Più dell’America, il guaio è la Cina
La politica «Made in China 2025», lanciata da Xi Jinping nel 2015, ha fatto sì che gli investimenti finalizzati a diventare una potenza manifatturiera autosufficiente si siano enormemente impennati mentre i consumi interni si sono indeboliti
Le gare di oggi alle Olimpiadi di Milano Cortina, in diretta
Più dell’America, il guaio è la Cina
Danilo Taino | 11 febbraio 2026La politica «Made in China 2025», lanciata da Xi Jinping nel 2015, ha fatto sì che gli investimenti finalizzati a diventare una potenza manifatturiera autosufficiente si siano enormemente impennati mentre i consumi interni si sono indeboliti
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
È la politica di Pechino il guaio maggiore dell’Europa. Più delle provocazioni di Donald Trump, le quali, piuttosto, distraggono dalle conseguenze perverse che l’economia della Cina sta avendo in particolare nel Vecchio Continente. I 1.200 miliardi di dollari di surplus commerciale (esportazioni meno importazioni) che la potenza cinese ha registrato nel 2025 non sono il risultato di un’economia super-efficiente: sono il prodotto di politiche aggressive e distorsive dei mercati globali. Un’analisi appena pubblicata dal centro studi tedesco Merics indica nella sovracapacità produttiva — incentivata dal Partito Comunista — la ragione per la quale le imprese cinesi cercano ogni modo, a cominciare da prezzi artificialmente bassi, di conquistare fette di mercato fuori dai confini.
La politica «Made in China 2025», lanciata da Xi Jinping nel 2015, ha fatto sì che gli investimenti finalizzati a diventare una potenza manifatturiera autosufficiente si siano enormemente impennati mentre i consumi interni si sono indeboliti. Per rendere effettiva questa politica, Pechino è ricorsa a misure di stimolo economico contrarie alle regole del commercio internazionale: sussidi pubblici alle imprese che il Fondo monetario internazionale calcola nel 4,5% del Pil, prestiti preferenziali, esenzioni fiscali, concessioni di terreni a scopo industriale. Ciò ha creato un moltiplicarsi di imprese e un’enorme sovrapproduzione non assorbita dai consumi interni. Da un lato, l’eccesso di produzione è stato riversato sui mercati internazionali a prezzi sempre più bassi grazie agli incentivi statali cinesi: si pensi alle auto e alle tecnologie verdi che hanno messo in ginocchio questi settori in Europa. Dall’altro, la concorrenza tra le imprese cinesi è diventata feroce, con margini di guadagno sempre più risicati, tanto che Merics misura nel 24% le industrie che hanno registrato perdite nel 2025: anche le aziende di fatto fallite rimangono attive ed esportano perché le autorità non permettono perdite di posti di lavoro.
Risultato: le politiche di Pechino e le distorsioni che creano sono esportate nel resto del mondo, una realtà sempre meno sostenibile. Insomma, mentre gli Stati Uniti sono il maggiore mercato dei consumi e un motore dell’economia globale, la Cina è totalmente impegnata a conquistare mercati a scapito degli altri.
11 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Danilo TainoPiù dell’America, il guaio è la Cina
Mercoledì 11 febbraio 2026 di Massimo FrancoSe i due fronti non si liberano delle ambiguità sull'Ucraina
Mercoledì 11 febbraio 2026 di Paolo FallaiComando, l’atto di impartire ordini (avendo l’autorità per farlo)
Mercoledì 11 febbraio 2026 di Roberto GressiVannacci e le armi all'Ucraina
Martedì 10 febbraio 2026 di Enzo CheliEquivoci da rimuovere sul referendum
Martedì 10 febbraio 2026 di Paolo FallaiL'inviato Barzini alla prima settimana bianca
Martedì 10 febbraio 2026 LEGGI TUTTI Danilo TainoLe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti