Che cosa insegna il caso Lovaglio
Il governo non lo ha appoggiato pur essendo il ministero dell’Economia ancora azionista del gruppo senese. Del resto il banchiere era stato nominato da Draghi
Che cosa insegna il caso Lovaglio
di Ferruccio de Bortoli | 5 marzo 2026Il governo non lo ha appoggiato pur essendo il ministero dell’Economia ancora azionista del gruppo senese. Del resto il banchiere era stato nominato da Draghi
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Luigi Lovaglio, il banchiere che ha risanato il Monte dei Paschi di Siena, è stato escluso a sorpresa (ma forse non così tanto) dalla lista per il rinnovo del consiglio d’amministrazione del gruppo bancario che sarà votata nell’assemblea del 15 aprile. Lovaglio si è sfogato con Andrea Greco di Repubblica.
Il governo non lo ha appoggiato pur essendo il ministero dell’Economia ancora azionista del gruppo senese. Del resto il banchiere era stato nominato da Draghi. Nell’era Meloni, nel conformismo dilagante della classe dirigente, conta la fedeltà. L’idea di scalare Mediobanca è stata sua e ha fornito l’occasione (ghiotta) al gruppo Caltagirone e alla Delfin degli eredi del Vecchio, guidata da Francesco Milleri, di rafforzare il loro controllo sulla banca d’affari milanese (alla fine umiliandola) e, in prospettiva, sulle Generali. Nell’inchiesta milanese sull’ipotesi che vi sia stato un concerto tra azionisti alla base dell’Offerta pubblica di scambio dello scorso anno è diventata celebre la conversazione tra lo stesso Lovaglio e l’azionista di maggior peso di Mps,
Francesco Gaetano Caltagirone. Dice l’imprenditore al banchiere: «Ma è lei il vero comandante, come sta?». «Molto bene, abbiamo fatto una bella operazione, il vero ingegnere è lei, io ho eseguito solo l’incarico» risponde il banchiere. I due non devono essere andati molto d’accordo in seguito. Lovaglio ha commesso l’errore di credere alla finta formalità di quella conversazione finita nell’inchiesta. Il comandante era ed è l’ingegnere. Cioè comanda l’azionista, non il manager. Perché questa è la filosofia della legge Capitali che il redivivo gruppo senese si appresta ad applicare per la prima volta, fortemente voluta dal governo Meloni. Ed è il segno dei tempi. Piaccia o no. Lovaglio ha commesso lo stesso errore dei dirigenti (troppo autoreferenziali) di Mediobanca che pensavano di essere più forti dei loro azionisti. Si è forse illuso che gli dovessero un po’ di gratitudine. Ed è rimasto vittima della discontinuità dell’ipocrisia. I volti del potere sono sempre imperscrutabili. Anche per chi è convinto di conoscerli bene.
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5 marzo 2026, 12:01 - modifica il 5 marzo 2026 | 12:05
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