Con Enrico Brignano si ride e piange a ChorusLife: il suo «Bello di mamma!» è una dedica speciale
Corriere della Sera - Cultura

Con Enrico Brignano si ride e piange a ChorusLife: il suo «Bello di mamma!» è una dedica speciale

Venerdì 6 marzo 2026
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Martedì lo show, tra allegria e un pizzico di malinconia: «L’ho persa lo scorso anno, questo spettacolo lo dedico a lei»

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Con Enrico Brignano si ride e piange a ChorusLife: il suo «Bello di mamma!» è una dedica speciale

di Rosanna Scardi

Martedì lo show, tra allegria e un pizzico di malinconia: «L’ho persa lo scorso anno, questo spettacolo lo dedico a lei»

Enrico Brignano sarà protagonista a ChoursLife martedì sera

«Uno spettacolo che fa ridere, ma con gli occhi un po’ lucidi». Enrico Brignano definisce così il suo one man show, «Bello di mamma!» che lo porterà martedì, alle 21, sul palco della ChorusLife Arena. Già applaudito nell’estate del 2025 nelle arene all’aperto, lo spettacolo approda ora in una nuova versione pensata per i palazzetti. Ad accompagnare l’attore romano sarà un’orchestra composta da dieci elementi e due coriste. Al centro dello show, di cui lo stesso Brignano è coautore, c’è un’idea semplice e potente: in un mondo che cambia velocemente, pieno di contraddizioni e richieste continue, tutti, prima o poi, sentiamo il bisogno di tornare a quell’abbraccio ancestrale che da bambini ci faceva sentire al sicuro. Ecco perché la scelta del titolo. 

«“Bello di mamma” — afferma l’attore comico — non è un’espressione solo romana, è emotiva. E quella cosa che ti rimette al mondo anche quando il mondo ti ha appena dato una pedata. È quella frase che ti dicevano quando eri piccolo e che ti faceva sentire invincibile, pure quando avevi commesso un disastro».
Il punto di partenza è un’immagine universale che rimanda all’infanzia: la voce della mamma che risolveva le paure, una tazza di cioccolata, i cartoni animati, una coperta che scaldava gambe e cuore. Brignano non poteva che dedicare lo spettacolo a sua mamma, Anna. «È una dedica naturale — conferma —, inevitabile. L’anno scorso l’ho persa all’improvviso, mentre ero a teatro, in scena. Quando succedono cose così capisci subito che quello che stai facendo non è solo lavoro, è un legame con chi ti ha cresciuto. Questo spettacolo è il mio modo di dirle grazie, davanti a tutti». 

E ha anche un aneddoto che riguarda l’espressione. «Quella frase — racconta Brignano — me la disse mamma una sola volta nella vita, ma me la sono portata dentro per sempre. Tornai a sorpresa da New York dopo sei mesi, lei stava ancora nel nostro negozio a Dragona. Mi vide, mi saltò al collo e mi disse: “Bello di mamma”... Con annesso pizzicotto sulla guancia, ovviamente. In quel momento, ho capito tutto: che ero a casa, che ero amato, che potevo andare ovunque, ma da lì partivo sempre». Da qui Brignano costruisce un’osservazione più ampia sul presente: un’epoca in cui notizie allarmanti, tecnologia e ritmi accelerati convivono con la nostalgia dei tempi passati. 

Le provocazioni globali, dalle guerre all’intelligenza artificiale, dall’inclusione che a volte divide alle contraddizioni della transizione ecologica, diventano materiale comico e insieme terreno di riflessione. Lo spettacolo ha, dunque, un doppio registro: divertente e malinconico. «Come la vita — afferma l’artista —. Prima ridi, poi ti commuovi, poi ti dici: “Ammazza, ma stava parlando di me”». Oggi, tuttavia, è ancora più difficile far ridere. «Non perché la gente non abbia voglia di ridere — conclude l’attore —, ma perché ha paura di farlo. Come se ridere fosse diventato quasi un atto rivoluzionario».

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