Luca Marinelli, dopo Mussolini aggancia Calvino: «Le mie Cosmicomiche teatro delle meraviglie»
Corriere della Sera - Cultura

Luca Marinelli, dopo Mussolini aggancia Calvino: «Le mie Cosmicomiche teatro delle meraviglie»

Lunedì 9 febbraio 2026
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Dal successo della serie tv M alle tavole del Teatro Carignano dove l'attore romano porta in scena dal 10 febbraio «La cosmicomica vita di Q»

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Luca Marinelli, dopo Mussolini aggancia Calvino: «Le mie Cosmicomiche teatro delle meraviglie»

di Luca Castelli

Dal successo della serie tv M alle tavole del Teatro Carignano dove l'attore romano porta in scena dal 10 febbraio «La cosmicomica vita di Q»

Dopo esser sceso agli inferi con il tragi-grottesco M, Luca Marinelli torna a riveder le stelle con il cosmicomico Q. In un’ideale mappatura dell’alfabeto italiano del Novecento, l’attore romano sveste i panni di Benito Mussolini — indossati in tv in M. Il figlio del secolo, la serie tratta dai libri di Antonio Scurati — e si trasforma in Qfwfq, impronunciabile protagonista delle Cosmicomiche di Italo Calvino, nello spettacolo La cosmicomica vita di Q da stasera 10 febbraio al Teatro Carignano.

Per Marinelli l’impegno è duplice (sua è anche la regia) e il salto letteralmente cosmico. Perché se in «M» l’obiettivo era puntato su un periodo d’importanza cruciale per la storia del nostro Paese, ma dal respiro temporale in fondo limitato, un ventennio o giù di lì, con «Q» si viaggia senza confini, affrontando l’infinita estensione dell’universo. «Q è un personaggio senza tempo, che ha assistito a tutto dai tempi del Big Bang sino a oggi», aveva spiegato Marinelli la scorsa estate a Spoleto, in occasione del debutto dello spettacolo al Festival dei Due Mondi. «La storia che vogliamo raccontare noi si svolge durante l’ultima notte del pianeta Terra, per come lo conosciamo».

Scritti tra il 1963 e il 1964, i racconti delle Cosmicomiche segnarono per Italo Calvino l’aggiunta di un nuovo e decisivo ingrediente nella sua ricetta creativa: la scienza, declinata e intrecciata con la fantasia surreale, la sensibilità per il fantastico, la leggerezza e l’umorismo tipici dell’autore. Un elemento che entra in vibrazione naturale — e molto torinese — anche con il curriculum marinelliano, in particolare con quel film che sedici anni fa ne rivelò al grande pubblico volto e talento, La solitudine dei numeri primi, altra intensa storia di matrice letteraria (da Paolo Giordano) in bilico tra fragilità umana e astrazione scientifica.

Più che solitario, Qfwfq appare però soprattutto smemorato: ha visto tante cose incredibili — dalla formazione della Via Lattea alla nascita della Luna — ma le ha dimenticate tutte. Un po’ come accade a ciascuno di noi, anche se nel nostro caso a finire nell’oblio è materiale meno eccitante, tipo la trama di un film visto la settimana scorsa o i contenuti scivolati davanti ai nostri occhi nell’ultima scorribanda sullo smartphone. Nella fatidica ultima notte, a cercare di aiutare il cosmicomico eroe a ricordare il suo passato «e a salvare così la memoria del mondo» sarà un gruppo di amici. E proprio alcuni amici sono quelli che nel 2024 hanno raccolto la sfida di Marinelli, «accettando di far parte del progetto senza avere nulla di scritto, solo fidandosi di qualche mio racconto». 

Il cast comprende Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Gabriele Portoghese e Gaia Rinaldi, la drammaturgia è di Vincenzo Manna, la co-regia di Danilo Capezzani, scene e luci di Nicolas Bovey, costumi di Anna Missaglia, suono di Hubert Westkemper e le musiche originali di Giorgio Poi. Oltre che sul palco del Carignano — dove è prevista una recita al giorno fino al 22 febbraio, con unica sosta per ricaricare le batterie lunedì prossimo — il pubblico potrà incontrare Marinelli e gli attori della compagnia in un appuntamento del ciclo «Retroscena», domani alle 17.30 al Circolo dei lettori e delle lettrici, in dialogo con Mariapaola Pierini (ingresso libero fino a esaurimento posti).

«Approcciando le Cosmicomiche, siamo partiti dal profondo senso di libertà e di gioco che il meraviglioso testo originale ci ha ispirato», dice Marinelli. «Per me Calvino è stato un lampo, capace di accendere magneticamente un interesse nuovo, magari mai provato fino a quel momento. Ricordo viva la sensazione del primo giorno in cui lessi La distanza della Luna: nella mia testa era già un teatro delle meraviglie».

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