Uniti per far competere l'Italia
Politecnico e Bocconi, con l’apporto di altre istituzioni, insieme per far accedere le nostre imprese alla scala globale
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Uniti per far competere l'Italia
Donatella Sciuto e Francesco Billari * | 11 febbraio 2026Politecnico e Bocconi, con l’apporto di altre istituzioni, insieme per far accedere le nostre imprese alla scala globale
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Fare squadra per mirare più in alto alzando l’asticella. Coltivando ambizioni europee e, perché no, globali. La creazione di imprese nuove, in Italia, dovrebbe ispirare fondatrici e fondatori a sviluppare questi livelli di ambizione. Per costruire imprese innovative che possano aspirare a diventare grandi, creare alto valore aggiunto grazie all’uso di tecnologie avanzate, generare posti di lavoro remunerati che possano trattenere i migliori talenti nel nostro Paese. A oggi non siamo in questa situazione. Non perché manchi il talento imprenditoriale. L’idea che il nostro Paese sia povero di capacità creative, scientifiche o tecnologiche è semplicemente falsa. Il problema è un altro: il talento continua troppo spesso a muoversi in un contesto frammentato, che fatica a trasformare idee innovative, e sempre più basate su ricerca e tecnologia avanzate, in imprese capaci di crescere, competere e durare. Ambire all’impatto, alla scala globale, non è mai il risultato di un percorso individuale, ma di ambienti che sanno connettere competenze, capitale, ricerca e mercato.
I pochi unicorni italiani lo dimostrano: storie di successo reali costruite da fondatori di grande qualità e capaci di affermarsi anche a livello internazionale. Restano, per ora, eccezioni. In Francia, ad esempio, all’inizio del 2026, gli unicorni sono tra i trenta e i quaranta, in un sistema che ha fatto della crescita dimensionale una priorità strategica. In Germania, piattaforme come UnternehmerTUM attorno al sistema universitario di Monaco di Baviera, la rete degli istituti Fraunhofer e in generale l’integrazione strutturata tra università, ricerca e industria hanno reso il trasferimento tecnologico un asse portante dell’economia. Gli ecosistemi innovativi non sono il risultato di iniziative isolate, ma di una visione coerente e di lungo periodo, che connette mondo pubblico e privato, economia e società.
Il nodo italiano è qui. Molte iniziative valide, nessun punto ancora sulla scala globale. Molta attenzione alla fase di avvio, poca alla crescita. Troppa enfasi sulla nascita delle startup, poca sulle basi di ricerca e tecnologiche in grado di creare valore aggiunto e occupazione qualificata, trattenendo nel Paese i migliori talenti. È una carenza strutturale che non si colma con interventi episodici, ma con scelte di sistema.
È in questa prospettiva che l’Università Bocconi e il Politecnico di Milano hanno deciso di fare una scelta netta: unire le forze, anche conferendo le nostre strutture, Bocconi for Innovation e PoliHub. La Tech Europe Foundation nasce per costruire massa critica e continuità, e per mettere Milano e l’Italia sulla mappa degli ecosistemi di innovazione con impatto globale. I numeri spiegano il senso dell’operazione: insieme, le due università sono all’origine di oltre il 90% dei capitali raccolti da imprenditori formati nelle università italiane negli ultimi anni, e di quasi la metà dei fondatori di startup. Le due università hanno già accompagnato migliaia di progetti e startup e attratto complessivamente miliardi di euro di investimenti, creando un bacino di competenze e imprese che consente oggi di pensare a una piattaforma di scala europea. Ma la portata dell’iniziativa va oltre il perimetro accademico. Il coinvolgimento di partner come Fondazione ION, FSI e la Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi rafforza la dimensione sistemica del progetto, integrando, attraverso la filantropia, capitale, competenze industriali e visione strategica. L’alleanza tra università, finanza e territorio può rendere credibile l’obiettivo di accompagnare la ricerca verso il mercato e sostenere la crescita di imprese ad alto contenuto tecnologico capaci di competere a livello internazionale.
Milano rappresenta un contesto favorevole: attrattività globale, densità di competenze, apertura europea. L’obiettivo è dimostrare che anche in Italia si possono creare piattaforme collaborative in grado di superare la frammentazione, allineare gli incentivi e dare continuità ai percorsi di crescita. Se vogliamo colmare il divario con i principali Paesi europei, dobbiamo fare una scelta chiara: puntare sulla collaborazione come infrastruttura dell’innovazione. Mettere a sistema risorse, competenze e visioni non è un esercizio di stile, ma una condizione necessaria per alzare l’asticella. Solo così l’Italia potrà costruire imprese capaci di crescere, creare valore duraturo e competere stabilmente su scala europea e globale.
* Rettori rispettivamente del Politecnico
di Milano e di Università Bocconi
11 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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