Sport e guerra, il confine cancellato
Domani tocca alle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina. La tregua è sempre più scritta sulla sabbia, poco letta da premier di molti Paesi, più orientati alle strategie militari che a quelle diplomatiche
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Sport e guerra, il confine cancellato
Daniele Dallera | 4 marzo 2026Domani tocca alle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina. La tregua è sempre più scritta sulla sabbia, poco letta da premier di molti Paesi, più orientati alle strategie militari che a quelle diplomatiche
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Dove c’è sport non c’è guerra. La partita, la gara, la competizione, è la simulazione per eccellenza di una battaglia. Il migliore di tutti, spesso imitato (sbagliando perché inimitabile) ma mai raggiunto, Gianni Brera, raccontava la partita usando simbologie che cadevano dall’alto della sua cultura, che si rifacevano a conflitti ed epiche battaglie. Mai dimenticare che la sfida sportiva è sempre governata da un arbitro, da un giudice, che in alcune discipline diventa giuria. Interviene addirittura la tecnologia che intercetta le trappole e i trucchi del non visto: la legge, il regolamento, nello sport dovrebbe regnare sovrano. Sappiamo invece che ogni guerra è sporca e feroce, quindi lontano dallo sport. Tregua olimpica, la mitica «ekecheiria», ha sempre avuto una sua solenne dignità, adesso calpestata da questo mondo che non rispetta più nulla, nemmeno gli alleati, mantenendoli all’oscuro di tutto, in particolare se si tratta di lanciare missili. Figuriamoci se ferma i suoi droni e le sue bombe perché inizia una Olimpiade.
La tregua è sempre più scritta sulla sabbia, poco letta da premier di molti Paesi, più orientati alle strategie militari che a quelle diplomatiche. Domani tocca alle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina. Con una infelice decisione il comitato paralimpico internazionale ha ammesso russi e bielorussi, riconoscendo loro simboli e bandiere. Peccato che abbia generato la reazione indignata di parecchie delegazioni che hanno deciso di boicottare la cerimonia d’apertura di Verona: l’Ucraina è insorta per prima, altri 10 Paesi l’hanno seguita. Il conflitto in Iran mosso da Usa & Israele ha avvelenato l’aria olimpica. Risultato? A Verona le bandiere delle delegazioni in gioco saranno imbracciate da volontari: aboliti i portabandiera ufficiali. Intanto il Times scrive che la Russia sta investendo decine di milioni di dollari (non rubli) per reclutare veterani di guerra negli sport paralimpici. Sport e guerra due poli opposti, d’accordo, ma mai così vicini.
4 marzo 2026
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