Il grido dei bambini nelle guerre: «Creatori di morte, ridateci il futuro»
Esce per Il Battello a Vapore «Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi» di Arnoldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi e Cristina Castelli. Con testimonianze e disegni. Il 14 febbraio un incontro a Milano
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Il grido dei bambini nelle guerre: «Creatori di morte, ridateci il futuro»
di GIULIA ZIINOEsce per Il Battello a Vapore «Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi» di Arnoldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi e Cristina Castelli. Con testimonianze e disegni. Il 14 febbraio un incontro a Milano
Uno dei disegni del libro fatto da un bambino del Sud Sudan
«In questa guerra abbiamo visto tante cose brutte e abbiamo capito cosa vuol dire la vera paura. Chi fabbrica le armi non sente nulla. Noi abbiamo provato una paura costante per molti mesi. Abbiamo sperimentato la mancanza di cibo e il terrore di morire di fame o per la distruzione di case ed edifici. Abbiamo perso un anno scolastico. Ma a chi fabbrica le armi non importa nulla di quello che proviamo noi». Questo è Majed, 11 anni, dalla Striscia di Gaza, ma come lui ci sono Laila, Amal, Fayiga. E poi Aung, Joy, Marcel, Natalia, Vesna, Fatma. Anni 8, 10, 12, 15, 18... Cambiano nomi, volti, geografie ma l’anagrafe della guerra è per tutti la stessa: paura, fuga, solitudine. Armi.
Cinquanta conflitti in corso nel mondo, più di 500 milioni di bambini direttamente coinvolti: i numeri fanno paura. Ma non bastano. A toccare le coscienze, a fermare le mani. Dove non arriva la logica, però, può arrivare la voce di un bambino. Una piccola luce, la scintilla da cui nasce un libro dal titolo chiaro, Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi, in uscita il 19 febbraio per Piemme - Il Battello a Vapore. Gli autori sono tre: Arnoldo Mosca Mondadori — poeta e scrittore, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti —, Anna Pozzi, giornalista e saggista esperta di migrazioni docente a Brescia alla Cattolica, e Cristina Castelli, già professoressa di Psicologia alla Cattolica di Milano e oggi responsabile di RiRes, l’Unità di ricerca sulla resilienza del dipartimento di Psicologia dello stesso ateneo. Loro hanno messo la competenza, la sensibilità al servizio delle voci, vive e reali, che fanno il libro: quelle dei bambini.
L’avvio, lo racconta Mosca Mondadori nel testo che apre il volume, viene da una storia vera, quella di Vito Alfieri Fontana, imprenditore, produttore di mine antiuomo. Un giorno, una disattenzione: lascia sul sedile dell’auto il catalogo dei suoi prodotti. Lo trova il figlio di 8 anni, fa domande, ascolta. E poi chiede: «Insomma, papà, tu sei un assassino?». Poche parole che vanno nel segno: Alfieri Fontana riconverte la produzione dell’azienda e diventa volontario di Intersos nei Balcani, «cacciatore» di quelle stesse mine che un tempo produceva. Sentita la sua storia, Mosca Mondadori ha l’idea: un libro in cui i bambini, in particolare quelli che vivono in zone di guerra, parlino ai fabbricanti di morte, e ai capi politici, con la logica stringente dei loro 8, 10, 12 anni. Lo scrittore ne parla con Papa Francesco, che lo incoraggia a proseguire: «Avanti!». Da lì il progetto prende corpo, fino a diventare un libro.
Dentro, le lettere di bambini e ragazzi — testimonianze reali con nomi e dettagli a volte cambiati per ragioni di sicurezza — da cinque zone calde: Gaza, Myanmar, Repubblica democratica del Congo, Ucraina, Sud Sudan. Ogni luogo, un capitolo che si apre con una mappa e pochi punti chiave, per inquadrare il conflitto. Poi, le storie e le lettere. Lunghe, corte, raccontano tutte l’indicibile: vite stravolte, famiglie divise e sfollate, amici e parenti persi per sempre, catturati, uccisi. L’incapacità di comprendere quello che, in effetti, non ha una logica se non quella del profitto e del potere che travolge tutto, una logica che la parola dei bambini smaschera come i vestiti nuovi dell’imperatore.
I bambini, tutti, raccontano di quello che era prima — la scuola, la famiglia — e non c’è più: «È difficile descrivere come ci si sente quando si è sfollati e si è persa ogni cosa da un giorno all’altro. Non è più vivere una vita vera. Hai perduto tutto, non solo le cose materiali. È come se tutta la tua vita di prima fosse stata cancellata in un momento. Le cose più normali non esistono più e non sai cosa ti potrà succedere» (Ne Ling, 16 anni, Myanmar). La normalità cancellata è la festa dei 5 anni di Natalia, saltata perché i russi bombardano la sua città, in Ucraina: «Io piangevo per la paura, ma anche per la delusione. Ero così eccitata per la mia festa e invece mi trovavo in una cantina buia e fredda». È la scuola di Margareth, 14 anni, birmana: «Ma perché devo studiare sotto gli alberi e senza un riparo? Perché non posso andare a scuola per imparare davvero, con dignità, e vestirmi decentemente?». È il destino di chi, catturato, è obbligato a imbracciare le armi: i bambini soldato. Di Love, rapita dai guerriglieri in Congo: «C’era solo la guerra. E io ero stata rapita, portata in una foresta, costretta a combattere e ridotta a schiava. Avevo 14 anni e volevo morire».
Storie che non possono non colpire. L’idea degli autori è proprio questa: «Regalare il libro ai consigli di amministrazione delle aziende produttrici di armi così che possano ascoltare anche loro la voce dei bambini che chiedono: perché?». Non solo: far nascere, a partire dalle testimonianze del libro, un portale dove far confluire lettere di bambini che vivono in guerra ma anche in pace, «magari i nostri stessi figli e gli alunni delle nostre scuole». Con le storie e i disegni dei loro coetanei, le mappe, i materiali e gli spunti di riflessione il libro fa da punto di partenza per ragazzi e insegnanti che vogliano conoscere, ragionare, denunciare. «Il mio messaggio a coloro che causano la guerra è che noi vogliamo la pace. Non vogliamo altri problemi. Vogliamo un futuro». Julia, 12 anni, Sud Sudan.
Il libro e l’incontro a Milano«Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi» di Arnoldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi e Cristina Castelli esce il 19 febbraio per Il Battello a Vapore (pp. 160, euro 14,50). Il libro sarà presentato il 14 febbraio alle 12 all’Università Cattolica di Milano. Dopo i saluti del rettore Elena Beccalli e l’introduzione del cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, gli autori dialogheranno con don Paolo Alliata, vicario della parroc-chia dell’Incoronata e scrittore. Modera Giangiacomo Schiavi.
10 febbraio 2026 (modifica il 10 febbraio 2026 | 16:18)
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