Bologna, la vita e il cinema di Agnès Varda in mostra al Modernissimo. La Cineteca celebra l'unica regista donna della Nouvelle Vague francese
Prima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastián, è al centro della mostra «Viva Varda! Il cinema è donna» a cura di Florence Tissot
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Bologna, la vita e il cinema di Agnès Varda in mostra al Modernissimo. La Cineteca celebra l'unica regista donna della Nouvelle Vague francese
di Piero Di DomenicoPrima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastián, è al centro della mostra «Viva Varda! Il cinema è donna» a cura di Florence Tissot
Basterebbe dire, come ricorda il direttore della Cinémathéque française Frédéric Bonnaud, che è stata l’unica regista donna nella magica stagione della Nouvelle Vague francese. Per comprendere l’importanza di Agnès Varda, nata in Belgio da padre greco e madre francese ma vissuta in Francia, scomparsa a 90 anni nel 2019. A lei è dedicata una mostra alla Galleria Modernissimo, fino al 10 gennaio 2027 con ingresso a 11 euro. Un viaggio lungo 1.200 mq su una figura unica della storia del cinema, dell’arte, della fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila. Prima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastián, è al centro della mostra «Viva Varda! Il cinema è donna» a cura di Florence Tissot, con la direzione artistica della figlia Rosalie Varda e le scenografie di Giancarlo Basili. Agnès Varda, «che esprimeva la sua libertà in tanti modi, era di casa a Bologna, in Cineteca ma non solo», racconta Rosalie presentando un percorso denso di film, foto, installazioni, cimeli e costumi.
Uno sguardo anticonvenzionale
Le immagini scattate da Varda trasportano nella Parigi del dopoguerra, in particolare nel suo cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, creazione e sperimentazione della regista per quasi sette decenni. Quel cortile, condiviso più tardi con il suo compagno, il regista Jacques Demy, diventò il cuore pulsante del suo universo. Le fotografie e gli estratti di film in mostra mettono in risalto lo sguardo anticonvenzionale che l'artista rivolge attraverso opere come «Cléo dalle 5 alle 7» o «Daguerréotypes», dai quali traspare il suo interesse per le donne e per le vite marginali. Agli anni parigini fanno eco quelli dei suoi viaggi in Italia, da Venezia a Roma, nel 1959 e nel 1963. All'epoca era conosciuta come fotografa teatrale e realizzava reportage per la stampa. Nel maggio 1963, la rivista francese «Réalités» le commissionò un ritratto di Luchino Visconti, appena insignito della Palma d'oro per «Il Gattopardo». Nello stesso periodo Jean-Luc Godard girava «Il disprezzo» negli studi Titanus, così Varda realizzò anche immagini del suo amico mentre dirigeva Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli.
La sua «Cinécriture»
Un’opera totale la sua, che abbraccia la pittura, la Nouvelle Vague, Jacques Demy, il teatro e i gatti, Fidel Castro, Jim Morrison, Jane Birkin, Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni e Madonna. La mostra è suddivisa in varie sezioni, dal rapporto tra Varda e le immagini alla dimensione sociale e nomade dei suoi film, dalla «Cinécriture», neologismo coniato dalla stessa regista, parola composta con la quale intendeva l’intero processo creativo come forma di scrittura, alle sue tante famiglie.
Gli amori, le amicizie, il femminismo
Indipendente fin dall’adolescenza, Varda ha sempre operato scelte sentimentali, coniugali e familiari poco convenzionali. Incontrando personalità molto diverse tra loro, come Valentine Schlegel (sua compagna, che la introdusse all’arte), Jean Vilar (personalità di spicco del teatro francese ed europeo), Alexander Calder (artista e amico), Chris Marker e Alain Resnais (registi del Groupe Rive Gauche). O, ancora, Catherine Deneuve, interprete di alcuni dei suoi film di finzione, e ovviamente Jacques Demy, suo marito e complice. Il suo femminismo si manifesta nelle amicizie, in particolare con Delphine Seyrig, nella sua indipendenza economica, costruita già nel 1954 con la società di produzione Ciné-Tamaris, e nei numerosi interventi sul ruolo delle donne nel mondo del cinema. La sua sensibilità femminista traspare anche nel modo in cui rinnova i racconti e i personaggi sullo schermo, con l’intenzione di proporre un’immagine alternativa delle donne e della coppia, lontana da ciò che lei stessa definiva i «cliché collettivi».
Viaggio in Italia
In mostra c’è spazio anche per una «Passeggiata italiana», perché Varda per settant’anni ha vissuto l’Italia come spazio dell’arte e dell’amicizia. Fin dagli anni Cinquanta fotografò e raccontò infatti colleghi italiani come Federico Fellini e Giulietta Masina o Luchino Visconti, intervistando anche Pier Paolo Pasolini a New York nel 1966.
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