Un’anima per la Milano del XXI secolo
Corriere della Sera - Cultura

Un’anima per la Milano del XXI secolo

Lunedì 2 marzo 2026
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La città non deve accettare le diseguaglianze e nemmeno demonizzare lo sviluppo

Forti esplosioni a Teheran. Il regime spara su Israele, Qatar, Emirati e Bahrein. Tre caccia Usa colpiti in Kuwait da fuoco amico, piloti illesi

Un’anima per la Milano del XXI secolo

Stefania Craxi* e Letizia Moratti** | 2 marzo 2026

La città non deve accettare le diseguaglianze e nemmeno demonizzare lo sviluppo

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Caro direttore,
le recenti Olimpiadi di Milano‑Cortina hanno offerto al mondo un’immagine potente e nitida dell’Italia e di una Milano che conferma la sua vocazione a essere motore del Paese e laboratorio di modernità. Questa occasione, che ha mosso i suoi passi dall’onda di Expo 2015, dimostra come Milano sia in grado di trasformare sfide globali in opportunità condivise grazie a quella combinazione di concretezza, ambizione e disciplina tutta meneghina.

Eppure, come scriveva Fernando Pessoa alla sua Lisbona: «Ancor ti vedo, ma ahimè non mi rivedo». Parole che sembrano talvolta scolpite anche per la capitale del «miracolo italiano», la città che ha saputo mescolare il mondo, accogliere e trasformare, unire lavoro e cultura, industria e solidarietà. Una città che oggi rischia, sotto la pressione di una globalizzazione non regolata e di rendite immobiliari fuori scala, di diventare un luogo per pochi eletti, dove il successo coincide con l’esclusione e dove la crescita rischia di produrre distanze più che opportunità. Non è nostalgia. È piuttosto la necessità di riscoprire, in chiave pratica e contemporanea, quel «codice ambrosiano» che rappresenta il suo tratto distintivo e identitario, fatto da spirito riformista, senso civico, modernità concreta, attenzione all’inclusione sociale.
Milano si trova a un bivio: accettare l’inevitabilità delle diseguaglianze come prezzo della crescita, o demonizzare l’attrattività e lo sviluppo. Nessuna delle due strade è percorribile. Serve, invece, un rinnovato approccio liberale, popolare e riformista, capace di coniugare mercato e iniziativa pubblica, diritti e doveri, crescita e inclusione e di affrontare le grandi problematiche del nostro tempo. Perché Milano non è mai stata una città che si accontenta. Nei secoli è stata capitale morale, laboratorio sociale, luogo del fare. Lo stesso tema sicurezza non è declinabile solo come ordine pubblico. È un ecosistema complesso che intreccia coesione sociale, stabilità economica e dignità individuale, elementi che combinati all’aspetto legalitario devono contribuire a creare un modello di sicurezza urbana integrata. Ciò significa permettere a giovani coppie, studenti, donne e anziani di vivere la città senza sentirsi né in pericolo né espulsi. Per farlo servono un piano casa adeguato alle specificità milanesi, un’urbanistica capace di rigenerare periferie e cerniere urbane, un sostegno al tessuto produttivo che favorisca nuove forme di crescita e la nascita di start‑up. Solo così si riducono marginalità e devianze. E, parallelamente, occorre valorizzare la straordinaria tradizione del volontariato laico e cattolico, una forza silenziosa ma decisiva, che da sempre tiene insieme la nostra comunità.

Milano non può quindi limitarsi a essere una vetrina globale. Deve restare ciò che è sempre stata, ossia «il motore sbuffante di una penisola in treno», come scrivevano i futuristi. Deve ritrovare la capacità di fare bene, non solo di fare, valorizzando il pensiero di imprenditori illuminati, come Silvio Berlusconi, che dimostrano che visione e coraggio possono trasformare la città e il Paese. Oggi più che mai occorre fiducia nella gente che lavora onestamente, nei magistrati che cercano la verità senza protagonismi, negli amministratori che servono il bene comune con lungimiranza, negli operatori dell’informazione che informano con equilibrio. Milano ha bisogno di amore, di comunità, di un’anima. Solo così potrà restare la città delle opportunità. Una città per tutti, senza distinzioni.

Di questo parleremo il prossimo 7 marzo, nel corso dell’iniziativa «Milano. Una storia che riparte» che abbiamo inteso promuovere. Un momento di confronto, aperto e plurale, sul futuro della nostra città, capace di far dialogare esperienze, visioni e sensibilità differenti al di fuori dell’ambito strettamente politico o di partito e con l’idea raccogliere idee concrete per la Milano del domani.
* Senatrice, Presidente Commissione Affari esteri e Difesa
** Eurodeputata, Presidente Consulta Nazionale Forza Italia

2 marzo 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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