Cinema, De Angelis e Accorsi nell'ultimo film del regista Mordini: «Il mio film? Una lezione per voi, uomini possessivi»
Corriere della Sera - Cultura

Cinema, De Angelis e Accorsi nell'ultimo film del regista Mordini: «Il mio film? Una lezione per voi, uomini possessivi»

Mercoledì 4 marzo 2026
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Esce il film girato a Trieste, tratto da un romanzo, che racconta una vittima e il suo sentirsi braccata e non capita

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Cinema, De Angelis e Accorsi nell'ultimo film del regista Mordini: «Il mio film? Una lezione per voi, uomini possessivi»

di Sara D'Ascenzo

Esce il film girato a Trieste, tratto da un romanzo, che racconta una vittima e il suo sentirsi braccata e non capita

«La “lezione” che non è ancora finita è quella verso il pubblico, verso la società civile, di questo parla il film: siamo pieni di persone allontanate da un giudice che poi si riavvicinano e finisce malissimo. Questi segnali vengono vissuti dalla vittima sulla sua pelle, ma spetta a tutti noi cercare di capirli in anticipo». 

Da domani sarà al cinema con Vision Distribution La Lezione di Stefano Mordini girato a Trieste, interpretato da Matilda De Angelis e Stefano Accorsi, tratto dal romanzo omonimo del padovano Marco Franzoso (Mondadori). È la storia di Elisabetta (De Angelis), giovane avvocata che dopo aver difeso un cliente (Accorsi) da un’accusa di violenza poi ritrattata dalla vittima ha la sensazione di essere seguita. Un film - e prima un romanzo - che parla di vittime e del senso di frustrazione e solitudine che si prova quando si denunciano maltrattamenti.

Mordini, dal libro di Franzoso al film: che cosa l’ha attratta di questa storia?
«Il possesso, la gelosia, il controllo nelle relazioni amorose, la violenza di genere sono tematiche che ho già trattato in film precedenti: il produttore Roberto Sessa che me l’ha proposto pensava fosse giusto per me, che dentro ci fosse la possibilità di approfondire i meccanismi delle relazioni. Il romanzo è costruito su un’idea di genere thriller, perfetto per la trasposizione».

Elisabetta si sente braccata dall’ex. Con gli attori ha lavorato sulle paure?
«La centralità del film è come si supera un danno. Il rapporto col fidanzato si trasforma per lei nel sentire che le manca un pezzo che non riesce a mettere a fuoco. E il cinema prevede che l’incontro con l’ignoto nella caverna più recondita vada affrontata». Il film ha due ambientazioni: la Trieste della bora e della Barcolana e una casa isolata. «La bora mi serviva per inserire lo straniamento, qualcosa che porta alla follia. Uno stereotipo per dire di come il vento trascini i pensieri: a volte li confonde, a volte li chiarisce. La casa è la tipica ambientazione per mettere in atto il Kammerspiel, il dramma da camera».

In certi momenti il rapporto sembra rovesciarsi ed Elisabetta appare come una sequestratrice alla «Misery non deve morire». 
«La casa è una sede di confronto, in cui le verità nascoste, per citare un altro film, vengono fuori. La voglia di riscatto che ha Elisabetta entra spesso in contraddizione. Oscilla tra la voglia di farsi giustizia da sola e il cercare di capire. Il rapporto tra stalker e vittima porta la vittima a sentirsi lei stessa colpevole. Tra quelle mura isolate si affronta la verità tra lei e quello che le è stato fatto».

Elisabetta va spesso in crisi, non solo nella casa. È un atteggiamento comune alle vittime?

«Tutte le persone che girano intorno a lei, presupponendo di proteggerla, finiscono per controllala, come se la giudicassero, così lei resta l’unica a cercare di capire le ragioni di ciò che è successo».

All’inizio la protagonista difende un uomo accusato di violenza. Un rischio?
«Gli avvocati guardano le carte, non possono interpretarle. A un certo punto lei si rende conto che chi le ha proposto le carte le ha nascoste bene. È allora che subentra la protezione nei confronti di un’altra vittima, Giulia, che però è una donna spaventata e la rifiuta. È il cuore della storia».

L’Accorsi palestrato degli ultimi film qui è un omino sinistro. Ha operato una bella trasformazione...
«(Ride, ndr). Con me Stefano ha fatto Provincia meccanica e Lasciami andare, girato a Venezia e ora questo: gli ho sempre proposto parti al limite, sa che mi piace questo suo aspetto e abbiamo costruito insieme il suo personaggio, fin dal costume».

Anche per De Angelis è un salto in altre corde emotive.
«Matilda è un talento, mi interessava quella sua predisposizione a qualcosa di innocente e ribelle insieme. Servono i sentimenti e gli attori più capaci riescono a portarli nei personaggi».

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4 marzo 2026 ( modifica il 4 marzo 2026 | 20:09)

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