«Toni Negri mio padre», a Rovereto il film in cui la regista (e figlia) Anna racconta il loro rapporto
Proiettato all’Auditorium Fausto Melotti di Rovereto nell’ambito di «Cinemart» il film è una memoria familiare e allo stesso tempo una storia collettiva. La regista aveva quattordici anni quando il padre fu arrestato
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«Toni Negri mio padre», a Rovereto il film in cui la regista (e figlia) Anna racconta il loro rapporto
di Sara SantoliniProiettato all’Auditorium Fausto Melotti di Rovereto nell’ambito di «Cinemart» il film è una memoria familiare e allo stesso tempo una storia collettiva. La regista aveva quattordici anni quando il padre fu arrestato
Ci sono vite che appartengono ai libri di storia e biografie che restano chiuse dietro le porte di casa, raramente le due cose coincidono. Il film «Toni, mio padre» nasce proprio dall’incontro tra grande cronaca e quotidianità. E in questo caso costringe una ragazza di quattordici anni a misurarsi con un evento che segna per sempre il suo modo di guardare il mondo.
L'incontro all'auditorium Melotti
Oggi, martedì sera (ore 20.45) all’Auditorium Fausto Melotti di Rovereto nell’ambito di «Cinemart», Toni, mio padre, il film di Anna Negri, la figlia di Toni Negri, memoria familiare e storia collettiva. La regista aveva quattordici anni quando il padre fu arrestato.
L'arresto di Toni Negri
Era il 7 aprile 1979: con l’Italia ancora sconvolta dal sequestro e dall’uccisione di Aldo Moro, un’operazione giudiziaria colpì docenti universitari e intellettuali dell’area dell’Autonomia. Tra loro c’era Toni Negri, accusato di essere l’ispiratore della lotta armata e alla fine condannato per associazione sovversiva e per concorso morale in episodi di violenza politica nell’ambito di un procedimento che suscitò un acceso dibattito pubblico: i giudici ritennero che il suo ruolo di teorico e dirigente dell’area dell’Autonomia avesse contribuito, sul piano ideologico, a creare il terreno in cui maturarono le scelte violente delle Brigate Rosse, non venne però riconosciuto responsabile diretto di atti di terrorismo. La pena complessiva arrivò comunque a dodici anni di carcere. Nel 1983 Toni Negri fu eletto deputato nelle liste del Partito Radicale, ottenendo l’immunità parlamentare e uscendo dal carcere. Poco dopo si trasferì in Francia, dove visse per anni continuando a insegnare e a scrivere. Rientrato volontariamente in Italia nel 1997 per affrontare la parte residua della pena, nel 2003 fu definitivamente scarcerato.
Il film
Nel film tutto questo non è il centro, ma lo sfondo, necessario ma non dominante, di un rapporto interrotto. Anna Negri non costruisce un monumento né un atto di difesa nei confronti del padre, mette invece in scena un dialogo vero, talvolta duro, con Toni Negri, docente di filosofia politica, studioso di Spinoza, figura centrale dell’operaismo ma soprattutto essere umano, con le sue convinzioni e le sue debolezze. L’ambientazione è a Venezia, dove padre e figlia si ritrovano. Lui sa che è l’ultimo viaggio, morirà sei mesi dopo, mentre lei lo accompagna tra calli e fondamenta, spingendo la carrozzina, provando a colmare un’assenza che dura da una vita. Attraverso immagini d’archivio e filmati privati, tra memoria politica e ferite personali, il film racconta due generazioni che cercano un linguaggio comune. Da una parte le idee, le teorie, le scelte radicali, dall’altra il bisogno di una figlia di capire che cosa sia stato davvero quell’uomo per lei. Il film non offre assoluzioni né sentenze definitive, ma restituisce la complessità di un rapporto in cui storia pubblica e storia personale continuano a interrogarsi.
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3 marzo 2026
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