Se la Ue imbocca la strada giusta
Corriere della Sera - Cultura

Se la Ue imbocca la strada giusta

Mercoledì 11 febbraio 2026
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Due eventi chiave in ventiquattr'ore. I dossier Draghi e Letta tornano in gioco

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Se la Ue imbocca la strada giusta

Goffredo Buccini | 11 febbraio 2026

Due eventi chiave in ventiquattr'ore. I dossier Draghi e Letta tornano in gioco

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Lo snodo sembra cruciale, ma qualche cautela è consigliabile. Ventiquattr’ore separano due eventi che potrebbero almeno abbozzare il percorso d’una nuova Europa. Oggi, nel castello belga di Alden Biegen, si riuniscono i vertici della Commissione e del Consiglio europeo con i ventisette capi di governo dell’Unione. L’obiettivo di implementare infine i dossier, colpevolmente dimenticati, di Mario Draghi ed Enrico Letta sui nostri ritardi nel mercato unico e nella competitività s’è arricchito via via di ulteriori prospettive e parole d’ordine. L’apertura alle cooperazioni rafforzate, sottintese dallo stesso Draghi nella formula del «federalismo pragmatico» e ora benedette anche da Ursula von der Leyen; l’inedita alleanza tra Roma e Berlino, che chiede a Bruxelles semplificazioni procedurali, più velocità e più voce agli Stati sui processi legislativi a costo di sacrificare talvolta, chissà, persino il totem dell’unanimità; un progetto strategico per la difesa continentale quale il caccia di sesta generazione Gcap che porta la firma dell’italiana Leonardo e sta attraendo i tedeschi: in breve, pur tra consuete divisioni ed esitazioni, qualche accenno alla volontà, per chi può e con chi ci sta, di rimanere al passo d’un mondo che con Trump s’è messo a correre ridisegnando le sue priorità tramite la pura coercizione.

Proprio quel mondo che domani, a meno di 800 chilometri di distanza, inizierà all’hotel Bayerischer Hof di Monaco di Baviera la due giorni annuale della Conferenza sulla sicurezza. Un appuntamento tutt’altro che routinario, se si pensa che appena lo scorso anno fu terremotato dal neoeletto vicepresidente americano Vance, venuto a sferzare, in nome del sovranismo etnonazionalista, le nostre democrazie liberali colpevoli a suo parere di imbrigliare il free speech a danno di formazioni care al trumpismo come Alternative fur Deutschland. E che in questa 62esima edizione, anche quale esito di quel sorprendente attacco e delle successive pressioni Usa, riaprirà le porte proprio al partito di ultradestra tedesco, escluso negli ultimi anni a causa delle mai fugate ombre criptonaziste e dei perduranti sospetti di intelligenza con la Russia.

Intrecciare il senso politico degli eventi è inevitabile. L’intesa italotedesca, frutto della paziente marcia d’avvicinamento di Giorgia Meloni al cancelliere Merz, è senz’altro tra le novità più rilevanti del vertice belga. Certo, comporta per il momento una rottura con la Francia, assai distante da Berlino e Roma su molti dossier, a cominciare dal debito comune e da un progetto di aereo da guerra alternativo al super caccia Gcap. Ma potrebbe fare da polo d’attrazione per altri Stati, costituendo così un primo nucleo di cooperazione in grado magari di seguire qualcuna delle preziose ricette di Letta e Draghi, assai lodate nel 2024 e velocemente accantonate da un’Unione finora incapace di uscire dal pantano di norme e veti in cui si dibatte da vent’anni. La realtà con cui misurarsi è resa ancora più impellente dal primo anno di mandato di Trump, col suo uso punitivo dei dazi e le strabilianti minacce alla Groenlandia, all’Europa e alla stessa Nato, appena messe in standby.

Ma proprio da Monaco può venire una paradossale insidia alla collaborazione tra Meloni e Merz celebrata a Bruxelles. È lecito domandarsi quanto su di essa possa pesare nel futuro il passaporto di legittimità regalato al partito di Alice Weidel davanti a capi di Stato e ministri, vertici planetari dell’intelligence e della cybersicurezza. Come cambierebbe l’alleanza strategica tra noi e i tedeschi se AfD, già primo nei sondaggi e secondo alle urne, arrivasse un giorno al potere a Berlino anche grazie a un simile, prezioso viatico? È il caso di ricordare che la controversa formazione è stata formalmente dichiarata estremista e contraria ai valori democratici della Germania dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione ed è sospettata dal ministro degli Interni della Turingia di spionaggio a favore di Mosca a causa di reiterate e immotivate interrogazioni parlamentari su delicatissime questioni di sicurezza nazionale. Per restare agli effetti paradossali sulle cose di casa nostra, inoltre, si rammenti che il capodelegazione di AfD a Bruxelles si dichiara «fan del generale Vannacci» e pronto, dunque, a schiudere nel nome del comune slogan sulla «remigrazione» le porte del gruppo europeo a un transfuga che a Roma già crea non poche fibrillazioni nella maggioranza sulla cruciale difesa dell’Ucraina e sul tossico rapporto con la Federazione russa.

Se l’assenza di JD Vance, sostituito quest’anno a Monaco dal più diplomatico Marco Rubio, dovrebbe garantire al dibattito toni meno ultimativi, il rientro di Alternative fur Deutschland in uno dei forum geopolitici più prestigiosi al mondo avrà insomma un significato simbolico che sarebbe davvero miope sottovalutare. Il partito di Alice Weidel è la punta di lancia di quell’etnonazionalismo che mira a disarticolare la nostra casa comune fatta di democrazia e diritti. Sdoganarlo sotto i riflettori planetari ha ovvie conseguenze anche nella competizione interna alla Germania andando a colpire proprio il partner che la premier italiana ha scelto per correre da protagonista in un’Europa dove venti opposti s’incrociano, ma dove lo Zeitgeist, lo spirito del tempo, pare ancora e sempre assai benevolo con gli aspiranti autocrati d’ogni latitudine. Christoph Heusgen, il diplomatico che aveva organizzato le passate edizioni rifiutandosi di invitare AfD, ha ricordato che la conferenza era stata fondata da Ewald von Kleist, uno degli ufficiali della Wermacht che nel 1944 tentarono di eliminare Hitler. «Posso ben immaginare che von Kleist avrebbe sostenuto la mia decisione», ha spiegato a Tagesspiegel. Ma questo era già il mondo di ieri.

11 febbraio 2026

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