Alvise Marascalchi, l'attore di «Un passo dal cielo» e «Tempi supplementari»: «Il primo provino a 8 anni. Recito e studio, ma il liceo è la mia priorità»
Corriere della Sera - Cultura

Alvise Marascalchi, l'attore di «Un passo dal cielo» e «Tempi supplementari»: «Il primo provino a 8 anni. Recito e studio, ma il liceo è la mia priorità»

Lunedì 2 marzo 2026
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Bellunese classe 2008, gli inizi con Paola Cortellesi e Antonio Albanese, la carriera decollata con la fiction Rai ambientata sulle Dolomiti: «Quando devo andare sul set avviso i professori e studio in treno»

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Alvise Marascalchi, l'attore di «Un passo dal cielo» e «Tempi supplementari»: «Il primo provino a 8 anni. Recito e studio, ma il liceo è la mia priorità»

di Piero Di Domenico

Bellunese classe 2008, gli inizi con Paola Cortellesi e Antonio Albanese, la carriera decollata con la fiction Rai ambientata sulle Dolomiti: «Quando devo andare sul set avviso i professori e studio in treno»

Da Belluno a un passo dal cielo. Alvise Marascalchi, nato nel 2008, famiglia veneziana, recita da quando aveva 8 anni ed era ancora alle elementari. Gli inizi nel film «Mamma o papà?» di Riccardo Milani con Paola Cortellesi e Antonio Albanese, poi «Le mie ragazze di carta» di Luca Lucini, tre stagioni della fiction «Un passo dal cielo» e il recente «Tempi supplementari» di Ago Panini, ora che frequenta il liceo scientifico di Belluno, la sua città. Alvise non ha affatto i tratti dell’enfant prodige o del giovane divo ma recitare gli piace, al pari di un po’ tutte le materie scientifiche.

Come è iniziata la tua carriera d’attore?
«Per caso e per un po’ di fortuna. Non avevo in mente di fare l’attore, anche perché ero molto piccolo. Ricordo che ero a Venezia a una festa di compleanno di famiglia e mia zia mi disse che stavano facendo un casting dove cercavano bambini della mia età. Pensai di provare, ‘dai, facciamo sta’ roba’. Mi hanno richiamato, prima a Treviso e poi a Roma. Così ho girato il mio primo film».

E poi?
«Poi ho conosciuto Mira, dell’agenzia Mira Project, e lei mi manda dei provini da fare quando ci sono progetti interessanti».

E nel frattempo?
«Frequento la quarta liceo scientifico perché la scuola è comunque la mia priorità. Quando ci sono proposte inizio a organizzarmi preavvisando i professori, in modo da potermi destreggiare tra set e studio. Ho iniziato già alle elementari e lì le maestre erano entusiaste, alle medie ho un po’ approfittato della didattica a distanza durante il Covid. Adesso mi capita a volte di dover andare a Roma, sono 4 ore di treno, e così ne approfitto per studiare».

A scuola quali sono le tue materie preferite?
«Alle superiori ho scoperto la fisica, ma devo dire che mi piacciono un po’ tutte le materie scientifiche, anche la geologia. Diciamo che vado a periodi. Anche se forse la cosa più bella è stare sul set».

Perché?
«Perché entri in relazione con gli altri con cui lavori, scopri i ruoli di tutti, capisci perché si lavora per ore pur di ottenere pochi secondi. Si viene a creare un senso di famiglia. Con “Un passo dal cielo” c’era il ritrovarsi dopo un anno e sentirsi come se ci fosse lasciati il giorno prima. E poi c’è la sfida di recitare davanti a tante persone».

Pensi che fare l’attore potrebbe diventare il tuo lavoro?
«Io finora non ho frequentato scuole di recitazione, ma una volta finite le superiori dovrò pensare se frequentare magari un’accademia, anche se non ce ne sono vicino a casa mia».

La serie «Un passo dal cielo», in cui interpreti Paolino, è girata nei luoghi in cui vivi.
«È vero, gli esterni sono girati a San Vito di Cadore, non lontano da casa mia, nelle nostre belle montagne. Questo ha dato ancor più leggerezza a quello che faccio, anche se non ho mai sentito la recitazione come qualcosa di pesante».

Com’è il tuo rapporto con le telecamere?
«Non mi sono mai sentito a disagio a dire il vero, forse perché ho iniziato da piccolo, quando non ti fai tanti problemi. Mi sono abituato a non guardare mai la camera e soprattutto nemmeno a cercare dov’è quando sono ripreso».

Fare l’attore ha inciso sulla tua giovinezza?
«In effetti ho sentito di altri ragazzi che si sono trovati un po’ in difficoltà, ma per me non ha inciso più di tanto. Tantomeno con i miei amici».

Ma come vivi la popolarità?
«A Belluno in tanti guardano “Un passo dal cielo”, perché è nel nostro territorio. Qualche volta è capitato che qualcuno mi abbia riconosciuto, è successo anche in campeggio. Devo ammettere che a me fa un effetto un po’ strano il fatto che mi riconoscano, anche sui social ci sono ma senza esagerare».

Ti piace il cinema?
«Molto, l’altro giorno sono andato a vedere il documentario su Giulio Regeni. Mi piacciono vari generi, purché siano film che raccontino qualcosa. Magari possono sembrare un po’ pesanti ma per me è importante che abbiano storie importanti, anche documentari».

Ti capita ogni tanto di ritrovarti anche fuori dal set con ragazzi con i quali hai lavorato?
«Con quelli de “Le mie ragazze di carta” siamo anche usciti a cena qualche volta, ma poi siamo di città diverse ed è un po’ complicato ritrovarsi. Invece per “Tempi supplementari”, che è una storia di sport, a inizio gennaio sono andato con un altro ragazzo che era nel film a vedere la partita della squadra di hockey di Feltre».

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