Giovani annoiati, e crudelissimi: «Al riparo dagli occhi» di Franco Stefanoni
Una storia di ragazzi e bullismo nella Liguria degli anni Novanta nel romanzo edito da Laurana
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Giovani annoiati, e crudelissimi: «Al riparo dagli occhi» di Franco Stefanoni
di MARCO BRUNAUna storia di ragazzi e bullismo nella Liguria degli anni Novanta nel romanzo edito da Laurana
Un particolare della copertina del romanzo
A Naule non c’è mai nulla da fare, i lunedì assomigliano ai mercoledì e ai venerdì. Ci sono tre mediocri pizzerie, una gelateria, un paio di ristoranti e di pensioni a due stelle. In questo anonimo paesello della riviera ligure di Ponente quattro amici provano a inventarsi una vita. Sono Luca, Max, Ago ed Elena, li incontriamo il primo giorno di scuola, dopo le vacanze. È la metà degli anni Novanta. I protagonisti del romanzo di Franco Stefanoni, Al riparo dagli occhi (Laurana Editore, pagine 512, euro 22), combattono il vuoto adolescenziale e la noia di giornate sterminate nel peggiore dei modi: prendendosela con gli altri, soprattutto con chi non può difendersi. In questa storia di formazione che è anche un’indagine sui luoghi bui della coscienza giovanile — un posto difficilissimo da definire, tantomeno comprendere — c’è un filo conduttore dominato dal sadismo, dal desiderio di castigo, da una rabbia che per noi lettori è senza giustificazioni.
Prendiamo il povero Enrico Bagnasco, un «ragazzotto con i capelli a caschetto, taciturno e in sovrappeso». Anche lui frequenta il liceo scientifico Galilei, uno stabile moderno di quattro piani che l’autore ha immaginato, scelta non casuale, grigio chiaro davanti e grigio scuro sulle facciate laterali. Stefanoni, giornalista del «Corriere della Sera», è abile e preciso nel regalarci queste istantanee dolorose. Arriviamo al momento in cui Enrico viene brutalmente bullizzato in un crescendo di tensione. La descrizione dei suoi atteggiamenti, dei piccoli dettagli che «fanno arrabbiare» i compagni, è un elemento prezioso per entrare nelle vite dei quattro amici e capire subito la direzione che prenderà il romanzo. «Grasso, dicevano tutti, come del resto era ciascun membro della famiglia di provenienza. La madre lo coccolava e lo rimpinzava premurosa, considerando forse il figlio una sorta di invalido: un sottosviluppato da supportare, con lei inarrestabile nell’offrirgli cibo nonostante scoppiasse nei vestiti». Quale vittima migliore di un ragazzo in carne coccolato dalla mamma? In una delle scene successive il povero Enrico implora pietà, Ago lo spinge a un centimetro dalla finestra, Luca gli ruba la merenda e lo chiama «Mangiamerda». Enrico viene denudato, ha «il viso in fiamme», è «asfissiato dall’odore della vergogna».
Mascherati da bravi ragazzi, Luca, Max, Ago ed Elena si comportano da bulli, da prepotenti. Pensano di essere onnipotenti, scopriranno quanto è facile arrivare sull’orlo del baratro. Lo fanno credendo di non lasciare traccia nel mondo dei grandi: hanno buoni voti, i genitori non sospettano nulla perché pensano che i loro figli siano una benedizione. Ed è proprio questo uno dei nodi del romanzo: che cosa sappiamo del mondo dei ragazzi e delle ragazze? Quanto pensiamo di conoscerli? Che cosa significa capirli veramente? Il merito di Franco Stefanoni, già autore del romanzo L’estate ferita (2021, edito sempre da Laurana), è provare a misurarsi con alcune tra le domande più complicate legate proprio al mondo giovanile, riuscendo a offrire il ritratto di una provincia molto vicina ai luoghi della nostra memoria e alla cronaca. Una delle immagini più fedeli e malinconiche delle vite di questi ragazzi è contenuta in un passaggio, che leggiamo mentre ci avviciniamo alla fine della storia: «Nell’atto di bere, fu come sentire l’abisso della delusione per una trasferta fallimentare. Se avessero avuto altra erba l’avrebbero fumata. Un ultimo giro di spino e al diavolo il resto».
15 gennaio 2026 (modifica il 15 gennaio 2026 | 13:53)
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