Sicilia, 1943
Lo scatto di un maestro della fotografia, un istante che racconta la guerra senza armi né altro: è l’incontro tra un soldato e un contadino fermato per sempre da Robert Capa. È una delle foto in mostra a Gorizia fino al 3 maggio
05 March 2026
Sicilia, 1943
di FABRIZIO VILLAA Gorizia, città di confine che nel Novecento ha conosciuto linee tracciate e poi ricomposte, Back to Peace? La guerra vista dai grandi fotografi Magnum — in mostra a Palazzo Attems Petzenstein fino al 3 maggio — non è soltanto un progetto espositivo ma un confronto diretto con la storia europea. In un luogo che ha vissuto separazioni reali, muri e ricuciture, le immagini di guerra non restano mai neutrali: interpellano la memoria collettiva e la responsabilità del presente. Tra le fotografie esposte ce n’è una (qui sopra, © Robert Capa/International Center of Photography/Magnum Photos) che non mostra esplosioni né rovine, eppure racconta la guerra nella sua struttura più elementare. Un contadino con il berretto scuro e il volto scavato dal sole impugna un bastone e lo tende verso l’orizzonte; accanto a lui un soldato americano, accovacciato, segue quella direzione con concentrazione assoluta. Non c’è gesto superfluo. C’è orientamento. È l’estate del 1943, Sicilia, Operazione Husky.Le truppe alleate avanzano tra campi arsi, alture ondulate, strade sterrate. I paesaggi agricoli diventano mappa militare. Il contadino conosce quei sentieri meglio di qualsiasi carta geografica; in quell’istante la sua memoria del territorio diventa strategia.
La composizione è essenziale: i due corpi disegnano una diagonale che conduce lo sguardo fuori dall’inquadratura, verso ciò che non vediamo ma che determina l’immagine. Il bastone organizza lo spazio come una linea di tensione. La guerra è nel fuori campo. E poco più in là, quasi invisibile ma decisivo, c’è Robert Capa.Lo si può immaginare abbassato quanto basta per stare alla stessa altezza dei due uomini, la macchina fotografica pronta, attento a non incrinare la naturalezza del momento. Non dirige la scena. Non chiede di ripetere il gesto. Attende che l’indicazione sia reale, che il soldato segua davvero quella direzione. Scatta quando l’attenzione è autentica.
Capa lavora così: entra nello spazio, condivide il terreno, accetta la vulnerabilità di chi si trova lì. Nato a Budapest nel 1913, esule, tra i fondatori di Magnum nel 1947, attraversa i principali conflitti del suo tempo scegliendo sempre la prossimità come metodo. Undici anni dopo questo scatto, il 25 maggio 1954, morirà in Indocinasaltando su una mina mentre segue una colonna militare. Non è un dettaglio romantico: è la conseguenza coerente di un modo di intendere il fotogiornalismo. Cosa muove un fotoreporter a stare in quel punto, in quella luce, in quella polvere? Non è soltanto coraggio. È l’idea che la storia debba essere vista da vicino per essere compresa. È la convinzione che l’immagine possa diventare testimonianza e non semplice illustrazione. È la consapevolezza che senza quel gesto — premere l’otturatore in un istante preciso — il passaggio di conoscenza tra un contadino e un soldato resterebbe invisibile, e con esso una parte di verità.
Nel percorso curato da Marco Minuz e da Andrea Holzherr, direttrice delle mostre di Magnum Photos, questa fotografia dialoga con quelle di George Rodger, Werner Bischof, David «Chim» Seymour e Wayne Miller, in un racconto che attraversa il conflitto e la difficile transizione verso la pace. E oggi, mentre nuove guerre attraversano il mondo,la domanda si impone: a cosa serve una mostra sulla guerra? Serve a restituire tempo allo sguardo, a sottrarre le immagini alla velocità del consumo, a ricordare che dietro ogni fotografia c’è un corpo che si espone e una scelta che pesa. Serve a farci capire che la pace non è uno stato naturale ma una costruzione fragile. La fotografia non ferma la guerra. Ma può impedire che diventi invisibile.
Nell’immagine: Un contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi, nei pressi di Troina, Italia, agosto 1943. Robert Capa/International Center of Photography/Magnum Photos.
Su «la Lettura» #744 in edicola e nell’App Fabrizio Villa racconta la mostra «Back to Peace? La guerra vista dai grandi fotografi Magnum», a Gorizia, Palazzo Attems Petzenstein, fino al 3 maggio. Organizzata dall’Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli -Venezia Giulia, prodotta da Suazes con Magnum Photos, la mostra è curata da Andrea Holzherr e Marco Minuz e fa parte del cartellone di GO! 2025, Nova Gorica - Gorizia Capitale europea della Cultura. Si tratta della più ampia raccolta di fotografie dell'agenzia dedicate ai reportage realizzati durante la Seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra con oltre 200 scatti (palazzoattems.regione.fvg.it/it).
3 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 16:48)
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