L'accensione delle stelle
Corriere della Sera - Cultura

L'accensione delle stelle

Venerdì 6 marzo 2026
3 visualizzazioni

In anteprima un estratto dall'introduzione del libro di Emma Chapman «La prima luce» in uscita per Adelphi 

Sabato 7 marzo 2026

L'accensione delle stelle

In anteprima un estratto dall'introduzione del libro di Emma Chapman «La prima luce» in uscita per Adelphi 

di EMMA CHAPMAN

In un’epoca in cui disponiamo di collisori di particelle e telescopi spaziali, è difficile immaginare un tempo in cui si poteva cercare di rispondere ai più grandi interrogativi del cosmo soltanto alzando lo sguardo. Guardate il
cielo notturno: cosa vedete? Se avete la fortuna di vivere in una zona a basso inquinamento luminoso, scorgerete la spruzzata della Via Lattea attraverso il cielo. Oppure una bella luna piena. Ma in generale la caratteristica principale del cielo notturno è che è... buio. Perché? Buio, una
parola piccolissima, dalle implicazioni enormi. 

Per secoli filosofi, fisici, astronomi e persino poeti si sono domandati come mai il cielo sia buio. La loro convinzione era che l’universo fosse infinitamente vecchio e infinitamente grande, dal momento che non avevano prove del contrario. Ma il paradosso di Olbers (dal nome dell’astronomo tedesco Heinrich Wilhelm Olbers) afferma che, se l’universo fosse infinitamente vecchio e immobile, allora in qualunque direzione si guardasse si dovrebbe incontrare una stella. Il problema stimolò l’immaginazione di molti e perfino Edgar Allan Poe intervenne sull’argomento nel suo Eureka: un poema in prosa del 1848: « Se la successione delle stelle fosse infinita allora lo sfondo del cielo ci presenterebbe una luminosità uniforme come quella spiegata dalla Galassia – poiché non vi sarebbe assolutamente neanche un punto in
tutto questo sfondo in cui non esistesse una stella ».

Il cielo dovrebbe essere luminoso come il Sole, ovunque. Be’, non è così, perché se fosse questo il caso non avremmo bisogno dell’illuminazione stradale. Così ci siamo chiesti, per generazioni, cosa rendesse buio il cielo.
Per demolire un paradosso, bisogna demolirne i presupposti, e in questo caso entrambi i presupposti dell’età infinita e dell’assenza di movimento sono sbagliati. Il nostro universo ha avuto inizio con un big bang, che ha dato avvio all’espansione dello spazio-tempo. L’idea di big bang implica sia che l’universo abbia avuto un inizio (cioè che non abbia un’età infinita) sia che si espanda (cioè che non sia statico).

Possiamo risolvere il paradosso perché, anche se sono trascorsi ben 14 miliardi di anni dal big bang, non sono nate abbastanza stelle perché ogni nostro sguardo finisca per posarsi su una di esse. Anche nelle immagini più profonde del telescopio spaziale Hubble vediamo che le galassie rappresentano solo una piccola parte dell’immagine, seppure ciascuna galassia contenga miliardi di stelle. Rinunciare all’assunto di un universo infinitamente vecchio ha conseguenze profonde. Se l’universo ha avuto un inizio, non solo ci sono state delle stelle, ma delle prime stelle, così come delle seconde e delle terze. Quello che sperimentiamo ora è solo uno
stadio di una vita cosmologica molto più ampia. Una vita che possiamo ragionevolmente credere di poter comprendere. Abbiamo osservazioni di stelle giovani e vecchie, galassie antiche e galassie di recente formazione. Viviamo in un’epoca con un accesso senza precedenti all’universo e alla sua storia, e la nostra capacità di colmare i vuoti di conoscenza è aumentata a un ritmo frenetico. Da pura necessità qual era per le civiltà antiche l’astronomia si è ampliata a curiosa passione per ricchi fino a diventare una scienza esistenziale condivisa da tutti. Essa è ormai parte integrante della nostra vita quotidiana al punto che, se un tempo celebravamo ogni nuova scoperta
di stelle e galassie, oggi a malapena alziamo un sopracciglio quando viene individuato un nuovo pianeta. Abbiamo ricostruito la vita del nostro universo addirittura fino ai primordi della sua nascita: il big bang. Possediamo molti dati... ma non è sufficiente. Nonostante l’avanzamento esponenziale della tecnologia e del progresso, c’è un periodo dell’universo di cui, fino a poco tempo fa, non possedevamo alcuna osservazione. Da circa 380.000 fino a un miliardo di anni dopo il big bang l’universo è rimasto in un’Era oscura. Le prime stelle nacquero meno di 200 milioni di anni dopo il big bang. All’origine l’universo era buio e vuoto, finché una semplice stella non emise il suo primo vagito. 

© 2020 emma chapman
This translation is published by arrangement with Bloomsbury Publishing Plc. © 2026 adelphi edizioni s.p.a. Milano

Nell'immagine: la studiosa Emma Chapman.

Su «la Lettura» #745 da oggi in anteprima in questa App e da domani in edicola un articolo di Telmo Pievani su quattro libri che parlano del passato e del futuro della Terra, fra i quali «La prima luce» di Emma Chapman (traduzione di Marco Casareto, Adelphi, pp. 302, euro 28) in uscita il 13 marzo.   


6 mar 2026 | 18:56

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo