Il dovere del ricordo, l’agguato dell’oblio
Solo nel 2004 il Parlamento ha istituito il Giorno del Ricordo. Con colpevole ritardo. Una ricorrenza che deve essere patrimonio di tutti
Il dovere del ricordo, l’agguato dell’oblio
di Ferruccio de Bortoli | 11 febbraio 2026Solo nel 2004 il Parlamento ha istituito il Giorno del Ricordo. Con colpevole ritardo. Una ricorrenza che deve essere patrimonio di tutti
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È con una profonda emozione che abbiamo ascoltato l’intervento di Toni Concina, a nome dell’Associazione degli esuli istriani, fiumani e dalmati, ieri alla Camera, in occasione del Giorno del Ricordo (10 febbraio), alla presenza del Capo dello Stato e delle massime autorità della Repubblica. Concina è uno degli ultimi nati in Dalmazia, a Zara, durante la sovranità italiana. È stato nostro collega per tanti anni. Possiamo personalmente testimoniare che non ha mai smesso, come molti altri esuli (ma lui con pervicacia persino quotidiana) di impegnarsi perché non vincesse l’oblio e soprattutto perché la «Patria matrigna» scegliesse una data per ricordare e ridare dignità alle vittime delle foibe e degli annegamenti.
Solo nel 2004 il Parlamento ha istituito il Giorno del Ricordo. Con colpevole ritardo. Una ricorrenza che deve essere patrimonio di tutti. «Noi non siamo mai stati settari, mai terroristi, mai abbiamo spaccato vetrine dell’ormai scomparsa Jusoglavian Airlines. Siamo stati cacciati e si siamo risollevati». Concina ha citato Ottavio Missoni, Enzo Bettiza, Marco Balich, regista della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Ha insistito sulla necessità di «compensare almeno moralmente il fatto che il peso dei risarcimenti per le riparazioni di guerra dovute alla Jugoslavia fosse stato finanziato soprattutto con la confisca dei beni delle popolazioni esodate. Oggi sono altrettanto maturi i tempi per realizzare la prevista fondazione per gestire i fondi accantonati da decenni secondo il Trattato di Osimo».
Il delitto più grande per Concina è stato quello di aver costretto 350mila persone ad abbandonare le loro case, a fuggire in massa per rimanere italiani e per sottrarsi alla pulizia ideologica del regime comunista di Tito. «In questi anni sono andato il più spesso possibile in Dalmazia per dialogare con le autorità locali, per risvegliare sentimenti sopiti e ricucire armonia e amicizia con l’obiettivo di lavorare alla rinascita della Comunità Italiana di Zara». Con un ruolo importante della nostra Dante Alighieri. «Le vere foibe sono l’oblio e quindi la speranza è che il vento del tempo non disperda i tesori di storia, di cultura del nostro passaggio romano, veneto, italiano, che dovranno rimanere patrimonio inesauribile di quelle terre». Ascoltandolo ci è venuta voglia di andare in Dalmazia anche per farci perdonare tutte le volte - e chissà a quanti altri è accaduta la stessa cosa - in cui siamo passati via distrattamente, e c’era ancora la Jugoslavia, sognando solo il mare e le vacanze.
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