Hohenstaufen, il fantasy made in Puglia ispirato a Federico II. «Giocando con quiz e falchi, ci addentriamo nel mistero di Castel del Monte»
Corriere della Sera - Cultura

Hohenstaufen, il fantasy made in Puglia ispirato a Federico II. «Giocando con quiz e falchi, ci addentriamo nel mistero di Castel del Monte»

Martedì 3 marzo 2026
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La ricercatrice pugliese Fiorella Custodero racconta come ha crealizzato l'app "Hohenstaufen - The Game", un esperimento che prova a coniugare ricerca accademica, identità territoriale e linguaggi digitali

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Hohenstaufen, il fantasy made in Puglia ispirato a Federico II. «Giocando con quiz e falchi, ci addentriamo nel mistero di Castel del Monte»

di Rosarianna Romano

La ricercatrice pugliese Fiorella Custodero racconta come ha crealizzato l'app "Hohenstaufen - The Game", un esperimento che prova a coniugare ricerca accademica, identità territoriale e linguaggi digitali

Addestrare un falco a colpi di domande sul periodo federiciano, per poi immergersi tra le mura di Castel del Monte e all’interno del patrimonio culturale della città di Andria. Un esperimento che prova a coniugare ricerca accademica, identità territoriale e linguaggi digitali. E che punta a ridefinire le forme della divulgazione culturale. È Hohenstaufen The Game, l’app di gaming per smartphone a firma di Fiorella Custodero, originaria di Polignano a Mare. Risultato sperimentale della sua ricerca di dottorato, l’app è stata presentata in anteprima all’Accademia di Belle Arti di Roma, capofila del progetto internazionale «Enacting artistic research» finanziato dalla Ue, il cui fine è quello di promuovere la ricerca artistica come leva strategica, facilitare scambi internazionali e valorizzare il patrimonio culturale tramite l’innovazione tecnologica.

Come nasce l’idea?
«È una suggestione che porto con me da sempre. Fin da piccola sono stata appassionata di manga e videogame. Parallelamente ho sempre disegnato da autodidatta: infatti la protagonista e altri personaggi dello storytelling sono stati realizzati da me, poi animati con l’intelligenza artificiale».

Ma il suo percorso formativo non nasce nel gaming.
«No, infatti. Ho una triennale in Beni culturali, una magistrale in Storia dell’arte con indirizzo economico-giuridico, poi due master, uno in pianificazione di arte ed eventi culturali e uno in marketing, comunicazione e strategia digitale. Il dottorato in Scienze del patrimonio culturale mi ha permesso di unire tutte queste competenze».

Perché proprio Castel del Monte?
«Per due motivi. Il primo è personale: ho sempre avuto un legame emotivo con il castello. Il secondo è storico-strategico: la figura di Federico II e la forma stessa del castello si prestano a un immaginario molto forte. Volevo però superare la narrazione esoterica e fantasiosa che spesso lo circonda e riallinearlo a una dimensione storico-scientifica più corretta. E poi c’è anche una riflessione sui flussi turistici».

Cioè?
«Tutto parte da una mia ricerca precedente sui piani di gestione Unesco e sulla comparazione dei flussi tra Alberobello e la Basilicata introdotta dal lavoro di altre due ricercatrici. Da qui, mi sono chiesta perché una città come Andria non registri gli stessi volumi di Trani o Barletta pur avendo un sito Unesco vicino, seppure extraurbano. Ho capito che Castel del Monte è stato percepito negli anni come distante dalla comunità locale a differenza di luoghi come Alberobello, i cui trulli riflettono una forte identità locale, ancora prima che il sito venisse riconosciuto come patrimonio Unesco. Il gioco prova a ricucire questo rapporto».

A chi si rivolge principalmente l’app?
«Il target primario è la generazione Z, ma in realtà il progetto è pensato per la gente comune. Ho scelto lo smartphone proprio perché è uno strumento democratico. L’idea è far viaggiare la ricerca fuori dai contesti istituzionali».

Come funziona il gioco?
«Ci sono due fasi. Una da remoto, con l’addestramento del falco e quiz basati su fonti storiche attendibili. La seconda è in realtà “aumentata” ad Andria e Castel del Monte e spinge il visitatore all’esplorazione sul campo. Completando i livelli attraverso il recupero in 3D dei reperti federiciani, si ottiene l’attestato personalizzabile con il proprio nome, di membro della “Confraternita del falco”».

Cosa lo differenzia rispetto ai classici videogame?
«In questo caso non si controlla un personaggio predefinito. Qui, grazie alla realtà aumentata, chiunque può diventare il protagonista dell’azione, recandosi fisicamente a Castel del Monte e Andria. L’utente assume una responsabilità diretta nel percorso narrativo, tutelando la memoria del passato e il patrimonio culturale da ciò che nel gioco chiamo “l’esercito dell’oblio”».

Il progetto è già disponibile?
«Sì, l’app è stata sviluppata e si può installare tramite qr code dal profilo Instagram dedicato, “hohenstaufenthegameofficial”, dal quale è possibile anche guardare il trailer ufficiale. Le musiche sono della compositrice romana Licia Missori. I primi riscontri sono stati molto positivi, anche se è presto per avere dati consolidati sui download».

Quali saranno i prossimi passi?
«Lo considero il primo tassello di un progetto più ampio che ho in mente. Non posso ancora anticipare molto, ma l’idea è espandere il format e declinarlo anche in altre forme artistiche».

Pensa che questo linguaggio possa davvero parlare alla Gen Z?
«Credo di sì. Contenuti visual e gaming appartengono già al loro linguaggio naturale. La sfida è usarli in modo scientificamente rigoroso ma coinvolgente. Se riusciamo a far sentire i giovani protagonisti della tutela del patrimonio, abbiamo vinto tutti».

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3 marzo 2026

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