 visualizzazioni

Comunque vada il referendum è necessario creare processi rigorosi di valutazione

Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta

Per la giustizia serve meritocrazia

Roger Abravanel | 6 marzo 2026

Comunque vada il referendum è necessario creare processi rigorosi di valutazione

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Sono anni che organismi internazionali come la Cepej (Commissione europea per l’efficacia della giustizia) e la World Bank segnalano la bassa efficienza della giustizia italiana e i magistrati si giustificano dando la colpa a carenze di risorse e alla litigiosità degli italiani che fanno causa per i motivi più vari. I giudici civili sono stati però smentiti da un mio studio pro-bono del 2015 su arretrato e durata dei processi di 140 tribunali civili che dimostrò che 27 avevano risultati eccellenti, 13 mediocri e 100 pessimi e che i migliori operavano spesso con meno risorse e in contesti più litigiosi. Lo studio era guidato da Mario Barbuto, ex Presidente del Tribunale di Torino dove aveva miracolosamente ridotto tempi e arretrati delle cause civili senza modifiche legislative e del quale avevo raccontato la storia 18 anni fa nel mio primo saggio Meritocrazia. Lo studio dimostrò che la performance dipendeva unicamente dalla qualità della leadership organizzativa dei Presidenti dei Tribunali. Solo che i (pochi) leader eccellenti erano il risultato di un processo di definizione delle carriere totalmente casuale e non meritocratico. Purtroppo 10 anni fa mancava la volontà di affrontare il problema e così lo studio fu ignorato.

La riforma affronta questo problema tentando di incrinare la attuale autoreferenzialità della magistratura italiana, un unicum in Europa. Lo fa proponendo di ridurre il peso delle correnti e il potere dei Pm sui giudici all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) separando le carriere, creando la Alta Corte disciplinare e sorteggiando le nomine dei membri del Csm. Se però ovunque in Europa le carriere sono separate, il sorteggio non lo fa nessuno perché non dà nessuna garanzia che emergano i migliori. Il merito non è mai casuale. Chi vota No, d’altro canto , ratifica lo strapotere dell’Anm (il sindacato dei magistrati) che ha sinora sfruttato il mantra della «indipendenza dalla politica», per non rendere conto a nessuno e non fare nascere il merito. Sotto la copertura soprattutto dall’area progressista della politica.
E allora? Francia, Germania e altri Paesi europei sono molto più avanti nel trovare i giusti checks and balances (pesi e contrappesi) per garantire la indipendenza dalla politica dei singoli magistrati e nel contempo responsabilizzarli sui risultati. Non si tratta solo della separazione delle carriere e non ci sono lotterie dato che i ministri della Giustizia incidono molto più che da noi, ma l’equilibrio è garantito da processi formativi eccellenti dei magistrati e da un grande rispetto della società e della politica per l’indipendenza dei poteri. Sono però anche cruciali carriere decise a seguito di valutazioni periodiche trasparenti fatte «dall’esterno» su tutti i magistrati. In base a criteri predeterminati (in Germania 50, in parte misurabili e in parte legate alle soft skills), che alla fine producono vere e proprie classifiche. Solo il top 5% accede a posizioni apicali come i presidenti dei Tribunali.

Chiunque vincerà, è necessario uno sforzo bipartisan che cerchi finalmente di creare dei processi rigorosi di valutazione per fare nascere la meritocrazia nella Giustizia, iniziando dalla giustizia civile. La proposta del referendum verte soprattutto sulla giustizia penale che è quella che da sempre interessa alla politica, ma la giustizia che penalizza giornalmente la nostra economia e la vita di milioni di cittadini è quella civile. Bisognerebbe partire dai Presidenti di Tribunale misurandone l’eccellenza con studi come quelli fatti 10 anni fa sulla performance, oggi ancora più facili perché sono alla base delle analisi per il Pnrr. Per renderli autorevoli e indipendenti si potrebbe rilanciare l’Osservatorio della Giustizia che 10 anni fa sponsorizzò lo studio sui 140 tribunali civili. La differenza oggi sarebbe che i risultati dovrebbero essere presi in considerazione dal Csm per valutare le posizioni apicali, cosa che non avvenne allora e neanche oggi con le statistiche Pnrr. L’obbiettivo è avere 140 Presidenti di Tribunale eccellenti leader. È possibile, ce ne sono già ma sono pochi e nessuno sa quali sono. Poi si potrebbe fare come in Germania, restituendo potere alla gerarchia locale dei Presidenti di Tribunale eccellenti per valutare e proporre al Csm nomine e promozione dei «loro» magistrati, con le verifiche dei Consigli Giudiziari delle Corti di Appello locali. 

Oggi il 95% dei magistrati ottiene un voto «positivo» nel senso che è considerato «idoneo», ma mancano le valutazioni sulle loro competenze soft, impegno, pragmatismo, competenze cognitive, evidenti solo ai loro «capi», appunto i Presidenti di Tribunale che hanno dimostrato di essere soprattutto leader di persone.
Si dovrebbe partire dal civile ma, man mano che sorgesse una cultura della valutazione trasparente e robusta, si potrebbe anche affrontare il tema del penale che richiede criteri diversi e più complessi. In sintesi , oggi la valutazione dei magistrati non funziona e la riforma, dopo anni di dibattiti inutili, vuole finalmente cambiarlo ma lo fa affidando alla sorte e non al merito le carriere dei magistrati. La vera domanda è se la vittoria del Sì oltre a incrinare la autoreferenzialità della magistratura può essere una piattaforma per fare poi nascere finalmente la meritocrazia nella nostra giustizia.

6 marzo 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Editoriali e commenti di oggi di Roger Abravanel

Per la giustizia serve meritocrazia

Venerdì 6 marzo 2026 di Angelo Panebianco

Il difficile cambio di regime in Iran

Venerdì 6 marzo 2026 di Luciano Fontana

«Il mondo in fiamme e il nostro ruolo»: l'editoriale per i 150 anni del Corriere della Sera

Venerdì 6 marzo 2026 di Mauro Magatti

La sfida per una società più inclusiva

Giovedì 5 marzo 2026 di Paolo Di Stefano

Ansia e stress, l’allarme degli studenti

Giovedì 5 marzo 2026 di Massimo Gaggi

Le contromosse di Trump in caduta

Giovedì 5 marzo 2026 LEGGI TUTTI

Gli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.

Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione

Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.

Iscriviti

Condividi questo articolo