L'Europa spiazzata
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Martedì 3 marzo 2026
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La sfida? Diventare una potenza. L’iniziativa «nucleare» di Francia, Regno Unito e Germania per un futuro più autonomo dagli Stati Uniti

Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta 

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Giuseppe Sarcina | 3 marzo 2026

La sfida? Diventare una potenza. L’iniziativa «nucleare» di Francia, Regno Unito e Germania per un futuro più autonomo dagli Stati Uniti

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Non è chiaro quanto durerà, qui in Italia, la polemica tra governo e opposizione sul fatto che il nostro Paese non sia stato informato in anticipo dagli Stati Uniti. Speriamo si passi al più presto alla vera questione. In un rapporto tra Paesi alleati, ciò che conta non è essere informati mezz’ora prima o mezz’ora dopo l’inizio di un attacco come quello di Usa e Israele contro l’Iran. Il verbo decisivo non è informare, ma concertare, o almeno, consultare.
Specie se, come in questo caso, sono in gioco interessi fondamentali per tutti, per noi europei, per noi italiani. Giusto per fare un esempio: le forniture di gas in arrivo dal Qatar e ora bloccate dalla guerra.

Il 14 febbraio scorso, parlando alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Marco Rubio ha spiegato quale sia la nuova «dottrina» di politica estera dell’Amministrazione Trump. In grande sintesi: l’Onu e gli altri organismi multilaterali non funzionano più, perché paralizzati dai veti di Russia e Cina. In realtà, ci sarebbero anche quegli imposti da Washington, quando c’è di mezzo Israele, ma Rubio non li ha menzionati. In ogni caso, la sostanza non cambia: inutile confidare nelle Nazioni Unite per risolvere i conflitti o punire i Paesi che violano la sovranità, l’integrità di altri Stati o che ne minacciano la sicurezza. Ma per fortuna, conclude il Segretario di Stato, c’è l’America, chiamata a mettere un po’ di ordine nel mondo. Abbiamo visto come: Venezuela, Gaza, Iran (due volte) e, a breve, forse, Cuba, senza dimenticare le mire sulla Groenlandia.
Ecco, quindi, la vera questione, la vera sfida che abbiamo davanti. Il legame transatlantico continua ad allentarsi. Questo perché gli Usa, i nostri partner storici, da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, ci mettono costantemente davanti a un fatto compiuto.

Ora l’Europa sarà all’altezza di questa prova? Finora abbiamo visto all’opera due strategie. La prima scommette su un cambio di passo da parte dell’Unione a 27. La seconda, coltivata tra gli altri dal governo di Giorgia Meloni, punta sul dialogo e sulla vicinanza con Donald Trump. I fatti, a cominciare da quelli degli ultimi giorni, stanno dimostrando che sono entrambe risposte inadeguate. Bruxelles, come ha scritto ieri Paolo Lepri, semplicemente non è pervenuta e Trump non ha coinvolto alcun leader europeo, neanche «Giorgia».

Sta prendendo forma, però, una terza possibilità: la costituzione di un nucleo europeo che sia in grado di difendere valori politici e interessi economici condivisi. È un progetto promosso da Emmanuel Macron, dal premier britannico Kier Starmer e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Per i diplomatici è la formula «E3» che risale addirittura al 2003, ma che ha preso velocità dopo l’invasione russa dell’Ucraina e, poi, con il secondo mandato di Trump. Il piano parte da un teorema che l’altro ieri Macron ha riassunto così: «per essere liberi bisogna essere temuti». E gli europei possono salire al rango di «potenza» riconoscibile da tutti. Dalla Russia, dalla Cina e anche dagli Stati Uniti. Come? Il presidente francese propone di ripartire da un tema tabù: la bomba atomica. Macron offre ai partner la copertura dell’ombrello nucleare francese, moltiplicando le testate esistenti.

Qualche settimana fa, Starmer aveva fatto la stessa cosa, dichiarando che la Gran Bretagna era pronta «ancora una volta» a proteggere gli alleati europei con il proprio arsenale atomico. È un passaggio importante. Solo un anno fa discorsi del genere sarebbero stati inimmaginabili e, naturalmente, ne avremmo fatto volentieri a meno. Adesso, invece, il dibattito sulla «deterrenza nucleare europea» sta diventando parte integrante del difficile percorso verso l’autonomia militare e politica del Vecchio continente. Con un’avvertenza: stiamo parlando di una prospettiva di medio-lungo periodo. Nell’immediato, l’apporto degli Stati Uniti resta essenziale. Ma è significativo notare come l’uscita di Macron abbia subito raccolto l’adesione di sette Paesi: Germania, Polonia, Olanda, Belgio, Danimarca e Grecia. Va aggiunto il Regno Unito e probabilmente arriveranno altri Stati, man mano si approfondiranno i particolari del progetto. L’Italia ha deciso di restarne fuori. C’è tempo per cambiare idea, perché sarebbe utile partecipare al confronto. Magari facendo emergere un concetto forse implicito nel «teorema Macron»: la «potenza», la «deterrenza nucleare» devono servire non per acuire gli scontri, ma per dare più credibilità alle nostre iniziative politiche. Nonostante l’opprimente frastuono delle guerre, va sempre ricordato che la diplomazia resta il valore cardine delle democrazie europee.

3 marzo 2026 ( modifica il 3 marzo 2026 | 21:24)

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