Cazzullo e Branduardi: «San Francesco un antidoto al mondo post-umano»
Il giornalista e il cantautore raccontano lo spettacolo sul Patrono d’Italia in prima nazionale a San Giuliano Terme il 12 febbraio : «È modernissimo, proprio perché inascoltato»
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Cazzullo e Branduardi: «San Francesco un antidoto al mondo post-umano»
di Caterina Ruggi d'AragonaIl giornalista e il cantautore raccontano lo spettacolo sul Patrono d’Italia in prima nazionale a San Giuliano Terme il 12 febbraio : «È modernissimo, proprio perché inascoltato»
Giornate particolari in Toscana per Aldo Cazzullo. Il giornalista e scrittore, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera, presenta in prima nazionale il suo nuovo spettacolo teatrale, Francesco, domani (ore 21) all’Auditorium Pala Todisco di San Giuliano Terme nell’ambito della rassegna San Francesco 1226-2026 — Spiritualità, Dialogo e Fratellanza nel mondo globale organizzata per l’800esimo anniversario della morte del Patrono d’Italia dal Centro per l’Innovazione e la Diffusione della Cultura dell’Università di Pisa. Sempre l’Università di Pisa, gli conferirà venerdì (ore 11) la laurea ad honorem in Istituzioni, Politica e Società.
«Dedicherò la mia lectio magistralis alla Toscana patria morale degli italiani: qui nasce gran parte dell’arte, della cultura e della bellezza su cui è fondato il Paese», dice Cazzullo che, dopo il debutto, porterà Francesco domenica al Teatro del Popolo di Colle Val d’Elsa e mercoledì 18 al Teatro Cartiere Carrara di Firenze. «Io non sono un attore e neanche un divulgatore; sono un raccontatore, sottolinea il giornalista, che sul palcoscenico prende ancora una volta il ruolo di voce narrante, mentre a dare voce a San Francesco d’Assisi sarà Angelo Branduardi, accompagnato dal suo violino e da Fabio Valdemarin al pianoforte. «Branduardi è uno dei pochissimi cantautori che non avevo intervistato, anche se già da ragazzo ascoltavo la sua musica. Assieme a Battiato è secondo me — dice Cazzullo — il cantautore musicalmente più alto, e più vicino alla spiritualità medioevale. Non poteva esserci musicista più indicato di lui a raccontare Francesco, a cui tra l’altro ha dedicato l’album L’infinitamente piccolo».
«Oggi c’è più che mai bisogno di spiritualità. Questa ricerca — dice Angelo Branduardi — spiega il successo della mia tournée Il Cantico, che riprenderò a marzo da Bruxelles, e quello dello spettacolo con Aldo Cazzullo, più che annunciato con la “prova generale” nella Basilica Superiore di Assisi, che sarà trasmessa il 4 marzo su La7».
Con Francesco, Aldo Cazzullo continua il suo viaggio alla ricerca delle nostre radici identitarie: dal Risorgimento alla Prima guerra mondiale, al fascismo, alla Resistenza e alla Ricostruzione. Poi, con un salto indietro nel tempo: Dante, l’impero romano, la Bibbia. «Adesso ho trovato giusto confrontarmi con Francesco, che non è solo il Santo patrono d’Italia, ma una figura fondativa della nostra identità. Mentre in Inghilterra c’è San Giorgio, in Francia Giovanna d’Arco, in Spagna San Giacomo, che chiamano Santiago, noi abbiamo un santo di pace che va alle Crociate e vuole convertire. Il suo incontro con il Sultano non finisce con un martirio; apre un dialogo, basato sul rispetto dei valori: mi sembra lo spirito giusto per affrontare il tempo presente».
«Francesco non era un pacifista; era un uomo di pace: sono due cose molto diverse. L’incontro con il sultano dimostra le sue doti di mediatore straordinario. Al-Malik al-Kamil lo lascia a malincuore libero di ripartire, si fa promettere che tornerà sul suo letto di morte e gli regala un olifante, bellissimo strumento a fiato in ebano e argento che è custodito nel museo di Assisi. Noi abbiamo avuto la possibilità di filmarlo, e così mostrare durante lo spettacolo quello strumento che Francesco ha suonato per tutta la vita. Ricordiamo infatti che i testi scritti dal Santo di Assisi venivano cantati e ballati. Francesco non ha solo scritto il primo testo poetico della letteratura italiana, Il Cantico delle Creature, ha anche inventato il musical», sottolinea Branduardi.
«Un Santo artista e poeta, incalza Cazzullo. «Francesco sapeva comunicare con tutto se stesso: cantava, danzava, diceva poesie, probabilmente mimava, per comunicare la gioia di essere cristiani. Purtroppo non ci sono arrivate le musiche del Cantico delle Creature, ma possiamo immaginare che non fossero tanto diverse da quelle scritte da Branduardi».
Il «menestrello scapigliato» ha scelto per il titolo del suo album dedicato a Francesco il paradosso dell’infinitamente piccolo. «La teoria, secondo cui se dividiamo un pezzo di carta a metà e poi ancora a metà e così via abbiamo ancora qualcosa da dividere — spiega l’artista — dimostra che lo spirito di tutto il cosmo è dentro di noi. È una delle basi della fisica quantistica. Io sono stato al Cern di Ginevra, dove bombardano gli atomi fino a ottenere la cosa più piccola, che possiamo chiamare forza debole o particella di Dio: in sé non conta nulla, ma senza quella forza debole gli uomini non starebbero in piedi. San Francesco è modernissimo proprio perché inascoltato. Parlava di pace e noi facciamo la guerra; adorava tutte le creature e noi le stiamo distruggendo; ha insegnato a rispettare la dignità di uomini e donne, che noi calpestiamo, e a chiamare “sorella” la morte, mentre noi vagheggiamo di diventare immortali. Insomma, Francesco è l’antidoto al mondo post-umano in cui le creature avranno come memoria la rete e come cervello un computer. Quest’ultimo saprà più cose di noi, e non si capisce perché debba obbedirci anziché darci ordini».
È davvero il momento di riascoltare Francesco d’Assisi. «L’idea che otto secoli dopo la sua morte un Papa abbia scelto di chiamarsi Francesco mi commuove, così come quella che un altro Papa abbia preso nome Leone, come il migliore amico di Francesco», dice Cazzullo che come scenografia dello spettacolo ha scelto i dipinti di Giotto custoditi ad Assisi e nella Cappella Bardi in Santa Croce a Firenze. «Ho voluto anche un quadro di Bellini e uno di Caravaggio che risolvono il problema della raffigurazione delle stimmate, di cui Francesco in vita non parlò mai. Non è facile raffigurare Francesco senza farne un santino, ma restituendone la gioia e anche la furia».
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11 febbraio 2026 ( modifica il 11 febbraio 2026 | 07:31)
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