Amélie Nothomb in libreria con «Meglio così»: «Prima di questo romanzo non ero mai riuscita a dire “mia madre è morta”»
Corriere della Sera - Cultura

Amélie Nothomb in libreria con «Meglio così»: «Prima di questo romanzo non ero mai riuscita a dire “mia madre è morta”»

Mercoledì 4 marzo 2026
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La 58enne scrittrice belga di lingua francese ha dedicato l'ultima sua opera alla madre, sinora quasi assente nella sua densa produzione letteraria, il cui soprannome era proprio «Madame tanto meglio»

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Amélie Nothomb in libreria con «Meglio così»: «Prima di questo romanzo non ero mai riuscita a dire “mia madre è morta”»

di Piero Di Domenico

La 58enne scrittrice belga di lingua francese ha dedicato l'ultima sua opera alla madre, sinora quasi assente nella sua densa produzione letteraria, il cui soprannome era proprio «Madame tanto meglio»

Ama indossare cappelli stravaganti di varie fogge e vestire rigorosamente di nero la 58enne scrittrice belga di lingua francese Amélie Nothomb, che oggi pomeriggio, 4 marzo, torna a Bologna. Alle 18 alla Feltrinelli di piazza Ravegnana, in dialogo con il collega Patrick Fogli per presentare il suo ultimo romanzo «Meglio così», edito da Voland come d’altronde tutti gli altri suoi libri. Figlia di Danièle Scheyven e di Patrick Nothomb, diplomatico e rampollo di un’influente famiglia belga, la scrittrice è nata nel 1967 a Kobe, in Giappone, una terra che ha sempre amato profondamente e di cui conosce alla perfezione la lingua.

I viaggi e la scrittura

Sin da piccola Amélie ha viaggiato in diversi Paesi per seguire gli spostamenti dovuti al lavoro del padre: prima la Cina, poi New York e infine il Bangladesh. Quando poi la famiglia è tornata in Europa, Amélie Nothomb, che da tempo vive tra Parigi e Bruxelles, aveva 17 anni e si sentiva un pesce fuor d’acqua. Proprio in quel periodo ha preso l’abitudine di scrivere con regolarità: quattro ore al giorno, cominciando spesso prima dell’alba e aiutandosi con una tazza di tè nero forte, che le fa compagnia mentre riempie interi quaderni a mano. Un metodo portato avanti con rigore al ritmo di un libro l’anno, a partire dall’esordio nel 1992 con «Igiene dell’assassino». Dopo aver raccontato la storia del padre, da poco scomparso, in «Primo sangue» del 2021, il nuovo romanzo della scrittrice è dedicato alla madre, sinora quasi assente nella sua densa produzione letteraria, il cui soprannome era proprio «Madame tanto meglio».

La storia della madre

Ambientato nell’estate 1942 quando, per allontanarla dai bombardamenti che minacciano Bruxelles, la piccola Adrienne, di 4 anni, viene mandata per due mesi nella cupa e semidiroccata casa della sua bisbetica nonna di Gand, che le dà il benvenuto offrendole caffellatte e aringhe per colazione e si diverte da subito a tormentarla. La vecchina odia tutti, comprese le proprie figlie, e adora un solo essere, Pneu, il gatto obeso e sprezzante che troneggia in una stanza-santuario. La piccola Adrienne sopravvive a quest’atmosfera soffocante grazie alla sua intelligenza, all’immaginazione e soprattutto alla sua formula magica, «meglio così». Un mantra che diventa l’arma per affrontare quanto la ferisce o la spaventa. La madre di Amélie Nothomb durante la sua infanzia aveva dovuto affrontare prove non semplici: la nonna materna le faceva mangiare il vomito, la madre uccideva i gatti e i suoi genitori litigavano continuamente. A nove anni e mezzo la bambina divenne persino la «piccola madre» della sorellina neonata perché la madre stessa aveva sviluppato un’avversione per la neonata, così come per la figlia maggiore.

Il lutto

Alla base di un romanzo che assume contorni da fiaba horror, ha confessato Nothomb, una difficoltà insormontabile: «Era l’unico modo che riuscivo a trovare per annunciare la morte di mia madre, dato che non ero assolutamente in grado di dirlo. Quando mio padre è morto nel 2020, sono riuscita a parlarne subito. Quando mia madre è mancata nel 2024, non mi usciva di bocca. Quando la gente mi chiedeva di lei, mentivo. Dicevo “va tutto bene, grazie”. Prima di questo romanzo non ero mai riuscita a dire “mia madre è morta”».

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