Il film della settimana: «Nouvelle vague», la recensione e dove vederlo a Firenze
La storia di Jean-Luc Godard nel momento in cui gira «Fino all’ultimo respiro» raccontata nello stile e nello spirito dello stesso Godard: scanzonato, irriverente e (auto)celebrativo
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Il film della settimana: «Nouvelle vague», la recensione e dove vederlo a Firenze
di <b>Marco Luceri</b><b></b>La storia di Jean-Luc Godard nel momento in cui gira «Fino all’ultimo respiro» raccontata nello stile e nello spirito dello stesso Godard: scanzonato, irriverente e (auto)celebrativo
Si può fare un film sulla storia di Jean-Luc Godard nel momento in cui gira Fino all’ultimo respiro, raccontata nello stile e nello spirito con cui il regista francese ha realizzato quel film? Sembrava impossibile, ma un regista americano raffinato e cinéphile come Richard Linklater c’è riuscito, e chi se non lui poteva farlo, visto che della Nouvelle vague e della sua mitologia vorrebbe esserne un erede più o meno diretto?
Il film, che si intitola, per l’appunto, Nouvelle vague, è uno scanzonato, irriverente e (auto)celebrativo tentativo di ri-vivere una stagione straordinaria del cinema francese, che tra politique des auteurs, amore per l’America e lezioni rosselliniane, insegnò al mondo che la storia del cinema in fondo non esiste: non è «histoire», ma (godardianamente) «histoires du cinéma», perché il cinema riparte ogni volta da una palingenesi, da un anno zero.
Linklater non fa un semplice omaggio, ma si riappropria dello spirito di Godard e così ce lo restituisce mentre gioca a flipper in attesa dell’idea «giusta» (con altrettanto giusta disperazione del produttore), oppure mentre teorizza, inventa, discute, come se un film fosse sempre il primo e l’ultimo, l’alpha e l’omega, l’inizio e la fine di tutto.
Intorno c’è la Parigi (ovviamente in bianco e nero) delle strade e dei loro angoli, dei chiassosi bistrot, della piccole camere, dello sbruffone Belmondo e della complicata Seberg, degli amici e colleghi critici/registi dei Cahiers du Cinéma (Truffaut, Chabrol, Rohmer, Rivette, Varda, etc.) senza dimenticare i direttori della fotografia, gli scenografi, i costumisti, i direttori di produzione e tutta l’allegra brigata che fa un film come si vive la vita. E qui si torna al cinema di Linklater. Come in un miroir.
Regia: Richard Linklater; Interpreti: Guillame Marbek, Zoey Deutch, Aubry Dullin; Sceneggiatura: Holly Gent Palmo, Vince Palmo, Michèle Halberstadt, Laetitia Masson; Fotografia: David Chambille; Montaggio: Catherine Schwatz; Scenografia: Katya Wyszkop; Distribuzione: Lucky Red. Francia, 2025, 120’.
A Firenze è in queste sale: Fiorella.
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6 marzo 2026 ( modifica il 6 marzo 2026 | 14:43)
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