C'era una volta un luogo sicuro: la scuola
Era anche concepito così: genitori e nonni erano tranquilli. Oggi non vi è solo insicurezza fisica, vi è anche disagio
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C'era una volta un luogo sicuro: la scuola
Giancristiano Desiderio | 9 febbraio 2026Era anche concepito così: genitori e nonni erano tranquilli. Oggi non vi è solo insicurezza fisica, vi è anche disagio
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Una volta entrare a scuola era cosa semplice e naturale come bere un bicchier d’acqua: cartella, libri, quaderni, una merenda e via. Oggi entrare a scuola è diventato difficile: amuchina, mascherina, termometro, borraccia, bottiglia, telefonino, perquisizione, metal-detector.
La scuola non solo era un luogo sicuro, era anche un luogo concepito come sicuro. I nonni erano tranquilli quando chiedevano al figlio dove fosse il nipote e si sentivano rispondere «è a scuola» perché davano per scontato che a scuola si era in un luogo protetto.
Oggi, invece, subentra la preoccupazione perché a scuola vi sono aggressioni, prepotenze, violenze e perfino la morte ha fatto il suo ingresso a scuola.
Non vi è solo insicurezza fisica — sia per il corpo degli studenti sia per il corpo docente —, vi è anche disagio.
L’ansia, il panico, le nevrosi sono tutti sintomi di un malessere al quale si risponde non con la scuola stessa ma con lo «sportello» dello psicologo. Le cronache scolastiche — che già di per sé sono una stranezza giacché la vita della scuola ha sempre riguardato più la letteratura che il giornalismo — non si riversano più nella cronaca bianca bensì nella cronaca nera. La scuola di massa, che non è stata mai realmente riformata ma ha conosciuto solo provvisorie sperimentazioni diventate nel tempo definitive perché in Italia, come diceva Prezzolini, nulla è più definitivo del provvisorio, è ormai una scuola sotto assedio: si ritiene che debba essere come la società mentre deve — dovrebbe — essere migliore della società. Salvatore Valitutti diceva che la società vuole che la scuola sia facile ma rendendo tutto facile la scuola si è snaturata e tutto è diventato difficile, se non inutile.
Certo, la scuola non è su Marte, è tra noi ma se non è un’isola non può essere nemmeno una piazza o una strada o una periferia.
Cosa dovrebbe essere? Un’oasi. Un luogo che è nel mondo ma è riparato dal mondo per prepararsi ad affrontarlo.
9 febbraio 2026
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