Agostino Riitano: «Torino Capitale europea della Cultura 2033 non è un grande evento, ma un’occasione grandiosa»
Corriere della Sera - Cultura

Agostino Riitano: «Torino Capitale europea della Cultura 2033 non è un grande evento, ma un’occasione grandiosa»

Venerdì 6 marzo 2026
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Il project manager guida i lavori: «Al via incontri nelle otto Case di quartiere per coinvolgere i cittadini. Dovremo metterci in relazione anche con le altre città che sono state Capitali europee e con il nostro Paese gemello, l’Olanda»

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Agostino Riitano: «Torino Capitale europea della Cultura 2033 non è un grande evento, ma un’occasione grandiosa»

di Paolo Morelli

Il project manager guida i lavori: «Al via incontri nelle otto Case di quartiere per coinvolgere i cittadini. Dovremo metterci in relazione anche con le altre città che sono state Capitali europee e con il nostro Paese gemello, l’Olanda»

Nel riquadro, Agostino Riitano

Entra nel vivo il processo per la candidatura di Torino a Capitale europea della Cultura 2033. Il tempo c’è ma non è tantissimo, perché fra la fine di quest’anno e l’inizio del 2027 il ministero della Cultura dovrà pubblicare il bando per consentire alle città italiane di presentare il proprio dossier (avranno circa dieci mesi di tempo per farlo) per poi scegliere la vincitrice entro il 2028. L’Italia, stando alle regole di questo tipo di riconoscimento, sarà abbinata all’Olanda, che a sua volta sceglierà la propria città con il medesimo procedimento. Se Italia e Olanda sono «avversarie» per la collaborazione con i Giochi olimpici invernali 2030 nelle Alpi Francesi, saranno invece alleate per la cultura nel 2033. Torino avrebbe buone possibilità. Alla guida del percorso di candidatura c’è Agostino Riitano, che dallo scorso anno («il percorso è iniziato sette anni fa, ma il mio inizio è il 14 febbraio 2025») guida i lavori per la definizione del dossier. Project manager, nato a Torre del Greco nel 1977, ha già lavorato ai dossier di Matera Capitale europea della Cultura 2019 e delle due Capitali italiane della Cultura del 2022 (Procida) e del 2024 (Pesaro). Non essendoci ancora il bando, ora le «sfidanti» di Torino si possono solo ipotizzare, ma ci sarebbero già Viterbo, Norcia, Piacenza, la stessa Pesaro (con Urbino e Fano) e Trieste. Torino ha deciso di partire in anticipo, investendo 500 mila euro l’anno fino al 2027 per definire il dossier (in caso di vittoria, poi, riceverà 1 milione di dotazione economica).

Agostino Riitano, avete lanciato la campagna «Ready to Play the Future?». Ora che succede?
«Dopo un anno di lavoro, nel quale ho avuto 420 incontri one to one e ho avviato gruppi di lavoro con portatori di competenze specifiche, vogliamo sperimentare dei livelli di co-creazione su una scala cittadina. Lavoreremo con le otto Case di quartiere, un modello che Torino sta esportando in Italia e all’estero. Ciascuna coinvolgerà gruppi di cittadini, per un totale di 300 o 400, che lavoreranno insieme a un artista, a sua volta individuato tramite una open call internazionale attesa per la prossima settimana. Ogni gruppo di cittadini individuerà un’istituzione culturale con cui lavorare».

Cosa faranno?
«Si renderanno disponibili a essere condotti da un artista, che abbia già avuto esperienze di lavoro con le comunità, alla creazione di un’idea. Non sarà creata un’opera, ma sarà individuata una sfida particolarmente rilevante che grazie allo sguardo dell’artista avrà una natura progettuale. Ci saranno quindi otto progetti con sensibilità diverse, tracce sulle quali faremo dei ragionamenti in chiave europea. Noi dovremo metterci in relazione anche con le altre città che sono state Capitali europee e con il nostro Paese gemello, l’Olanda».

Torino ha una presenza molto importante di comunità straniere. Saranno incluse in questo percorso?
«Sì, ma non con un progetto specifico, perché le comunità straniere saranno già nelle trame del nostro ragionamento. Torino dà in media 5 mila nuove cittadinanze all’anno, significa che da qui al 2033 avremo potenzialmente 40 mila nuovi cittadini torinesi ed europei. Lavoriamo con la rete di associazioni, l’osservatorio dell’assessorato a Diritti e Pari opportunità, il Comitato Interfedi e molti altri. Non dimentichiamo che Torino ha un centro interculturale che compie 30 anni, unica realtà italiana di questo genere a gestione pubblica con 30 anni di storia».

Su quali temi state lavorando?
«Al momento non possiamo svelare le nostre carte, ma possiamo dire che attraverso i libri e l’intelligenza artificiale costruiremo i nostri pilastri. Spesso nel dibattito si confondono capitale italiana e capitale europea della cultura, ma la nostra dimensione è europea; quindi, non dobbiamo solo elencare la nostra potenza di fuoco culturale, dobbiamo invece fare delle scelte di natura strategica. È un’operazione più intima e sofisticata. Ognuno deve pensare: quale valore posso portare? Andremo anche a travalicare i confini amministrativi di Torino per andare verso una dimensione metropolitana con delle ramificazioni regionali. La Capitale europea della Cultura non è un grande evento, è un’occasione grandiosa».

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