Per una genitorialità «assistita»
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Per una genitorialità «assistita»

Lunedì 9 febbraio 2026
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I consigli della Consulta «Cortile dei Gentili»: uno psicologo nel team delle PMA

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Per una genitorialità «assistita»

Giuliano Amato | 9 febbraio 2026

I consigli della Consulta «Cortile dei Gentili»: uno psicologo nel team delle PMA

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Sono grato al Corriere della Sera, che mi ha offerto l’opportunità di presentare sulle sue colonne il lavoro che la Consulta scientifica del Cortile dei Gentili ha dedicato al tema della genitorialità attraverso la procreazione medicalmente assistita (PMA). È un agile volumetto, intitolato Padri, madri, figli, che esamina i problemi che pongono a se stessi e ai nascituri quanti ricorrono alla tecnologia per avere dei figli.
Intendiamoci, la finalità non è critica. Nascono così pochi bambini che la genitorialità va comunque incoraggiata. Il tema da noi sollevato è che qui ci si immette in un percorso che ha conseguenze a cui non si è preparati e poi non si sa come affrontarle. Tanto più che si è vittime del processo psicologico che prevale in noi tutte le volte che facciamo una qualunque cosa attraverso un percorso tecnologico: ci infiliamo dentro, pensando unicamente al superamento dei passaggi che abbiamo davanti, in vista del risultato. Qui il processo è medico, altrove è informatico, ma il rischio è che non si percepisca abbastanza la differenza. Attenti, fare un figlio non è come stampare un oggetto in 3D.

Intanto, la donna che si sottopone alla PMA, si sottopone a un processo che può diventare per lei frustrante, se segnato da ripetuti tentativi senza successo. In lei il desiderio di maternità può trasformarsi in un bisogno spasmodico senza risposta. È un rischio che può farle male se lo affronta da sola e il medico può non bastare ad aiutarla. E poi perché lo vuole? Per un autocompletamento o per dedicarsi alla creatura che verrà? Col che si entra nelle questioni che potranno toccare appunto tale creatura. Le più semplici riguardano la fecondazione omologa di coppie, oggi sempre più frequenti, che ritardano l’attuazione del loro progetto genitoriale sino a quando non si sono sistemate. E arrivano a volte sino ad oltre i 40 anni. Lo sanno che così rischiano di dare ai loro figli dei genitori con attitudini fisiche e psicologiche crescentemente di nonni? Sanno che cosa questo può comportare? Ci sono poi le questioni più complesse, poste dalla fecondazione eterologa, che immette una terza figura, il donatore, nella vicenda. Il bambino nascerà con una identità comunque segnata da questa diversità: si eviterà la prima domanda che ci si pone alla nascita (a chi somiglia?) , ma col passare dal tempo si porrà il problema se informare o no il figlio. Lo si dovrà fare, se non altro a tutela della sua salute (non c’è anamnesi senza conoscenza dei genitori). E occorrerà saper rispondere alle sue domande (ma è davvero mio padre? E sono miei fratelli e sorelle gli altri per la cui nascita ha donato il suo seme?).

Non tutti la pensiamo allo stesso modo davanti a questi fenomeni. Ferma per tutti, o quasi tutti, è la barriera contro la maternità surrogata, che già la Corte Costituzionale definì una grave e inammissibile offesa alla dignità della donna. Per il resto, ce li troviamo di fronte ogni giorno e ogni giorno ci preoccupiamo di assicurare comunque ai bambini che arrivano la migliore tutela possibile. Ecco, c’è una tutela indiretta che noi qui proponiamo. Ci sia sempre, nel team a cui è affidata la coppia nel percorso della PMA, una efficace assistenza psicologica. Non c’è nulla di male se chi decide di diventare genitore, quando è possibile, viene aiutato ad esserlo. Può solo uscirne come un genitore migliore.

9 febbraio 2026 ( modifica il 9 febbraio 2026 | 21:12)

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