Venezia, una mostra racconta il legame tra etruschi e veneti: «La vicinanza nasce dall’acqua e si muove attraverso i commerci e la sacralità»
Corriere della Sera - Cultura

Venezia, una mostra racconta il legame tra etruschi e veneti: «La vicinanza nasce dall’acqua e si muove attraverso i commerci e la sacralità»

Venerdì 6 marzo 2026
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L’esposizione intende approfondire, nel dialogo delle diversità, la relazione fondativa dei culti e della sacralità dell’acqua

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Venezia, una mostra racconta il legame tra etruschi e veneti: «La vicinanza nasce dall’acqua e si muove attraverso i commerci e la sacralità»

di Isabella Panfido

L’esposizione intende approfondire, nel dialogo delle diversità, la relazione fondativa dei culti e della sacralità dell’acqua

Una invisibile linea d’acqua unisceEtruschi e Venetidel primo millennio a.C. Sotterranea e silente è l’acqua della cura che si rivela alle antiche genti della penisola dall’Etruria alla regione venetica nella mostra, che apre venerdì a Palazzo Ducale «Etruschi e Veneti. Acque Culti e Santuari» curata da Margherita Tirelli e Chiara Squarcina in collaborazione con la Fondazione Rovati di Milano. L’esposizione intende approfondire, nel dialogo delle diversità, la relazione fondativa dei culti e della sacralità dell’acqua. Margherita Tirelli sottolinea la necessità di questa esposizione, «mancando da Venezia mostre sulla antica civiltà veneta dal 1967». Chiara Squarcina accompagna l’apertura con i versi omerici dedicati a Leucotea, «dea che scorre come schiuma del mare». La mostra, di sottile bellezza, è stata inizialmente pensata dal sindaco Luigi Brugnaro che con la consueta fine ironia a sé rivendica anche il lascito di fine mandato sotto le spoglie del delfino Mimmo, essendo un piccolo bronzo in forma di delfino icona della mostra. «Venezia è sempre gravida di meravigliosi progetti» ribatte il ministro della Cultura Alessandro Giuli, alla cerimonia di apertura della esposizione, «l’acqua è elemento di aggregazione per tutti i popoli», suggerendo per la città una efficace immagine alchemica di trasformazione di piombo in oro. E oro e bronzo dominano le meraviglie repertate negli scavi, esposte nelle sale dell’appartamento del Doge secondo una scansione geografico-cronologica a partire dal VII secolo a.C.

Gli etruschi e il sacro

«Gli Etruschi e il sacro» aprono il percorso di visita con la prodigiosa Testa di Leucotea (350 a.C. dal Museo nazionale di Villa Giulia ) da Pyrgi, santuario etrusco noto anche al mondo greco e fenicio-punico, che sorgeva accanto al porto di Caere (Cerveteri), da Pyrgi i due acroteri in pietra riuniti qui eccezionalmente, ceramiche attiche votive, come da Vulci nella sala dedicata ai «Sacri approdi dell’Etruria», lamine d’oro e antefisse architettoniche alludono alla importanza dei luoghi sacri e al legame con la navigazione e il commercio, siti sacri, di aggregazione e scambi. Più in là le sale «termali», Chianciano, Chiusi e il sorprendente sito di San Casciano dei bagni, dai cui più recenti scavi compaiono meraviglie assolute. Da San Casciano, scavato per ora solamente per un decimo circa, sono esposte inedite meraviglie in bronzo, ex voto per corpi risanati, figurine di uomini, donne e bimbi, offerti in devozione alle divinità delle acque , «un pantheon, per gli Etruschi» ci spiega la curatice Tirelli, « mentre singole divinità per ciascun santuario Veneto». In successione i siti di Marzabotto e più a est Spina e Adria, estremi lembi settentrionali della espansione etrusca, luoghi portuali tra fiumi e Adriatico, dai cui scavi emergono frammenti con iscrizioni, laminette in oro incise, gioielli di fattura finissima.

Le sale venete

Si giunge infine alle sale «venete» dei santuari di Montegrotto VIII sec. aC. -II d.C., Lagole nel Cadore, Pora Reitia – guado sull’Adige - a Este (da qui una sorprendente laminetta didattica per uso alfabetico e sillabico), Altino. Da Lagole (scoperto ai primi del Novecento) piccoli manufatti in bronzo di bellezza rara, statuette di soldati di origine celtica ( si deduce dagli elmi), effigi di Ercole, ex voto per acque gelide e risananti. Da Altino VI sec. a.C. luogo di aggregazione e integrazione di genti che approdavano dall’Adriatico verso il Nord, un piccolo magnifico bronzo di Paride arciere, ex voto destinato a sottolineare e accreditare l’origine troiana dei protoveneti, e piccole sculture di cavalli che attestano l’antichissima tradizione di allevamento di cavalli, noti in tutto il mondo antico.
In chiusura, un explicit di assoluto rilievo: dalla Fondazione Bonotto un arazzo prodotto grazie a una tecnologia raffinata che usa filati di plastica riciclata: «We are bodies of water», dedicato alla flora e alla fauna della laguna, quasi un bestiario medievale, immerso nelle sonorità di Giovanni Fontana.

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