Riccardo Frizza, l'orchestra e la crisi esistenziale. «Ormai facevo altro nella vita, con Donizetti tornò la scintilla. Vorrei proseguire fino al 2030»
Corriere della Sera - Cultura

Riccardo Frizza, l'orchestra e la crisi esistenziale. «Ormai facevo altro nella vita, con Donizetti tornò la scintilla. Vorrei proseguire fino al 2030»

Giovedì 5 marzo 2026
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Il direttore musicale e artistico del Donizetti Opera Festival: «Folgorato da Mozart a 13 anni. La Night? Saremmo in grado, ma manca il budget»

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Riccardo Frizza, l'orchestra e la crisi esistenziale. «Ormai facevo altro nella vita, con Donizetti tornò la scintilla. Vorrei proseguire fino al 2030»

di Camilla Bianchi

Il direttore musicale e artistico del Donizetti Opera Festival: «Folgorato da Mozart a 13 anni. La Night? Saremmo in grado, ma manca il budget»

Riccardo Frizza, direttore musicale e artistico del Donizetti Opera Festival (foto Manzoni/ Lapresse)

«Vivo di musica dal 2001, l’anno del mio debutto al Festival Verdi di Parma e poi al Rossini Opera Festival. I primi appuntamenti importanti dopo anni di gavetta». Seduto in platea, tra i velluti rossi del Teatro Donizetti, il Maestro Riccardo Frizza ripercorre i suoi primi 25 anni sul podio. «Tutto inizia durante un viaggio in Austria con la mia famiglia — racconta —. Avevo 13 o 14 anni e studiavo pianoforte al Conservatorio di Brescia. Il giorno di Pasqua, nel Duomo di Vienna, assisto alla “Missa solemnis” di Mozart suonata dai Wiener Philharmoniker e diretta da un anziano signore che indossava un lupetto bianco, Herbert von Karajan. Rimasi folgorato. Quel giorno decisi che volevo diventare un direttore d’orchestra».

Seguirono anni di studio, i primi passi nell’Orchestra sinfonica di Brescia e «un periodo di training interrotto nel 1991 quando, a seguito di una crisi esistenziale, lasciai tutto». Ma al destino non si comanda. «Nel 1996 seguo un corso del Maestro Gianluigi Gelmetti che l’anno dopo ritrovo a Bergamo, in Santa Maria Maggiore, dove dirige il Requiem di Donizetti». Lì scocca una nuova scintilla. «E io, che ormai facevo altro nella vita e avevo una mia azienda, faccio domanda d’ammissione all’Accademia Chigiana di Siena e nel ’98 riprendo l’attività di perfezionamento».

Insomma, Donizetti le ha cambiato la vita.
«Mi ha riportato alla direzione d’orchestra che avevo abbandonato. Proprio quel Requiem, che poi ho diretto durante la pandemia, a Bergamo, davanti al Presidente Mattarella. Una partitura e un compositore che hanno significato moltissimo per me. E c’è di più. Quando ero in Conservatorio la classe di canto mise in scena “Le convenienze e inconvenienze teatrali”, titolo che faremo quest’anno al festival, e mi affidarono la direzione. La prima opera che ho diretto era di Donizetti».

Il 2026 sarà per lei un anno fitto di appuntamenti. Dirigerà opere liriche e concerti sinfonici in Italia e all’estero. Dove si sente veramente a casa?
«In questo teatro mi sento a casa. E non solo perché ci lavoro dal 2018, da quando ho avuto l’incarico di direttore musicale del Donizetti Opera, e ora mi occupo anche della direzione artistica. Qui ci si impegna perché Donizetti venga riscoperto e riposizionato. La Renaissance è iniziata con Gianandrea Gavazzeni negli anni Quaranta, ma non si è sviluppata nel modo in cui il compositore meritava. Mi affascina poter dare il mio contributo».

Che stagione è stata quella che si è appena chiusa?
«Francesco Micheli aveva già impostato i titoli e abbozzato qualche idea sul casting, a parte la Caterina Cornaro il resto era da decifrare. Ho scelto registi e interpreti per il Furioso all’isola di Santo Domingo e per il dittico al Teatro Sociale. Abbiamo riportato in luce un capolavoro, la Caterina Cornano così come era stata scritta da Donizetti. E le regie di Manuel Renga hanno avuto un grande successo. La Bottega Donizetti ogni anno sforna nuovi talenti, a Bergamo sono nate voci importanti. Se, oltre a riscoprire il compositore e le sue opere, diamo opportunità a giovani artisti, allora abbiamo centrato l’obiettivo».

