Niente divieti al «veggie burger». Passo indietro di Consiglio e Parlamento Ue
Termine ormai entrato nell'uso comune. Resteranno però vietate tutte le denominazioni tradizionalmente abbinate alla carne se associate a prodotti a base vegetale
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Niente divieti al «veggie burger». Passo indietro di Consiglio e Parlamento Ue
di Corriere AnimaliTermine ormai entrato nell'uso comune. Resteranno però vietate tutte le denominazioni tradizionalmente abbinate alla carne se associate a prodotti a base vegetale
(Getty Images)
Il «veggie burger» potrà continuare a chiamarsi così, anche se non è prodotto con parti derivanti da animali vivi. Lo hanno stabilito in un accordo il Consiglio europeo e il Parlamento Ue, che stanno affrontando la riforma del regolamento sull'Organizzazione comune dei mercati agricoli (Ocm). Per rafforzare la posizione contrattuale degli agricoltori nella filiera da tempo si chiede di tutelare anche dal punto di vista lessicale i prodotti a base di carne, per evitare confusione nei consumatori secondo i promotori ma di fatto per cercare di ostacolare un mercato di cibi vegetali o a base vegetale che sta prendendo sempre più piede.
Il «veggie burger» è stato il prodotto simbolo, ma essendo ormai sul mercato da tanti anni ed essendo stato ormai sdoganato nel linguaggio comune era difficile pensare ad una marcia indietro. Come del resto avvenuto in passato con l'utilizzo del termine latte, che è ancora possibile utilizzare associato a «detergente» o associato a mandorla e cocco, così come si può utilizzare «burro di cacao» pur non essendo questo derivato del latte. E del resto nei mesi scorsi erano state le stesse grandi catene della distribuzione, che vendono prodotti a base di carne ma anche quelli per vegani e vegetariani, a opporsi, contribuendo probabilmente a influenzare i decisori di Bruxelles.
L'accordo introduce una definizione del termine «carne» come «parti commestibili di animali» e dunque specifica che nomi come bistecca, filetto o fegato debbano essere riservati ai prodotti contenenti carne ed escludere i prodotti coltivati in laboratorio. Dopo intense trattative, non sono rientrati i «veggie burger» anche se l'intenzione è di vietare qualunque altra declinazione al vegetale di denominazioni carnivore, per cui non si dirà più bistecca vegetale.
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L'intesa tutela anche i termini manzo, vitello, maiale, pollame, pollo, tacchino, anatra, oca, agnello, montone, ovino, caprino, coscia, filetto, controfiletto, fianco, lombo, bistecca, costine, spalla, stinco, braciola, ala, petto, fegato, coscia, petto, costata, T-bone, scamone e pancetta. «Tali termini sono riservati esclusivamente ai prodotti a base di carne e non possono quindi essere utilizzati per prodotti che non contengono carne, come ad esempio quelli ottenuti da colture cellulari», precisa una nota del Consiglio.
Per rafforzare il ruolo degli agricoltori nella catena di approvvigionamento, le modifiche al regolamento Ocm rendono obbligatori i contratti scritti tra agricoltori e acquirenti, includendo anche una clausola di revisione, per garantire che i contratti a lungo termine tengano conto dell'andamento del mercato, delle fluttuazioni dei costi e delle condizioni economiche. Viene inoltre consentito agli Stati membri di fornire un sostegno finanziario supplementare alle organizzazioni di produttori e alle loro associazioni nel quadro degli interventi settoriali della Pac e definite le condizioni per l'uso di termini di commercializzazione facoltativi come «equo», «equitativo» e «filiera corta» per garantire chiarezza sia ai produttori che ai consumatori. L'accordo dovrà essere confermato da entrambe le istituzioni prima di entrare in vigore.
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6 marzo 2026
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