Ma Benigni ha sempre preso in giro la sinistra
Corriere della Sera - Cultura

Ma Benigni ha sempre preso in giro la sinistra

Mercoledì 11 febbraio 2026
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Le Olimpiadi Invernali 2026, in diretta

Ma Benigni ha sempre preso in giro la sinistra

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
a proposito di Pucci, penso che da nessuna parte politica dovrebbero essere imposti personaggi che fanno della derisione, della discriminazione e del disprezzo i loro cavalli di battaglia.Gustavo delli Paoli

Un’estate andai nell’isola di Santo Stefano in Sardegna. Per due sere abbiamo avuto il Pucci, faceva sì ridere come dice La Russa, ma con una pesantezza di linguaggio... Come si fa a paragonarlo a Benigni?Giancarlo Rezzonico

Cari lettori,
L’accostamento tra Andrea Pucci e Roberto Benigni, proposto anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa in una conversazione con il nostro giornale, mi sembra un po’ fuori luogo. Non è questione di giudizio di valore, che è sempre libero e opinabile. Uno può sempre pensare che Teomondo Scrofalo, l’autore di croste inventato da Antonio Ricci, sia un pittore più bravo di Raffaello. Ma Benigni è sempre stato critico verso la sua parte politica. Ha sempre preso in giro la sinistra. Ieri sul Giornale Luigi Mascheroni, nella sua rubrica che si legge sempre volentieri, ricordava una filastrocca contro Almirante scritta da Benigni 51 anni fa, con termini che probabilmente oggi l’artista non riscriverebbe. Tuttavia Benigni non è diventato famoso per quella filastrocca, ma per il ruolo di Cioni Mario che si faceva apertamente beffe delle velleità rivoluzionarie del Partito Comunista e financo del suo mitico segretario Enrico Berlinguer: «L’unica cosa che dovrebbe fare Berlinguer è quella di darci il via». «Ma perché non ci dà il via?». «Perché c’ha da fare, c’ha famiglia…». Ora, non soltanto non mi vedo Andrea Pucci prendere in giro Giorgia Meloni, ma trovo il suo linguaggio e i suoi argomenti beceri, volgari, più spaventosi che ridicoli. Non vedo ironia e neanche sarcasmo, vedo un compiacimento truce che sui social si ritrova fin troppo facilmente. Sostenere che gli omosessuali abbiano il loro modo di fare i tamponi antiCovid, definire zecche cioè insetti coloro che non la pensano come lui, irridere l’aspetto fisico della segretaria del principale partito di opposizione non mi sembrano una dimostrazione di libertà, e neppure di satira, bensì di conformismo. Di quel conformismo che si respira oggi in Italia come a mia memoria non era mai accaduto.

11 febbraio 2026

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