La terza recita della Caterina Cornaro che non l’ha vista sul podio e le polemiche conseguenti bruciano ancora?
«Penso che quello che dovevamo dire l’abbiamo detto, le polemiche lasciano il tempo che trovano. La Fondazione sapeva benissimo qual era la situazione (Frizza è rimasto al Teatro San Carlo di Napoli per le riprese Rai di una prova generale, ndr). Abbiamo comunicato al pubblico del Donizetti che c’era stato un cambiamento improvviso e abbiamo cercato di trovare una soluzione nel modo più chiaro possibile. Per me il discorso finisce qui».

Nella prossima stagione del Donizetti Opera non dirigerà. Perché questa scelta?
«Quando mi è stata offerta la direzione artistica ho ritenuto che non fosse il caso di autoscritturarmi tutti gli anni. Il festival va curato e dirigere è un impegno notevole. In accordo con la Fondazione e con l’amministrazione comunale si è deciso che avrei diretto un anno sì e uno no. Trovo giusto dare spazio ad altri interpreti che possono darci una mano a riscoprire Donizetti. E poi, con tre produzioni da portare avanti, le posso assicurare che la direzione artistica diventa molto impegnativa».

L’annunciata volontà di rendere più internazionale il festival cosa prevede?
«Più interpreti stranieri e più pubblico dall’estero, oltre al riconoscimento internazionale del festival. Vorremmo proiettare il nome di Bergamo al di fuori del nostro Paese, far vedere che il festival è vivo ed è un riferimento per il belcanto. Quest’anno il 24% degli spettatori è arrivato da 33 nazioni diverse, anche grazie all’aeroporto di Orio. E aumentano i giovani spettatori, agli under 30 dedichiamo le anteprime e facciamo in modo che possano godere di prezzi agevolati».

Quanto è importante il lavoro che state facendo sulle edizioni critiche?
«Molto importante, e il contributo della Fondazione in collaborazione con le edizioni Ricordi è decisivo. Se un teatro vuole rappresentare un’opera di Donizetti sa che rivolgendosi a Ricordi può avere testi che sono stati studiati, verificati, commentati criticamente, e quindi può offrire al pubblico una pagina fedele. I titoli donizettiani in passato sono stati spesso tagliati, modificati a seconda delle esigenze dei cantanti, è fondamentale avere edizioni critiche».

Per valorizzare il «brand» Donizetti non si dovrebbe puntare anche sui luoghi donizettiani?
«Quando ho presentato il mio progetto artistico ho proposto una maggiore sinergia con le realtà locali legate a Donizetti. Ci stiamo lavorando, ma non è semplice. Fare rete vuol dire consentire al pubblico che viene a Bergamo di visitare la casa natale del compositore, il Museo Donizettiano, la Biblioteca Mai. Non nascondo che mi piacerebbe in futuro una maggiore sinergia con il Comune per poter coordinare meglio i luoghi donizettiani».

Il suo incarico è stato rinnovato sino al 2027. Pensa basteranno questi anni per lasciare un segno?
«Tre anni non sono sufficienti. Non le nascondo che mi piacerebbe continuare la mia avventura oltre il ’27 per poter lasciare un segno riconoscibile. La programmazione del ’25 era già in buona parte fatta, il ’26 e il ’27 nel nostro mondo sono domani e dopodomani. La prospettiva sarebbe arrivare almeno sino al 2030 e da oggi iniziare a fare una programmazione a lungo termine che ci consenta di tracciare una rotta ben definita».

Niente Donizetti Night quest’anno? Sarà un festival meno pop?
«Per certi versi sì. Abbiamo comunque un’attività off molto importante, con tanti eventi. Noi siamo in grado di organizzare una Donizetti Night, ma il nostro budget non ci mette nelle condizioni di poterla sostenere. Preferiamo investire sull’attività artistica, ma se l’amministrazione comunale dovesse decidere di fare una Donizetti Night noi ci siamo».

La lirica notoriamente costa. Voi godete di finanziamenti statali ma le risorse private sono irrinunciabili.
«Sappiamo che il teatro in futuro dovrà contare sempre di più sul supporto dei privati, i contributi pubblici vanno assottigliandosi. Abbiamo la fortuna di avere un territorio ricco, con grandi imprese che ci sono vicine. Sostenuti da Confindustria abbiamo tenuto una serata dedicata alla “Leadership armonica”. Facciamo workshop e spettacoli nelle aziende. Lavoriamo su più fronti ma lottiamo con risorse contenute. Se vogliamo fare un balzo in avanti dobbiamo incrementare il budget. Il mio auspicio è che nei prossimi anni questo traguardo si possa raggiungere».

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5 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 07:51)

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