Fenice di Venezia, rinuncia il consulente per le tournée: «Il clima non permette di portare avanti l'incarico»
Domenico Muti, direttore dell’Italian Opera Academy, contestato dai sindacati. Il sovrintendente: «Spero che ci ripensi»
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Fenice di Venezia, rinuncia il consulente per le tournée: «Il clima non permette di portare avanti l'incarico»
di Vera MantengoliDomenico Muti, direttore dell’Italian Opera Academy, contestato dai sindacati. Il sovrintendente: «Spero che ci ripensi»
Un nuovo caso alla Fenice di Venezia dopo le polemiche sulla nomina di Beatrice Venezi al vertice della direzione musicale. Domenico Muti, direttore dell’Italian Opera Academy, ha rinunciato al suo ruolo di consulente per le tournée, lasciando ogni eventuale compenso al Teatro con cui stava collaborando da poco per accrescere le date del cartellone internazionale.
«Purtroppo il clima che è stato creato non mi permette di portare avanti con serenità il mio incarico», ha detto Domenico Muti in seguito a una lettera dei sindacati Cgil-Cisl-Uil- Fials che accusavano la direzione di aver investito in collaborazioni esterne proprio mentre veniva bloccato il welfare ai lavoratori e alle lavoratrici. «Ho deciso quindi di recedere con effetto immediato dal contratto tra noi in essere, non ritenendo più possibile operare in questa situazione».
I compensi
L’inasprimento dei rapporti tra le maestranze e il sovrintendente Nicola Colabianchi è iniziato il 22 settembre 2025 con la nomina di Beatrice Venezi, contestata perché non avrebbe un profilo professionale adatto a quel ruoli: gli orchestrali hanno proclamato lo stato di agitazione. «Sono rammaricato. Spero che Domenico Muti ci ripensi perché stavamo lavorando molto bene — ha dichiarato Colabianchi — Il risultato delle polemiche è quello di paralizzare un’istituzione». Il manager, figlio del direttore d’orchestra Riccardo Muti, avrebbe avuto un incarico triennale da novembre 2025 per 30mila euro all’anno, più un 15 per cento per ogni data.
Oltre a lui Colabianchi ha chiamato l’agenzia di comunicazione Barabino & Partners per rafforzare l’immagine della Fenice con un compenso da gennaio a luglio 2026 di 39 mila euro.
Il blocco del welfare
Le collaborazioni sono state avviate però a novembre, nel momento in cui alle maestranze era stato sospeso il welfare (una media di 700 euro per circa 400 dipendenti: un totale di circa 300 mila euro) per paura di eventuali scioperi che, secondo Colabianchi, avrebbero potuto mettere a repentaglio il bilancio del teatro. Una coincidenza che non è andata giù ai sindacati che hanno scritto che il blocco del welfare è stato usato come strumento ricattatorio, proprio quando si firmavano consulenze esterne.
Colabianchi spera ancora in un incontro pacificatore tra Venezi e maestranze. Per ora sembra lontano. «Noi da sempre chiediamo di revocare la nomina di Venezi e avviare con lei un percorso di conoscenza — spiega Marco Trentin di Fials — A differenza di Venezi che ha ridicolizzato la Fenice dicendo che il Teatro è in mano ai sindacati... noi non abbiamo mai detto nulla sulla sua persona».
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4 marzo 2026 ( modifica il 4 marzo 2026 | 10:20)
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