Milano 1869, ritorno al futuro (su due ruote)
Residente divisi. Ma c'è un precedente che ci aiuta a capire l'evoluzione della mobilità nella nostre città
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Milano 1869, ritorno al futuro (su due ruote)
Massimo Sideri | 3 marzo 2026Residente divisi. Ma c'è un precedente che ci aiuta a capire l'evoluzione della mobilità nella nostre città
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Dopo Parigi, Madrid e Praga ora anche Firenze si è ribellata ai monopattini elettrici in sharing. Prendere posizione appare facilissimo: se si era parte della tribù che li utilizzava sarà un rammarico. Altrimenti si tenderà a vedere solo l’aspetto positivo: meno intralci sui marciapiedi, magari anche se dopo cinque minuti si lascia l’automobile in seconda fila. Le ragioni degli altri hanno sempre un altro peso. C’è un precedente che dovrebbe aiutarci a trovare un equilibrio. Nella Milano del 1869 il sindaco Antonio Beretta vietava l’uso dei velocipedi all’interno delle mura della città. Il motivo? Incidenti, confusione, proteste. Fanno sorridere, eppure sono le stesse di oggi. Questo non fermò la corsa delle bici che anzi a Milano sono sempre state parte dell’immaginario cittadino entrando come protagoniste nei romanzi di Giovanni Testori abitati da ciclisti e pugilatori.
Cosa si può imparare da questo parallelismo? Innanzitutto c’è un fattore generazionale da tenere a mente: tra gli utilizzatori dei monopattini elettrici ci sono soprattutto i più giovani. Devono rispettare le regole, certo. Ma siamo sicuri che fosse migliore il nostro di mondo, con l’ansia di prendere la patente appena compiuti i 18 anni per entrare subito a fare parte della tribù degli automobilisti inquinatori e spesso indisciplinati?
Non dobbiamo dimenticare che le ragioni che hanno portato alla micro-mobilità erano legate alla necessità di alleggerire le nostre città, compresse dai parcheggi e otturate dallo smog. È stato un grande laboratorio a cielo aperto. L’altra lezione da non dimenticare è che le limitazioni dell’Ottocento servirono a migliorare la tecnologia: alla bicicletta vennero aggiunti freni, pedali e copertoni con camere d’aria. Le regole servono a questo: ad aiutare ciò che è utile. A sperimentare possibili futuri diversi. Curioso comunque che nessuno si lamenti oggi delle biciclette in condivisione parcheggiate spesso accanto ai monopattini. Ps. L’autore prende molte biciclette, pochi monopattini, la metro e non disdegna l’auto.
3 marzo 2026
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