Lele Roveri (Estragon): «La musica live è peggiorata. I grandi eventi sono una sconfitta e con i prezzi dei biglietti siamo alla follia. Servono aiuti pubblici per chi come noi non ha sponsor»
Al via la nuova stagione del club che nel 2027 compie 35 anni di vita: «Le case discografiche si sono comprate i live lasciandoci meno spazio di manovra. Continuiamo a rappresentare lo scalino per gli artisti ai quali manca l'ultimo salto di qualità. Bologna resta una realtà musicale unica in Italia»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Lele Roveri (Estragon): «La musica live è peggiorata. I grandi eventi sono una sconfitta e con i prezzi dei biglietti siamo alla follia. Servono aiuti pubblici per chi come noi non ha sponsor»
di Andrea TintiAl via la nuova stagione del club che nel 2027 compie 35 anni di vita: «Le case discografiche si sono comprate i live lasciandoci meno spazio di manovra. Continuiamo a rappresentare lo scalino per gli artisti ai quali manca l'ultimo salto di qualità. Bologna resta una realtà musicale unica in Italia»
Secondo appuntamento con i direttori artistici dei locali bolognesi. Dopo il Locomotiv Club, ecco Lele Roveri di Estragon pronto per una nuova stagione, che porterà il locale ai 35 anni di vita.
Come sarà la stagione che aspetta l’Estragon?
«Sarà sulla falsariga degli altri anni, con tanti appuntamenti. Una valanga di live che andranno a coprire tutti i generi musicali, dalla scena più pop alla musica alternativa e indie. Siamo molto contenti del programma che si sta delineando, nonostante le difficoltà».
Negli anni di vita del club l’anima del locale è rimasta sempre la stessa o è cambiata?
«È cambiata molto rispetto ai primi anni. Sono cambiate le sedi, è mutata la scena musicale, insieme a tante altre cose. Onestamente rimpiango un po' i primi tempi, quando c'era un altro spirito, da parte nostra, degli artisti e del pubblico. C’era più attenzione verso la musica. C’era la voglia di ascoltare nuovi progetti. Manca lo spirito degli anni ’90. È anche vero che la dimensione attuale dell’Estragon ci impone determinate scelte artistiche, che rimangono di qualità ma, diciamo, meno sentimentali».
Quindi il mondo dei live si può dire che sia cambiato in peggio?
«Assolutamente sì. C'è un problema a monte che è al di sopra della nostra portata. Da quando non si vendono più tonnellate di dischi le case discografiche si sono comprate il live, lasciandoci sempre meno spazio di manovra. Gli agenti nazionali si producono i concerti, decidendo chi far suonare e dove. Per fortuna questo stato di cose interessa solo i locali più grandi. Nei club più contenuti c’è ancora una certa autonomia».
Se pensa al periodo del Covid che impatto ha avuto sull’Estragon?
«Abbiamo avuto ripercussioni importanti. Nessuno di noi sapeva se a livello lavorativo sarebbe sopravvissuto. Abbiamo accumulato debiti considerevoli, che siamo stati costretti a spalmare negli anni successivi. C’eravamo illusi che anche gli artisti ritornassero a ragionare in termini meno economici per rimettere in moto la filiera. Non è accaduto, anzi quando siamo ripartiti le richieste economiche sono aumentate rispetto al periodo pre Covid. I buoni propositi si sono volatilizzati».
La disgrazia di Crans-Montana ha creato di riflesso problemi all’Estragon?
«Nessun problema diretto. La fase di controlli è stata indirizzata maggiormente verso situazioni ibride, come ristoranti che organizzano serate di ballo e non è di certo il nostro caso».
L’Estragon nel panorama bolognese dove si colloca?
«Siamo nella fascia alta per via del numero di spettatori che possiamo ospitare. Siamo in quel segmento di artisti che hanno abbandonato i piccoli club ma non sono ancora pronti per i palasport. L’ultimo passaggio prima del salto di qualità. Questa fase di inter-regno dura sempre molto poco. Devi essere fortunato ad intercettare l’artista in un preciso momento della sua carriera, consapevole che appena supererà quel livello non lo rivedrai mai più».
Il pubblico dell’Estragon da chi è composto?
«Adesso c'è un pubblico assolutamente eterogeneo, nel senso che cambia in funzione dell’artista sul palco. Avere un locale più grande ti porta a questa differenza importante. Nei club più piccoli riesci a fidelizzare il pubblico».
Cosa necessita all’Estragon per continuare a vivere?
«Il tema è complesso. Fino a quando non ci sarà una svolta, anche da parte degli artisti, la situazione rimarrà molto difficile. I finanziamenti pubblici sono fondamentali. Noi sul versante sponsor siamo debolissimi. Nessun sponsor importante ci ha mai dato una svolta al bilancio. Per fortuna bandi a livello nazionale, regionale e comunale, riescono a farci respirare. Per tanti anni siamo sopravvissuti con le nostre forze, ma oggi, se si vuole sostenere questo tipo di proposta culturale, sono necessari aiuti pubblici».
L’obiettivo per cui è nato l’Estragon è stato raggiunto?
«Sì, sono sodisfatto e rifarei tutto. Quando siamo nati nel 1992 c’era una esigenza importante in città, quella di coprire un vuoto che si era creato. Mi piace pensare che siamo stati la scintilla che ha fatto tornare la voglia ad alcuni di aprire altri club. Sono molto felice che a Bologna ci siano tanti piccoli locali con una proposta qualitativa importantissima, che si prendono in carico un pezzo della scena musicale che altrimenti non avrebbe spazio».
Bologna è veramente una città musicale?
«Io credo di sì. Girando per l’Italia non vedo la situazione che c’è a Bologna a livello qualitativo e quantitativo. Lo dimostra anche la scelta di tanti artisti che hanno deciso di mettere radici a Bologna, perché qui c’è un terreno più fertile che altrove».
Invece dei grandi eventi live cosa ne pensa?
«Una grande sconfitta. Ho lavorato per costruire una cultura musicale tra il pubblico e questi eventi vanno nella direzione opposta. Siamo nell’era dove è più importante apparire che essere».
Invece dell’escalation dei prezzi dei biglietti cosa può dire?
«Una follia totale che purtroppo nasce dalla situazione che si è creata. Quando le multinazionali si impossessano quasi completamente di un intero settore l’unico obiettivo è quello del fatturato e degli utili e questo chiaramente va a discapito dell’utente finale. Lo spettatore dovrà per forza fare delle scelte, che andranno a ricadere sull’intera filiera».
Una parola per descrivere l’Estragon.
«Penso allo slogan che ci portiamo dietro da anni: we grow music in this town».
«Live in BO», a San Giorgio di Piano la musica raccontata dall’obiettivo di Michele Nuccidi Redazione online
I giorni a Ferrara di Oliver Stone, dal 6 all'11 ottobre l'omaggio al regista americano: «Conosco il vostro legame con il cinema e non vedo l'ora di visitare la città»di Piero Di Domenico
Vai a tutte le notizie di Bologna
28 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il video del poliziotto che gioca a basket e fa canestro nel campetto di Bologna: sui social è boom di visualizzazioni
L'informazione nella tua mailCorriere di Bologna
Le news principali su Bologna
Ogni giorno alle 18, a cura della redazione