Ultima fermata
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di Massimo Gramellini | 11 febbraio 2026I tuoi preferiti
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Forse siamo talmente arrabbiati con il mondo che non lo vediamo più. Gli passiamo accanto, sopra, sotto, ma niente: non lo vediamo. A Vicenza c’è questo ragazzino con qualche fragilità speciale che all’uscita da scuola sale sull’autobus, infila la mano in tasca per prendere l’abbonamento e non lo trova. In realtà lo ha messo in un’altra tasca, ma lì per lì non se ne accorge.
Si sente in difetto e, anziché acquattarsi vicino alle porte come fanno i passeggeri abusivi, si reca dal conducente per segnalargli il problema. Ma chi e che cosa vede quel conducente? Un ragazzino perbene in difficoltà, che gli sta spontaneamente confessando di non avere con sé il titolo di viaggio, e al quale eventualmente comminare una multa come da regolamento? No, il conducente vede un disagio, una rogna, una potenziale increspatura nel tranquillo incedere della sua giornata. Così alla fermata successiva fa scendere l’increspatura. Non importa che si tratti di un adolescente disabile, né che là fuori abbia cominciato a piovere. Non importa nemmeno che da qualche parte della sua memoria galleggerà pure il ricordo di quanto successo pochi giorni prima in Cadore, dove un collega ha fatto scendere sotto la neve un minorenne sprovvisto di biglietto olimpico a tariffa quadruplicata.
Il conducente richiude le porte e riparte, lasciando il ragazzino da solo per strada. Senza neanche rendersi conto che non era un problema, ma un essere umano. E questo sì che è un problema.
11 febbraio 2026
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