Scossa per l'Europa ma da noi servono riforme a costo zero
Corriere della Sera - Cultura

Scossa per l'Europa ma da noi servono riforme a costo zero

Mercoledì 11 febbraio 2026
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Che la burocrazia europea così come una legislazione invadente siano di ostacolo alle imprese lo sappiamo. Ma non può essere un alibi per non agire ognuno all’interno dei propri confini

Le gare di oggi alle Olimpiadi di Milano Cortina, in diretta

Scossa per l'Europa ma da noi servono riforme a costo zero

Daniele Manca | 11 febbraio 2026

Che la burocrazia europea così come una legislazione invadente siano di ostacolo alle imprese lo sappiamo. Ma non può essere un alibi per non agire ognuno all’interno dei propri confini

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L’Italia e la Germania si sono messi alla testa di quei Paesi che vogliono dare una scossa all’Europa sul fronte della competitività. Nel prevertice di stamattina, al quale parteciperà anche la Francia, si capirà quale consenso riusciranno a coagulare le proposte italo-tedesche. Al di là della strada che Consiglio, Commissione e Parlamento europeo decideranno di intraprendere e sulle quali si aprirà la discussione, è evidente che un’accelerazione sul fronte della competitività e della semplificazione sia necessaria. Ma tanto più l’iniziativa avrà successo, tanto più il nostro Paese dovrà essere all’altezza della svolta. Pensare che tutto passi per Bruxelles può rivelarsi una pericolosa illusione. Che la burocrazia europea così come una legislazione invadente e a volte ideologica siano di ostacolo alle imprese e quindi alla crescita, lo sappiamo. Ma non può essere un alibi per non agire ognuno all’interno dei propri confini. 

A livello europeo ben due rapporti, Draghi e Letta, più quello sulla difesa, dell’ex presidente finlandese Niinistö, hanno delineato la strategia. Ma se l’Europa deve accelerare anche l’Italia non può essere da meno. Sul fronte della concorrenza ben poco è stato fatto. La volontà di proteggere alcune categorie, come i tassisti, rischia di ritorcersi contro loro stesse. L’Olimpiade di Milano Cortina ha visto proliferare quelle piattaforme la cui diffusione si voleva ostacolare. Ancora ieri è arrivato il forte allarme della Confindustria, tramite il suo presidente Emanuele Orsini, che ha denunciato come alcune multinazionali stiano rinunciando agli investimenti nel nostro Paese a causa dei costi dell’energia. Le imprese sono inoltre ancora in attesa che si renda operativo l’iperammortamento propedeutico agli investimenti. Sempre lo stesso Orsini ha rilevato come la burocrazia costi circa 80 miliardi l’anno alle imprese.

 Bruciano poi le parole dell’amministratore delegato del colosso farmaceutico Eli Lilly, Dave Ricks. Ha il suo principale centro produttivo per l’Europa in Italia. Soddisfatto per l’investimento ma non al punto di costruire altri stabilimenti nel nostro Paese. «L’Italia è un Paese in cui è più difficile investire rispetto alla Germania o all’Olanda — ha detto al Sole 24 ore —. Le autorizzazioni sono molto lente e i centri decisionali numerosi». Come si vede, dal mondo dell’economia reale più che risorse vengono chieste riforme. Per di più di quelle che non costano: più concorrenza, lotta alle rendite, meno burocrazia. Curiosamente quello che viene chiesto anche a Bruxelles.

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