Federico Buffa sul palco dell'Auditorium Santa Chiara: «Racconto Kobe Bryant e la sua voglia di successo»
Corriere della Sera - Cultura

Federico Buffa sul palco dell'Auditorium Santa Chiara: «Racconto Kobe Bryant e la sua voglia di successo»

Lunedì 2 marzo 2026
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La pièce «Otto Infinito - Vita e morte di un Mamba», dedicato al campione americano di pallacanestro morto nel 2020, a Trento il 12 marzo

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Federico Buffa sul palco dell'Auditorium Santa Chiara: «Racconto Kobe Bryant e la sua voglia di successo»

di Fabio Nappi

La pièce «Otto Infinito - Vita e morte di un Mamba», dedicato al campione americano di pallacanestro morto nel 2020, a Trento il 12 marzo

Federico Buffa sarà il 12 marzo all’Auditorium Santa Chiara di Trento (ore 21) per raccontare la parabola sportiva e umana di Kobe Bryant in Otto Infinito – Vita e morte di un Mamba, spettacolo organizzato da Fiabamusic in collaborazione con il Centro servizi culturali Santa Chiara. Lo storyteller milanese torna a teatro con uno spettacolo dedicato alla leggenda del basket mondiale Kobe Bryant. Un omaggio a un campione, alla ricerca di un significato che va oltre il successo sportivo. Nel raccontare la vita di Kobe, dai primi anni in Italia fino alla morte nel 2020, Buffa umanizza l’atleta. Un’esperienza visiva e sonora grazie alle musiche di Alessandro Nidi (pianoforte) sul palco insieme a Sebastiano Nidi (percussioni) e Filippo Nidi (trombone) e alle immagini evocative a cura di Francesco Poroli (visual) con l’animazione di Mattia Galione. La regia è di Maria Elisabetta Marelli. Biglietti su Ticketone.

Buffa, come è strutturato lo spettacolo?
«Otto Infinito fa riferimento al primo numero di maglia di Kobe Bryant ai Los Angeles Lakers, che poi moltiplica per tre e diventa la numero 24. L’Infinito non è solo il numero otto rovesciato, ma allude a una vita che non si è esaurita con la morte fisica: non è un caso che io non lo dichiari mai morto sulla scena. Anche la suddivisione in otto capitoli non è casuale».

Che ruolo ha la musica nello spettacolo?
«Ha una parte dominante ed evocativa. Nella parte finale della sua carriera Bryant aveva l’ambizione di imparare a dirigere un’orchestra e ha chiesto consiglio a John Williams, il più grande compositore di Hollywood, autore delle colonne sonore di Star Wars, Lo squalo e Jurassic Park. Le sue musiche accompagneranno gli otto capitoli dello show e nel finale la musica prenderà il sopravvento».

L’ossessione di Bryant per il successo è più personale o di squadra? O le due cose coincidono?
«L’ossessione per il successo la eredita da Michael Jordan, il suo principale modello. Nell’All Star Game del 2003 Bryant chiede consiglio in campo a un Michael Jordan ormai quarantenne, poi realizza la bellezza di 42 punti e Jordan sorride: un autentico passaggio del testimone. I due campioni hanno avuto anche lo stesso mental coach Tim Grover, che ha definito Bryant un lupo per la fame insaziabile e la determinazione feroce nel raggiungere i propri obiettivi».

Da telecronista quale momento della sua carriera le è rimasto più impresso?
«Nel 2000 in Gara 4 della prima finale con Indiana Pacers, Kobe Bryant aveva solo ventuno anni ma dopo l’uscita di Shaquille O’Neal per il sesto fallo è passato davanti alla panchina dicendo al più celebre compagno che ci pensava lui. Si è preso in mano la squadra giocando in maniera devastante e portando i Lakers alla vittoria giocando quasi da solo».

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2 marzo 2026 ( modifica il 2 marzo 2026 | 18:21)

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