Il potere del petrolio. Sioux, battaglia persa
La sentenza che condanna Greenpeace a risarcire 345 milioni di dollari per le proteste dei Sioux contro l’oleodotto in North Dakota solleva forti dubbi e proteste
Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta
Il potere del petrolio. Sioux, battaglia persa
Gian Antonio Stella | 3 marzo 2026La sentenza che condanna Greenpeace a risarcire 345 milioni di dollari per le proteste dei Sioux contro l’oleodotto in North Dakota solleva forti dubbi e proteste
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Toro Seduto, Cavallo Pazzo e Nuvola Rossa sono morti da un pezzo ma se c’è un giudice anche negli Usa e non solo a Berlino, come invocava il mugnaio di Potsdam, quel giudice dovrebbe rendere giustizia ai Sioux. La sentenza che condanna Greenpeace a pagare 345 milioni di dollari di risarcimenti alla società petrolifera che si dice danneggiata dalle manifestazioni dei nativi appoggiati dagli ambientalisti contro l’oleodotto di 1.172 miglia che collega i giacimenti in North Dakota all’Illinois è infatti sconcertante.
Il Consiglio Tribale era stato netto: la condotta rischiava di danneggiare le falde, avrebbe solcato territori dell’antica riserva indiana e la «profanazione di questi siti sacri non solo era una violazione della legge federale, ma un attacco al cuore della nostra identità spirituale e al riposo dei nostri avi». Macché, battaglia persa. Guadagnato nel 2016 l’appoggio del neoeletto Donald Trump, grato alla sua società Energy Transfer Partners, il miliardario texano Kelcy Warren, tra i primi finanziatori della galassia conservatrice americana, ha tirato diritto. Ottenendo via via, come hanno denunciato vari media internazionali, lo schieramento contro i nativi della North Dakota National Guard, il lancio su di loro di «cannonate d’acqua fredda» in giornate di gelo con seri problemi di assideramento, l’arresto di 761 persone in gran parte rinchiuse per giorni in gabbie «simili ai canili» e marchiate col pennarello con un numero «come nei lager» e perfino l’uso sui manifestanti e i loro cavalli di pallottole di gomma. Nonostante le proteste, secondo i réportages, fossero pacifiche.
Quanto all’equità del processo dicono tutto alcuni fatti: nel North Dakota, che contende al South Dakota la fama di Deep Red State (stato profondamente rosso, da decenni fedele al Grand Old Party fino al midollo) da oltre 30 anni i repubblicani hanno il Governatore, la Camera, il Senato e lasciano ai democratici percentuali secondarie se non risibili dove i nativi sono un po’ più numerosi. E chi ha firmato la sentenza contro Greenpeace? Il giudice James Gion, nominato 13 anni fa dal governatore repubblicano Jack Dalrymple. Ora gli ambientalisti puntano al ricorso alla Corte Suprema dello Stato. Auguri: fra i suoi cinque membri l’ultimo «dem», assediato dai colleghi repubblicani, fu Herbert Meschke. Fino al 1998. Quando erano ancora vivi Jack Lemmon e Walter Matthau...
3 marzo 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Massimo SideriMilano 1869, ritorno al futuro (su due ruote)
Martedì 3 marzo 2026 di Gian Antonio StellaIl potere del petrolio. Sioux, battaglia persa
Martedì 3 marzo 2026 di Paolo FallaiTutela, le misure e le regole della protezione
Martedì 3 marzo 2026 di Paolo LepriLa voce che non si sente
Martedì 3 marzo 2026 di Vincenzo TrioneL'arte italiana sta perdendo colpi nel mondo
Lunedì 2 marzo 2026 di Stefania Craxi* E Letizia Moratti**Un’anima per la Milano del XXI secolo
Lunedì 2 marzo 2026 LEGGI TUTTI Gian Antonio StellaLe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti