Cazzullo - Barbero, il talk su Francesco riempie il palazzetto
Oltre tremila persone assiepate fra spalti e platea, altre mille fuori dai cancelli lunedì 12 gennaio a Castenedolo (Brescia) per il giornalista e lo storico, due rockstar in dialogo sul santo
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Cazzullo - Barbero, il talk su Francesco riempie il palazzetto
di Massimiliano Del BarbaOltre tremila persone assiepate fra spalti e platea, altre mille fuori dai cancelli lunedì 12 gennaio a Castenedolo (Brescia) per il giornalista e lo storico, due rockstar in dialogo sul santo
L’incontro su San Francesco a Castenedolo (Brescia). Da sinistra: Alessandro Barbero, Maria Elena Boschi e Aldo Cazzullo (foto Nelson Hasanpapj/ LaPresse)
Ci fosse stato ancora qualche dubbio, l’overbooking di lunedì 12 gennaio al Palazzetto dello Sport di Castenedolo, in provincia di Brescia — oltre tremila persone assiepate fra spalti e platea e altre mille fuori dai cancelli — ha confermato due cose. La prima: la passione per la storia cresce nel nostro Paese. La seconda: Aldo Cazzullo e Alessandro Barbero, il giornalista e lo storico, sono davvero due rockstar (il copyright è di Maurizio Cattelan). Il menu: due libri di storia entrambi straordinari successi editoriali (Francesco. Il primo italiano di Aldo Cazzullo, edito da HarperCollins Italia, e San Francesco di Alessandro Barbero, Laterza) per un unico argomento, le tante facce del santo patrono d’Italia di cui quest’anno cade l’ottavo centenario dalla morte. Infine un politico, Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, a tentare di attualizzare una figura complessa, più volte strumentalizzata dal potere.
Non una vera prima fra Cazzullo e Barbero, a dire il vero: i due discussero proprio a Brescia nel 2022, appena dopo il Covid. Allora fu Dante, lunedì 12 il Francesco della fede, «quello che viaggiava scalzo e seminudo e che imponeva ai suoi fratelli di rinunciare a ogni ricchezza, compreso il tetto sotto cui dormire e i libri accumulati durante gli studi» ha ricordato Cazzullo. Ma anche il Francesco della Chiesa, «fatto santo da Gregorio IX nel 1228, solo due anni dopo la sua morte, perché al cristianesimo serviva un modello di devozione e di rettitudine di fronte alla diffusione delle eresie e alle accuse di corruzione e mondanizzazione del clero» ha aggiunto Barbero. E poi il Francesco della storiografia, a partire dalla polarizzazione fra il racconto (quasi) in presa diretta di Tommaso da Celano e la più istituzionale Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, per arrivare addirittura alla rilettura fascista del San Francesco e Mussolini di Paolo Ardali, libretto pubblicato nel 1926 in occasione del settimo centenario della morte. Il Francesco politico, simbolo della cristianità militante. Infine il Francesco contemporaneo, quello cioè divenuto (suo malgrado) simbolo laico di pace, di ecologia e di impegno sociale.
Tremila persone per ascoltare Barbero e Cazzullo su San Francesco, «Meglio di una finale di calcio»
Dice Boschi: «Un genio per il suo secolo, uomo moderno ma anche un provocatore. Un uomo che ha cambiato lo stile della comunicazione religiosa e che ha avuto il coraggio di includere in questo messaggio nuovo il ruolo della donna come interlocutrice, descrivendosi in maniera rivoluzionaria come una madre». Completa il ragionamento Cazzullo: «Di uomini del genere ne nasce uno ogni millennio. E che ha vissuto in un tempo in cui videro la luce le città, le università, le banche, il denaro, concentrato come ora in pochissime mani. Eppure un piccolo gruppo di persone sentì l’esigenza di vivere in povertà per salvare la Chiesa, non per distruggerla. Oggi — ha proseguito il vicedirettore del «Corriere» — viviamo in un mondo dove la disuguaglianza è un valore, come vogliono Peter Thiel ed Elon Musk che sognano la vita eterna, il post umanesimo tecnologico. Francesco no, chiamava sorelle tutte le creature e chiamava sorella financo la morte perché morire, secondo lui, era un gesto di generosità verso chi verrà dopo».
«Un conto — ha concluso Barbero — è il Francesco davvero vissuto, un uomo cioè assolutamente stupefacente e convinto di essere davvero in contatto con Dio, ma con un programma tale che oggi sarebbe considerato matto. E un conto è il Francesco giunto fino a noi, nel senso che ogni epoca l’ha ritratto a suo modo: è l’uomo emaciato del Seicento che medita sulla morte oppure il Francesco che parla con il Sultano invece di combattere la Crociata come piace a noi? O, ancora, è il Francesco del fascismo che assomigliava a Mussolini?».
Insomma un gigante, Francesco. Su questo sia Cazzullo che Barbero si sono detti concordi. «Un gigante capace di dominare l’immaginario collettivo». E quindi una figura eminentemente politica. Scomoda allora e scomoda tuttora.
Gli autori
Aldo Cazzullo e Alessandro Barbero hanno dialogato lunedì 12 gennaio al Palazzetto dello Sport di Castenedolo (Brescia) su san Francesco (Giovanni di Pietro di Bernardone), nato tra il 1181 e il 1182 ad Assisi (Perugia), dove morì il 3 ottobre 1226 (quest’anno si celebrano gli 800 anni). Aldo Cazzullo (Alba, Cuneo, 1966), giornalista, è vicedirettore ad personam del «Corriere» e ha pubblicato «Francesco. Il primo italiano» (HarperCollins, pp. 288, euro 19,50). Il suo è il libro di un autore italiano più venduto del 2025 nel nostro Paese. Alessandro Barbero (Torino, 1959), storico, ha pubblicato «San Francesco» (Laterza, pp. 448, euro 20). Nel 1996 ha vinto lo Strega con il romanzo «Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo» (Mondadori)
12 gennaio 2026 ( modifica il 13 gennaio 2026 | 10:23)
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