L’applauso e l’abbraccio: un presidente per amico
Mattarella è una figura rassicurante di garante in un Paese diviso e in un contesto di incertezze. L’esempio delle Olimpiadi
Le gare di oggi alle Olimpiadi, in diretta: nel pomeriggio Lollobrigida, poi Fontana e lo slittino
L’applauso e l’abbraccio: un presidente per amico
Walter Veltroni | 12 febbraio 2026Mattarella è una figura rassicurante di garante in un Paese diviso e in un contesto di incertezze. L’esempio delle Olimpiadi
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
È stato importante l’applauso che ha accolto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al suo ingresso nello stadio di San Siro, la sera della bella inaugurazione dei Giochi olimpici invernali. In un tempo in cui, in tutto il mondo, sembra che si stia sfilacciando il rapporto tra i cittadini e i loro rappresentanti, quel semplice gesto, accogliere con affetto unanime il proprio capo dello Stato, riveste, si sbaglierebbe a non coglierlo, un riconoscimento e un bisogno. Sergio Mattarella gode del favore del paese, che lo riconosce certamente come garante e figura sopra le parti, e non è poco. Ma ora mi sembra di cogliere qualcosa di più: l’apprezzamento di una figura paterna, sempre presente, piena di cure per la sua comunità, testimone di rettitudine e portatore di una rigorosa moderazione.
Sergio Mattarella è sul Colle da un tempo lungo. È stato richiamato dalla difficoltà di un Parlamento che, per ben due volte, con Napolitano e con lui, ha dovuto chiedere ai presidenti uscenti di restare al loro posto perché solo attorno ai loro nomi i partiti potevano trovare un’intesa. Il sistema politico ha nel tempo perso la capacità di cercare, in generale, le soluzioni condivise e finisce col preferire sempre la testimonianza di parte, magari sostenuta da forzature procedurali o da scontri in cui l’elemento simbolico — le aule sembrano troppo spesso dei palcoscenici — prevale sulla meravigliosa difficoltà dell’ascolto e sulla fatica della mediazione. Si pensi alle riforme costituzionali varate senza il concorso dei vari schieramenti o all’incapacità di nominare, dopo anni, un presidente della Rai per le divisioni della maggioranza e la difficoltà di intesa con l’opposizione. Sono anche queste le conseguenze che provoca, sugli interessi generali, l’incomunicabilità tra i partiti.
Sergio Mattarella appare agli italiani come chi cerca di garantire e di unire, come chi si pone in ascolto della voce del paese e cerca di tenere la barra dritta.
Il suo linguaggio pacato, la sua misura nell’apparire, il suo rispetto dei ruoli, vengono apprezzati dal paese che, evidentemente, sente, forse in forma nuova, il bisogno di queste virtù che non devono essere evocate come eredità di un passato ma come la forma moderna della ricomposizione della nuova dialettica politica.
La moral suasion è un esercizio virtuoso che, da veri arbitri, i Presidenti in carica dalla fine della prima fase repubblicana hanno usato per scongiurare il collasso delle istituzioni ed evitare, agendo sempre nel rispetto delle regole fissate dai padri costituenti, che il paese, magari in contingenze internazionali non favorevoli, precipitasse in situazioni di ingovernabilità che avrebbero leso la forza dell’Italia nel mondo.
Sergio Mattarella ha sempre tutelato le funzioni e le responsabilità degli esecutivi, di qualsiasi natura fossero, senza mai invadere territori non di sua competenza. Lo ha fatto, e non è poco, con il consiglio, il richiamo, il fermo presidio della costituzionalità degli atti. Come in occasione del decreto sicurezza.
L’intero parlamento, maggioranza e opposizione, si sente garantito da lui e il suo stile e il suo rigore ne hanno fatto, anche sul piano internazionale, una figura di riferimento. La sua posizione sull’Ucraina, tanto osteggiata dai russi, ha sostenuto il governo e le forze di opposizione che su questo convergevano, in una scelta non facile ma necessaria, a partire dal giudizio inequivoco sulla decisione di Putin di invadere il territorio di uno Stato sovrano.
Mentre altrove nel mondo sembrano ormai essere saltate le regole fondamentali che fissano i confini dei ruoli e lo stile dell’esercizio della responsabilità, in un tempo in cui si scambia spesso la vittoria alle elezioni con una sorta di presa del potere, l’Italia deve apparire come stabile, seria, affidabile, fortemente ancorata ai valori e alle regole della democrazia.
Questo oggi avviene, certo non esclusivamente, ma in primo luogo per la serietà e la misura del nostro Presidente e la profondità del suo rapporto con gli italiani.
Il modo in cui Mattarella è sempre vicino a chi soffre, si tratti dei ragazzi di Crans-Montana o delle vittime di femminicidi, la partecipazione alle gioie sportive del paese, con discrezione e competenza, la vicinanza a chi soffre e a chi pensa, il tenace richiamo alle origini antifasciste della nostra democrazia e della Repubblica, la costruzione di una memoria condivisa del terrorismo, la cancellazione di antiche reticenze sulle foibe, il rigetto senza appello di ogni forma di dittatura, di autoritarismo, di autocrazia, l’ancoraggio all’idea di Europa nelle sue forme più coraggiose a avanzate, la difesa dei diritti dei più deboli e l’impegno per una gestione ispirata a principi umanitari dell’emergenza immigrazione, il richiamo al valore assoluto della pace contro la logica della guerra; tutto questo ha fatto sì che l’uomo di Stato, definizione ormai purtroppo in estinzione, si sia identificato in questi anni con una figura calda e rassicurante, vissuta dagli italiani come un presidio di sicurezza.
L’abbraccio alla Brignone dopo la medaglia d’oro è stato l’abbraccio di un paese intero che si riconosce nel suo Presidente e ne comprende e apprezza l’equilibrio e la capacità di essere equidistante tra gli schieramenti e, al tempo stesso, rigoroso sui principi della Carta Costituzionale.
In un tempo di mare procelloso è bene avere ancoraggi saldi e, al vertice dello Stato, una guida sicura.
Gli applausi di San Siro sono stati dunque un riconoscimento alla «grazia» di un Presidente amato e rispettato.
12 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Walter VeltroniL’applauso e l’abbraccio: un presidente per amico
Giovedì 12 febbraio 2026 di Paolo Di StefanoEditoria libraria allarme pirati (con un dubbio)
Giovedì 12 febbraio 2026 di Massimo GaggiIncubo per Trump: Biden meglio di lui
Giovedì 12 febbraio 2026 di Goffredo BucciniSe la Ue imbocca la strada giusta
Giovedì 12 febbraio 2026 di Donatella Sciuto E Francesco Billari *Uniti per far competere l'Italia
Mercoledì 11 febbraio 2026 di Daniele MancaScossa per l'Europa ma da noi servono riforme a costo zero
Mercoledì 11 febbraio 2026 LEGGI TUTTIGli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.
Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti